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CULTURA
Castelli di
vetro
...nei quali sono ospitati magnifici e
inediti esemplari di questo affascinante stato della materia a metà
tra solido e liquido
Sembra che nel 1626 l'olandese Peter Minnit abbia comprato l'isola
di Manhattan dagli indiani per ventiquattro dollari in perle di
vetro. Di queste perle, nel Settecento, le vetrerie di Murano ne
sfornavano 19mila chili alla settimana, in gran parte destinate al
mercato estero; usate come denaro, baratto, amuleti, furono
ampiamente utilizzate dagli europei per il commercio con gli
indigeni nelle terre coloniali di tutto il mondo.
Un carico di perle e vetri cinquecenteschi recuperati nei fondali
croati, collane vitree destinate al mercato africano, il flauto in
vetro di Napoleone recuperato dagli inglesi dopo la battaglia di
Waterloo, sono soltanto alcuni esempi degli oltre settecento
oggetti esposti al Castello del Buonconsiglio e a Castel Thun per
la mostra L'avventura del vetro dal Rinascimento al Novecento
tra Venezia e mondi lontani.
Aperta al pubblico il 27 giugno, vi resterà fino al 7 novembre 2010
in "gemellaggio" con Venezia e il Museo del Vetro di Murano, che le
ha concesso in prestito centinaia di pezzi, per la maggior parte
inediti. Alla collezione dell'ufficiale asburgico Taddeo de Tonelli
si devono invece due magnifici oggetti rinascimentali, unici al
mondo per bellezza, rarità e valore: un piatto e un calice con
decorazioni a smalto che, assieme ad altre numerose e preziose
testimonianze, consentiranno di approfondire l'affascinante tema
della storia della produzione del vetro veneziano e dei suoi
approdi in terre lontane.
Grazie a queste istituzioni e ad altre collezioni pubbliche e
private, sarà possibile così focalizzare lo sguardo sulle
molteplici applicazioni del vetro, materia straordinariamente
duttile e versatile, tra le più antiche e misteriose inventate
dall'uomo. Anzi, a voler essere più precisi, come scrive il
curatore della mostra Aldo Bova, il vetro non «ha una formula
chimica determinata, ma è uno stato della materia, a metà tra
solido e liquido. Richiede competenze tecnologiche superiori a
quelle necessarie per fondere i metalli o per comporre e lavorare
la ceramica, ma nello stesso tempo è possibile realizzarlo
dovunque, poiché c'è bisogno solo di sabbia di fiume e cenere di
piante. La sua misteriosa e meravigliosa trasparenza può arrivare
alla purezza assoluta del cristallo di rocca o può assumere le più
varie colorazioni, grazie all'aggiunta di ossidi metallici, nel
passato sotto forma di ruggine (la migliore era quella delle ancore
rimaste anni in fondo al mare), tartaro delle botti che avevano
contenuto del vino rosso, ossa macinate, o altri strani materiali
il cui segreto si tramandava di generazione in generazione nelle
famiglie dei vetrai».
Il percorso della mostra si snoda lungo i prestigiosi ambienti di
Castello del Buonconsiglio a Trento e le magnifiche sale di Castel
Thun in Val di Non, da poco riaperto al pubblico dopo un lungo
restauro. Magnifica dimora principesca, Castel Thun, che conserva
ancora gli arredi originali, una ricca pinacoteca e preziose
collezioni d'arte, oltre a rappresentare un luogo molto
significativo per la storia del principato vescovile, è tra i più
interessanti esempi di architettura castellana (al bel palazzo
signorile circondato da giardini unisce un complesso sistema di
fortificazioni) e annovera, tra gli aspetti più affascinanti, il
fatto che non ha mai smesso di essere abitato, divenendo nel tempo
specchio degli esponenti del casato.
I vetri della sua collezione, prevalentemente di produzione
ottocentesca, rispondono coerentemente ai mutamenti di gusto. A
quelli in cristallo boemo e inglese, liscio o adornato con sottili
incisioni, a un certo punto vengono preferiti vetri decorati con
profondi intagli o l'uso di smalti policromi, secondo quanto
imposto dallo stile Impero.
L'avventura del vetro è stata suddivisa in diverse
sezioni: dalla lavorazione del vetro all'individuazione e
preparazione delle materie prime, ai vetri da tavola, da
illuminazione, da spezieria. Vengono illustrati, inoltre, aspetti
salienti della tecnica e degli stili risalenti a quando, nel
Rinascimento, le officine muranesi influenzarono la storia del
vetro europeo grazie anche alle nuove scoperte del cristallino, del
lattimo e del calcedonio.
Di grande suggestione gli apparati scenografici allestiti nelle
sedi della mostra: il visitatore, infatti, oltre che nell'enorme
fornace, potrà entrare nel ventre di una nave cinquecentesca
affondata a Gnalic e vedere i reperti affiorare dall'acqua. Il
relitto, che qui viene ricostruito, è uno dei giacimenti
sottomarini meno noti e, allo stesso tempo, più interessanti del
Mediterraneo. La sua importanza è dovuta non solo alla quantità e
qualità della merce e dell'artiglieria rinvenutevi, ma anche al
grado di conservazione dei reperti in materiale organico. Il
livello di preservazione del legno e delle stoffe è eccellente,
mentre ben poco rimane dello scafo; si tratta inoltre dell'unico
relitto scoperto nel quale vi sia una collezione di vetri muranesi
tanto sorprendente. Del carico facevano parte 2.500 oggetti di
vetro, suddivisi in perle di vetro, vetri cavi e vetri piatti,
ossia bicchieri, bottiglie, ampolle, fiaschette, boccali, vasi,
ciotole e piatti di fattura tipicamente muranese.
Come racconta Aldo Bova nella presentazione della mostra, fin dalla
preistoria l'uomo ha saputo produrre e utilizzare il vetro per le
più diverse funzioni. Agli inizi lavorava piccoli oggetti molto
colorati, usati per adornare il corpo o legati ad impieghi
religiosi: oggetti in vetro sono stati trovati nelle tombe, di ogni
epoca e di ogni luogo, dal sud America fino al Giappone,
dall'Africa fino alla Siberia. Successivamente, quando i Romani
capirono che il vetro poteva essere soffiato, come una bolla di
sapone, si crearono contenitori adatti ai più disparati usi:
bicchieri, bottiglie, brocche. Da quel momento, il vetro divenne il
protagonista delle tavole, da quelle più umili a quelle
reali.
La mostra L'avventura del vetro presenta una raccolta
stupefacente di oggetti, molti dei quali esposti per la prima volta
al pubblico: quelli raffinati e preziosi realizzati a Murano, ma
anche i recipienti usati per la diagnosi e la cura delle
malattie.
Nell'esposizione è anche possibile seguire la storia delle piccole
ma preziose perle di vetro, nate per comporre collane e rosari, e
diventate nel tempo moneta di scambio.
A questo percorso cronologico si aggiungono poi i rarissimi e
microscopici ritratti degli eroi del Risorgimento realizzati da una
famiglia di muranesi, i Franchini; alcuni preziosi strumenti
musicali interamente in vetro, tra i quali il già citato flauto di
Napoleone; una sezione legata alle formule segrete con le quali
alcune famiglie di artigiani riuscivano ad ottenere vetri dai
colori incredibili, intorno ai quali i governanti combattevano vere
e proprie guerre di spionaggio (come il famoso segreto del
cristallo muranese del 1450, quello del vetro rubino, degli specchi
al mercurio). Nel mese di agosto, tra le iniziative collaterali
alla mostra, ogni giorno, verrà proposto lo spettacolo teatrale
Glass, messo in scena da L'Uovo Teatro Stabile di
Innovazione de L'Aquila.
L'idea portante è quella di fusione: di linguaggi, di spazi e di
espressioni artistiche, a partire dallo studio e dalla
visualizzazione dei quattro elementi fondamentali: aria, acqua,
terra e fuoco, componenti basilari di ogni ecosistema, e dei
complessi meccanismi che li governano. Il percorso drammaturgico e
spaziale dello spettacolo, assicurano gli ideatori, immetterà e
guiderà lo spettatore in una rarefatta e trasparente
atmosfera... |
Claudia Colombera
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