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Una rosa per tutte le mamme

Nel mese dei fiori e della Madonna, si festeggia anche la figura che più di ogni altra contribuisce a formare la personalità di ogni uomo e ogni donna, oggetto del primo, indimenticabile amore: quello per la madre

Pierre-Auguste Renoir, 'La Passeggiata' (1870,The Getty Center for the Arts, Los Angeles) Maggio è il mese del definitivo passaggio dalle stagioni fredde a quelle calde, dalla scarsità di luce delle giornate invernali e autunnali alla luminosità di quelle successive, della Primavera già inoltrata e dell'Estate incombente; il mese dei fiori, soprattutto delle rose, così fortemente simboliche della grazia femminile; il mese in cui la Chiesa celebra religiosamente il culto della Madonna, la madre di Cristo, ma anche quello in cui, in ogni parte del mondo, si festeggiano civilmente "le mamme". Ed è forse questo l'avvenimento più significativo, nella storia dell'umanità, di come la religione finisca, spesso, con incidere sui costumi sociali, trasformando un culto mistico, ultra-terreno, in una festa di tutti, fedeli e non, che coniuga la fede nell'Aldilà con le consuetudini della vita di tutti i giorni. Un connubio non raro, e che testimonia quanto siano state importanti, nella vita degli uomini, le religioni e i loro culti, e quanto le une e gli altri ne abbiano influenzato il cammino verso la Modernità e persino la stessa laica religiosità.

Del resto, lo stesso cammino che segna l'evoluzione, e il passaggio, dalla festa religiosa della Madonna a quella civile "delle donne", non è caratterizzato da una cesura formalmente datata fra il momento religioso e quello laico. È nata prima la festa religiosa della Madonna, o invece quella delle mamme? Se si risale ai primordi dell'uomo, alle religioni politeiste precedenti la comparsa del Cristianesimo e delle altre religioni monoteiste (Ebraismo e Islamismo), è nata prima la feste delle mamme. Ma sarebbe, comunque, sbagliato catalogarla come semplice festività civile; in quanto celebrazione della fertilità, era anch'essa, a suo modo, una celebrazione religiosa, fortemente impregnata com'era di una simbologia che, per quanto pagana, precedeva, e trascendeva, il dato mondano.

Se, invece, si colloca l'avvenimento in tempi a noi più vicini, ormai segnati dalla forte influenza della religione cristiana, se ne deve concludere che è nata prima la festa della Madonna. È infatti nel Settecento che, ad opera di due gesuiti - Annibale Dionisi, che nel 1726, nell'opuscolo Il mese di Maria ossia il mese di maggio consacrato a Maria con l'esercizio di vari fori e virtù ne suggerisce il culto; e Alfonso Muzzarelli che, nel 1786, firma un appello all'episcopato perché introduca la venerazione di Maria Vergine nel mese di maggio - che la festività diventa culto praticato dalla Chiesa e dai suoi fedeli.

Ma, d'altra parte, è soprattutto grazie all'attivismo di una pacifista e abolizionista della schiavitù - l'americana Julia Ward Howe - che, nel 1914, la festività religiosa si trasforma in "giorno della madre", ed è sempre negli Usa, ad opera del Presidente Woodrow Wilson, che, nel 1914, se ne fissa ufficialmente la data nella seconda domenica di maggio (in Italia la si è celebrata per la prima volta ad Assisi, nel 1957, ma, dall'originario 8 di maggio, la si è spostata alla seconda domenica dello stesso mese per farla coincidere con la festività americana; inoltre, il culto mariano è stato sanzionato dal Concilio Vaticano II, che ha posto la Madonna al centro del mistero cristiano e, infine, elevato a intensa e diffusa devozione popolare da Papa Giovanni Paolo II).

Per i non credenti, la "festa delle mamme" non è solo una ricorrenza popolare, da coltivare come tante altre della tradizione folcloristica; è anche, se non soprattutto, una manifestazione simbolica, anche se non sempre espressa in questi termini, dell'amore filiale, da parte del figlio maschio, per la genitrice, ben distinto da quello per il padre, che si celebra in altra data ma che è, innanzi e soprattutto, qualcosa di ben diverso.

Gli psicanalisti, in particolare quelli di formazione freudiana, catalogano spesso questo amore come "patologia" - peraltro, quasi esclusivamente riconducibile all'età infantile e alla prima giovinezza e superabile con la maturità sia fisica sia psicologica - con il ricorso alla mitologia, al mito di Edipo; l'ambiguo amore di questi per la madre Giocasta, tanto impregnato di inconsce pulsioni sessuali da trascinare il figlio all'omicidio del padre. Non di rado, infatti, tale patologico amore filiale per la propria madre è associato, anche in età adulta, a forme di profonda diffidenza, se non di inconscia paura e di manifesta repulsione, nei confronti delle donne in generale, viste come una sorta di usurpatrici - e come tali respinte - della madre.

Sulla scorta dello stesso "complesso di Edipo", dicono ancora gli psicanalisti che la definitiva maturazione - e la finale liberazione da tale complesso - di un giovane avviene, consciamente e più spesso inconsciamente, attraverso una metaforica e mentale "uccisione del padre", tramite la quale egli smette di vedere nel genitore un rivale nella competizione per l'amore della madre, e lo vede per quello che realmente è: il marito, il compagno di una donna, la propria madre, il cui ruolo non può che essere ben diverso da quello di un figlio. L'"uccisione del padre" - e la conseguente liberazione dal "complesso di Edipo" - coincidono, a questo punto, con la comparsa dell'interesse per le altre donne e, ciò che più conta, con la manifestazione di un amore diverso, psicologicamente più naturale e sotto molti aspetti persino più sano, da quello fino a quel momento coltivato per la madre.

Non di rado l'emersione del "complesso di Edipo" è associata alla presenza di madri allo stesso tempo fortemente autoritarie quanto esclusivamente possessive. La figura "dominante" della madre - in conflitto con quella del padre, o troppo remissivo o, all'opposto, troppo violento - finisce col risolversi in una forma di dominazione psicologica, oltre che affettiva, nei confronti del figlio, soprattutto se figlio unico, al punto da produrre in lui effetti di castrazione psicologica, e affettiva, che si traducono, poi, in labilità emotiva. Insomma, un caso, non infrequente, di un amore che può portare all'infelicità.

Naturalmente - anche se il fenomeno è tutt'altro che raro e, in ogni caso, non è trascurabile - la festa delle mamme è, in generale, solo, e per fortuna, una ricorrenza gentile e gioiosa. Anche per quei figli di madri che, ancorché autoritarie e possessive, non hanno riversato sulla propria prole un affetto così esclusivo da impedire loro, per eccesso di protezione, di fare quelle esperienze, anche dolorose, necessarie alla formazione del carattere. In quest'ultimo caso, la liberazione "dalla" madre si è verificata prima della metaforica uccisione "del padre", che non ha avuto, addirittura, neppure la necessità psicologica di avverarsi, tanto era superflua.

Ho amato mia madre e mio padre in eguale misura - forse, persino più mio padre di mia madre - proprio grazie alla sensibilità di quest'ultima. Che - abitavamo a Venezia, dove sono nato - non aveva esitato a "buttarmi sulla strada" da piccolo (non c'era pericolo di brutte avventure nei "campi" veneziani: al massimo c'era il rischio di sbucciarsi le ginocchia giocando a calcio o di essere multati dai vigili), dove le ho prese e date di santa ragione con i miei coetanei.

Festeggiamo, dunque, il maggio dedicato, oltre che alla madre di Cristo, a tutte le nostre madri. Ma facciamolo, però, anche con la consapevolezza di quanto l'eccesso di amore materno, e reciprocamente di quello filiale per la propria madre, possano essere persino pericolosi. Vogliamoci bene, insomma, ma con misura, se necessario persino con un pizzico di sana conflittualità. Litigare con la mamma fa bene alla salute psicologica di entrambi, cementa l'amore, nel rispetto delle personalità di entrambi e, perché no, della figura del padre. Auguri allora a tutti: madri, padri, figli. E che Dio ci benedica.
Piero Ostellino