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Tra guanti e cappe

Fino al prossimo 19 settembre negli splendidi spazi del Filatoio di Caraglio sarà possibile ripercorrere un affascinante momento della moda italiana degli anni Venti

È l'immagine di una giovane e raffinata donna che invita a visitare il suo elegante armadio ad aprire la mostra: Moda negli anni Venti. Il guardaroba di una signora torinese, allestita presso il Filatoio di Caraglio (Cuneo) dal 19 giugno.

Il palazzo sede del Filatoio di Caraglio (CN) Abiti da giorno, da pomeriggio, da sera, da ballo, biancheria, ovviamente tutto su misura, ma anche accessori coordinati: guanti, cappelli, monili e quanto di altro necessitava ad una sofisticata e discreta signora dell'epoca. Una donna agiata, attenta alle proposte della vicina città universale della moda, Parigi, ma tutt'altro che insensibile a quanto offriva Torino.

Considerata infatti la "capitale della moda" in Italia dopo la consacrazione all'Esposizione del 1911, Torino negli anni Venti diviene sede di una produzione che dalla fine dell'Ottocento è, a vari livelli, una delle componenti più rilevanti, e ancora poco investigate, nel panorama del mondo del lavoro e della realtà economica e commerciale della città. Grazie ai suoi rapporti privilegiati con la capitale francese, alla trasmissione immediata delle novità, all'acquisizione diretta di modelli e tessuti e ad un'altissima qualità di mestiere, la moda torinese può vantare in quegli anni una clientela diffusa in tutta Italia. Nasce allora quella grande tradizione che porterà a fissare proprio nel capoluogo piemontese, nel 1935, la sede dell'Ente Nazionale della Moda. Da tale premessa si capisce dunque come fosse veramente un guardaroba di classe quello che potevano vantare le signore dell'epoca; lussuoso, ma al contempo raffinato e discreto: niente colori chiassosi, ma molte tinte unite, scarpe con tacchi rigorosamente di media altezza e decorazioni all'insegna della sobrietà.

Non è stato comunque facile recuperare, nella sua completezza, tutto ciò "che si deve avere" per ogni occasione e momento della giornata. Anna Bondi, la curatrice della mostra, c'è riuscita riunendo i capi (circa quaranta con tutti i loro accessori) oggi conservati in parte presso la Galleria del Costume di Palazzo Pitti a Firenze e in parte presso la Raccolta dell'Istituto Statale d'Arte "Aldo Passoni" di Torino (unica in Italia a livello di istituzione scolastica), a cui sono stati aggiunti pezzi provenienti da proprietà private.
Nella rassegna allestita al Filatoio di Caraglio un percorso tematico si sviluppa intorno alle grandi varietà di fogge degli abiti e alle nuove tecniche sartoriali nate in quegli anni.

La scelta è stata quella di raggruppare e illustrare le tipologie e le caratteristiche creative e formali che accomunavano i vestiti del periodo, i quali, pur legati alle diverse occasioni sociali e della giornata, di volta in volta si adattano a quelle tipologie e le reinterpretano.

Fin dalla prima sala del percorso espositivo appare evidente la rivoluzione che gli anni Venti portano all'abbigliamento femminile. Ne esce di fatto una nuova immagine della donna: non ha più il busto, i capelli diventano corti, le gonne dalle linee sciolte e diritte si adattano ad una signora che viaggia, fa sport, guida l'automobile. Dopo il primo conflitto mondiale c'è un nuovo ruolo che il gentil sesso sta assumendo nella società: è un significativo cambiamento che nel campo della moda determina un momento di impulso creativo e di innovazione senza precedenti.

Dunque si comincia dal mattino, quando inizia un nuovo giorno e bisogna scegliere che cosa indossare. A partire dalla rinnovata biancheria, con sottovesti lineari o a calzoncino, di crêpe di seta su cui scivola dolcemente l'abito, o il sottabito, confezionato nel medesimo tessuto del vestito da giorno. Tra gli accessori non mancano mai i guanti (lunghi da pomeriggio e sera, corti da giorno o senza dita per guidare l'automobile), le scarpe scollate di pelle o tessuto, ma sempre su misura, le calze di seta colorate per far risaltare le gambe che ora non sono più nascoste dalle lunghe sottane.

Graziosissimi i cappelli a cloche, da calzare sopra i capelli alla maschietto e le piccole borse con il manico da polso. Bellissime le lunghe collane degli anni folli che oscillano, assecondando il movimento del corpo: una, in mostra, è a motivi geometrici di jais bianchi e neri, nel più puro stile Art Déco.

Si passa alla sala successiva e insieme alla nuova semplicità dell'abito diritto, a vita bassa, è accostata per analogia quella di un abito infantile, che richiama lo chemisier di seta della mamma. Nella decorazione degli abiti l'influsso orientaleggiante e quello collegato alle arti figurative è rappresentato da un raffinato mantello blu a ricami bianchi. Impazza, nei vestiti, la novità del taglio in sbieco: con la sua linea sinuosa e avvolgente, avrà un successo crescente, che continuerà negli anni Trenta. Questa tecnica permette di sfruttare l'elasticità del tessuto, abolire riprese e pinces, e d'infilare l'abito direttamente, senza aperture sul fianco. Ideale per un fisico che deve essere sottile e slanciato (in mostra un ancora attuale abito giallo "mais", con fibbia Art Déco e scarpe abbinate nel medesimo tessuto).

Nella terza sala abiti da sera e da mezza sera mettono in evidenza il gusto per l'effetto movimento, con orli a punta o asimmetrici, inserti o pannelli fluttuanti e avvolgimenti a drappeggio su linee diritte.

Capo indispensabile per una signora raffinata degli anni Venti è la cappa, corollario essenziale dell'abito da sera. Infinite sono le varianti proposte per materiale, lunghezza, ampiezza e decorazione: da quelle nere, più facili da portare, a quelle di crêpe, di seta laminata con inserti, bordi o fodera di pelliccia e con ampi colli alti o risvoltati. La loro forma mette in evidenza la qualità, la ricchezza e la nuova varietà dei tessuti impiegati: motivi geometrici, floreali od orientaleggianti impiegati a contrasto con le tinte unite per un effetto double-face.

Il taglio apparentemente semplice, il lungo cordone per la chiusura, l'effetto di avvolgimento, i giochi di luce dei tessuti accentuati dal movimento sono in sintonia con il gusto dell'epoca per una modernità essenziale e sontuosa e ne decretano il successo. Così la cappa veniva descritta dalla Gazette du Bon Ton, la rivista di moda più prestigiosa dell'epoca: "Sebbene quest'inverno si sembri ben decisi a portare mussole a fiori, e soprattutto quel crêpe indiano stampato e striato di filigrane luccicanti, tuttavia gli stampati sono stagionali e meglio si addicono all'estate, per le riunioni all'aperto e sui prati fioriti (...). La cappa scrigno valorizza sapientemente, con il suo effetto double-face, le finezze della preziosa statuetta crisoelefantina che di volta in volta avvolge e scopre…".

Nella sala finale una sfilata di abiti da sera ripercorre il gusto dell'epoca; materiali e motivi decorativi rivelano l'eclettismo delle fonti di ispirazione: dalle suggestioni orientali ai motivi naturalistici o geometrici realizzati con nastri, paillettes, strass e perline. Emblematici l'abito di tulle nero con orlo asimmetrico e busto decorato con un magnifico ricamo di strass, o quello tubolare di lamé argento con la sopravveste di tulle grigio ricamata.

Concludiamo parlando del colore: utilizzato in tutte le sfumature, dai toni più chiari a quelli più vivaci e vibranti. Il nero, secondo le proposte di Coco Chanel, si porta di giorno e di sera, ma è l'arancione o "Tango", come veniva chiamato allora, il nuovo colore à la page; solare e vitale, impazza sulle riviste di moda di tutta Europa.

Ed è con quel colore che si chiude la mostra: l'abito della bimba come quello della mamma, un cappello, un mantello da giorno con decorazione impunturata, un bellissimo vestito lungo di velluto con la fibbia di strass del 1934, stanno a dimostrare il successo che ebbe nell'arco di più di un decennio.

Claudia Colombera