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I limoni di Camilleri

Sono gli agrumi siciliani per eccellenza. Gialli, come i romanzi del mistero e del delitto. Aspretti, solleticano e pizzicano come un motto di spirito. Non ci viene in mente qualcuno?

Altro mese, altro libro. Dal primo posto della classifica è sceso Il nipote del Negus, di cui abbiamo parlato nel numero precedente. E chi è salito?, vi chiederete. Ma un altro Andrea Camilleri, naturalmente! Si tratta in questo caso de La caccia al tesoro, ultimo capitolo della serie che vede come protagonista il commissario Salvo Montalbano. Un titolo giocoso, che ben si addice al carattere del Nostro, ma dietro il quale si cela una trama tutt'altro che allegra. La vicenda ha inizio in una giornata come tante, con un Commissariato di Vigàta immerso in un insolito torpore. Fra un Catarella che annaspa nella ricerca di improbabili soluzioni enigmistiche e un Montalbano che legge Simenon (Maestro del Maestro?), ma sfoglia pure la Domenica del Corriere. Basterebbe la noia, ad ammazzare tutti, ma ci sta forse pensando qualcun altro.

Qualcosa sta accadendo, in un luogo non lontano. Qualcosa che è destinato a strappare dirigente e componenti del sonnolento ufficio alla loro quiete. Un caso insolito, ancor più… del solito. Nella casa dei fratelli Gregorio e Caterina Palmisano, in pieno stato di abbandono e gonfia di crocifissi sino a scoppiare, viene ritrovata una bambola gonfiabile priva di un occhio e molto malconcia. Qualche giorno dopo ne viene ritrovata un'altra, in un cassonetto di Vigàta, e il funzionario comincia a sentire puzza di bruciato. La puzza non è una novità, dalle parti dei cassonetti, ma il punto è che negli stessi giorni egli inizia a ricevere lettere anonime, che contengono le istruzioni per una strana caccia al tesoro.

L'uomo è curioso, si sa, e in quanto tale… s'incuriosisce. L'uomo è caparbio, si sa pure, e in quanto tale… s'incaparbisce? Mah. Insomma, andando avanti a risolvere indovinelli e sciarade, capisce che qualcosa di oscuro si cela dietro quel gioco, ed è necessario andare a fondo. Nel frattempo è scomparsa una ragazza, e il commissario si mette a seguire le sue ultime tracce, che si perdono verso un misterioso lago. È allora che gli arriva l'ennesima lettera, inquietante quanto basta. Ma noi qui chiudiamo la pagina, pronti a riaprirla se qualcuno vuole che sveliamo il finale del giallo. E andiamo a intervistare, pardon: a interrogare, l'Autore del medesimo.

Maestro, per una volta ha deciso di mettersi a giocare?
«Per una volta? Il mio è sempre un gioco! In ogni episodio delle avventure di Montalbano c'è un enigma da sbrogliare, che impegna in prima battuta me che scrivo, di seguito i miei lettori».

Innegabile. Ma come la risolviamo, questa Caccia al tesoro?
«Non è un problema mio. Io la mia parte l'ho fatta, e ora parto per le vacanze».

Giustissimo. Ma prima, fra una valigia e un borsone, ci concede un'anticipazione?(Rima involontaria, sia chiaro). È vero che Montalbano muore, alla fine di questa storia?
«Assolutamente no. Sarebbe la morte del suo autore. Montalbano è Salvo, ve lo garantisco. Lo dice il suo stesso nome».