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Quella voce indimenticabile

«Dammi tutto quello che hai». Quella frase era rimasta scolpita a lettere di fuoco, nella memoria della farmacista genovese che se l'era sentita rivolgere dal rapinatore che, alla metà di gennaio, aveva preso di mira il suo negozio, sottraendone un bottino di almeno 400 euro. Impossibile, per la donna, dimenticare quella voce, per quanto filtrata attraverso lo spesso passamontagna che ricopriva il volto dell'uomo che l'aveva minacciata con una pistola. Così, quando a distanza di un mese il rapinatore è tornato sul "luogo del delitto" - che a quanto pare era solo una delle quattro o cinque farmacie che in quel periodo aveva colpito con lo stesso metodo - quale semplice cliente, spinto dalla necessità di procurarsi dei medicinali, lo ha riconosciuto all'istante. E non ha mostrato solo una buona memoria, la dottoressa genovese: ha saputo anche usare tutto il suo sangue freddo per servire il trentanovenne come fosse un cliente qualunque, seguirlo fuori dalla farmacia e annotare la targa della piccola autocisterna con cui lo ha visto allontanarsi.

Una telefonata ai carabinieri della Stazione di Bolzaneto (Genova), al comando del maresciallo capo Giovanni Bianchi, ha fatto il resto: i militari liguri si sono infatti posti immediatamente alla ricerca dell'automezzo e, intercettatolo, l'hanno fermato e hanno portato il suo conducente in caserma. Vani i tentativi dell'uomo di negare l'evidenza, seguiti a breve dalla confessione. Né poteva evitare di ammettere le sue colpe, il rapinatore, che è risultato essere incensurato, separato, e soprattutto afflitto da gravi problemi economici: gli stessi che lo avevano spinto a indossare un passamontagna e ad impugnare una pistola giocattolo. I due ferri del mestiere, infatti, sono stati ritrovati dai carabinieri nell'abitazione dell'uomo. Tanto è bastato a incastrare definitivamente il malvivente, tradito dalla scia indelebile di paura lasciata in coloro che, quella pistola finta, se l'erano vista puntare contro.

La memoria ha giocato un ruolo fondamentale anche nell'arresto, da parte dei Carabinieri di un'altra Stazione genovese, quella della Portoria, di un giovane ecuadoriano fermato per furto. Si è ricordata di lui, infatti, e ne ha fatto una descrizione dettagliata, la studentessa cui l'uomo aveva rubato il computer portatile e la cui tesi di laurea, rimasta nella memoria del pc, ha permesso ai militari di risalire all'autore del furto. E non solo di quello: nella casa dell'uomo i militari della Portoria, guidati dal luogotenente Francesco Lo Vecchio, hanno trovato altra refurtiva, ancora un computer, una borsa, qualche cellulare, oltre a uno scooter parcheggiato sotto casa e risultato anch'esso rubato. Ma a incastrare definitivamente il malvivente, che dopo l'arresto era stato scarcerato per permettergli di stare vicino alla moglie incinta, è stata la testimonianza di una sessantanovenne da lui scippata a Genova Marassi. Si è dichiarata quasi certa di riconoscere il suo rapinatore, la donna, quando l'ha visto in fotografia. Di sicuro, però, ricordava l'abbigliamento: lo stesso con cui era stato fermato dai carabinieri. Ce n'era abbastanza, a questo punto, per chiedere e ottenere dal Procuratore aggiunto un provvedimento di fermo, mentre un pool di investigatori messo insieme dalla magistratura genovese continua a indagare su numerosi altri scippi avvenuti in città. Alla ricerca, forse, del borseggiatore seriale.