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Paese che vai, caserma che trovi

Cefalù

Perla verde del Tirreno, meraviglia del creato, stella del mare. Tutte I carabinieri della Compagnia di Cefalù le definizioni sono buone per questa cittadina a metà strada fra Palermo e Messina, che col suo porticciolo, le sue spiagge e il caratteristico borgo marinaro costituisce una delle mete turistiche più rinomate della Sicilia e d'Italia.
Parliamo di Cefalù, località al centro di molte leggende, che la vorrebbero popolata nell'antichità dai Giganti, discendenti di Noè, oppure fondata dai Sicani nel terzo millennio. Avanti Cristo, certamente, più o meno cinquanta secoli fa!
Sarebbero stati i Fenici a chiamarla "promontorio di Ercole", e il mito vuole che l'eroe vi sia passato per costruire un tempio dedicato a Giove.
Il suo panorama è inconfondibile. Case e strade dominate da una roccia che, a dire di Servio, avrebbe forma umana, e non sarebbe che Dafni, primo esponente della poesia pastorale, reso cieco e trasformato in pietra dal padre Mercurio.
Kephaloidion, questo il nome greco della città, fu alleata dei Cartaginesi. La conquistarono i Siracusani, quindi fu presa dai Romani. A quel periodo risale il nome latino, Cephaloedium.
Vi saranno molte altre dominazioni: dall'Impero Romano d'Occidente ai Vandali e ai Goti, dall'Impero d'Oriente agli Arabi e ai Normanni. Una successione di razze e di genti che si vede ancora, nei volti dei cefaludesi, nei loro colori, nei lineamenti marcati.
Anche l'architettura cittadina presenta molteplici tracce. Dell'epoca bizantina si conservano alcuni resti di fortificazioni. Poco, se non nei costumi locali, ricorda la conquista araba, che avvenne nell'858 e cambiò il nome del paese in Gafludi.
Ben diverso il discorso per quanto riguarda i Normanni. A questi ultimi si deve la riconsegna del feudo alla Cristianità, e al re Ruggero II, in particolare, la magnifica Cattedrale, costruita per sciogliere un voto. Nelle acque di Cefalù il sovrano scampò a una terribile tempesta, e in quel luogo fece erigere la Basilica. Essa risale al 1131, ed è uno dei monumenti più importanti dell'isola.
Dopo la morte di Federico II (1250), la città passò da un feudatario all'altro, fino a quando, nel 1451, venne definitivamente riscattata dal Vescovo. Con l'avvento del Viceregno Spagnolo, seguì un periodo di relativa stabilità.
Cefalù giocò un ruolo importante nella lotta contro i Borboni. Nei moti rivoluzionari del 1856 si distinsero diversi patrioti del centro. Finirono tutti ai lavori forzati, a parte Salvatore Spinuzza che, per via del suo ruolo di capo della guerriglia, venne fucilato.
Rapidi gli eventi che riguardano la Spedizione dei Mille. Nel maggio 1860 Garibaldi sbarcò a Marsala, in pochi giorni raggiunse Palermo. Il 2 giugno 1860, con Enrico Piraino Barone di Mandralisca, la Deputazione di Cefalù emise un proclama a suo favore. Due anni dopo, il 5 luglio 1862, quando tutto il Sud era ormai parte del Regno d'Italia, l'Eroe dei due mondi tenne un discorso proprio a Cefalù, dal balcone della Casa Comunale. Tuttora ricorda l'evento una lapide posta sul lato di Corso Ruggero.
Dopo tanta storia, il presente. Lo incarna il capitano Enrico Vecchio, che a dispetto del cognome è un giovane di 30 anni. Di origine napoletana, è al comando della locale Compagnia dal settembre 2008. «Qui mi trovo molto bene», esordisce, «Cefalù è un posto bello e vivibile».
Il territorio, che si snoda lungo la costa tirrenica ma ha subito a ridosso le Madonie, è interessato dal turismo durante l'intero arco dell'anno. «Nella zona di Isnello», racconta il Comandante, «ci sono strutture ricettive montane, e a breve distanza si trovano gli impianti sciistici di Piano Battaglia».
Un flusso turistico costante, che s'incrementa però d'estate, facendo lievitare di pari passo gli interventi e le chiamate alla Centrale Operativa.
«Presso la Compagnia è attestato il numero di pronto intervento 112», ci spiega il capitano Vecchio, «che risponde per tutto il circondario madonita, compresa una parte della provincia di Messina».
Nei fine settimana estivi, inoltre, vi è l'apertura di diversi locali notturni, che si trovano sul lungomare e in altri centri del territorio. Un impegno notevole per le 120 unità che costituiscono l'organico della Compagnia: dieci Stazioni in tutto, più il Nucleo Operativo e Radiomobile, retto da un ufficiale.
«Abbiamo complessi turistici di vaste dimensioni», aggiunge il Comandante, «come un villaggio Valtur nel territorio di Finale di Pollina, che registra sempre molte presenze».
E accanto a quelle tradizionali, apprendiamo, sorgono nuove e interessanti forme di turismo. Il vicino centro di Castelbuono, ad esempio, negli ultimi anni ha avuto un'espansione economica importante. Sono sorti agriturismi, si è sviluppata un'area d'interesse sotto il profilo enogastronomico.
Il Comando non è esente da fenomeni di criminalità organizzata: hanno una struttura consolidata le cosche mafiose delle Madonie, che estendono le proprie propaggini sino alla costa.
I reati più frequenti, comunque, sono quelli predatori: furti nei villini, soprattutto, considerato che essi in buona parte, durante l'anno, restano disabitati e che si trovano in zone piuttosto isolate.
«Il contrasto di questi delitti non è semplice», ammette il capitano Vecchio, «è un inseguimento continuo. Abbiamo un impegno elevato anche per il traffico di droga. Nella zona arrivano molti giovani, dunque il fenomeno è presente, c'è un certo consumo. In più nel territorio si trova la deviazione autostradale di Bonfornello, che lo rende una sorta di crocevia fra la provincia di Palermo e la Sicilia orientale».
Il territorio, come notiamo, è caratterizzato da una viabilità importante. «E anche questo, naturalmente, è fonte di attivazioni di vario tipo. Si verificano periodicamente episodi di guida in stato di ebbrezza, che ci inducono a svolgere frequenti controlli».
Ultimo settore d'intervento i reati ambientali. «Siamo impegnati per l'individuazione di discariche abusive e per il contrasto del deposito illegale dei rifiuti tossici, speciali o pericolosi».
Diversi problemi, a quanto pare. Tranne quello di annoiarsi.
Roberto Riccardi