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ATTUALITA'
Non lasciamoli
soli
Con l'estate che si avvicina, si torna
a parlare di abbandono di animali domestici. Un fenomeno
fortunatamente in declino, complici i rischi di denuncia penale in
cui incorre chi compia un simile gesto
Ci hanno fatto tenerezza e compagnia
per tutto l'inverno, riscaldandoci
il cuore con il loro affetto, la loro devozione incondizionata. Ma
ecco che, con l'arrivo della bella stagione, coloro ai quali tanto
ci siamo affezionati - cani, gatti, canarini o tartarughe non
importa - diventano improvvisamente un peso, un fastidio. Che fare,
allora? Abbandonarli, ovviamente! Lungo le strade, nelle campagne,
nei giardini pubblici; destinandoli, così, ad una lenta agonia, a
una morte violenta, nel migliore dei casi ad alimentare il triste e
pericoloso fenomeno del randagismo.
Ma gli amici degli animali nutrono la speranza di registrare, alla
fine del 2010, quanto si è già verificato al termine del 2009: un
consistente calo degli abbandoni degli animali di affezione e di
compagnia. È di buon auspicio, infatti, la conferma che nella
scorsa estate il fenomeno dell'abbandono dei cani sia nettamente
calato. A fornircela è l'Associazione italiana difesa animali e
ambiente (Aidaa), secondo cui, nei cento canili monitorati, sono
entrati e rimasti complessivamente 5.902 animali abbandonati,
contro gli oltre 12mila del 2008: una diminuzione del 50 per cento
circa. «Grazie alla nuova normativa che impone l'obbligo del
microchip», spiega in una nota l'Aidaa, «sono inoltre stati
restituiti ai legittimi proprietari 2.304 cani che risultavano
essere fuggiti e non abbandonati». Tenendo conto dell'aggregazione
dei due dati, si arriva a un totale di 8.206 cani monitorati nel
2008, con una diminuzione del 31,7 per cento dei ritrovamenti e del
34 per cento degli avvistamenti di cani abbandonati.
Sono i meticci di media taglia quelli che subiscono l'abbandono più
delle altre razze; mentre i cani considerati pericolosi
rappresentano il 12 per cento dell'intero fenomeno. Riguardo al
dato locale degli abbandoni, si registra una diminuzione superiore
al 20 per cento rispetto al 2008 in Lombardia, Veneto,
Emilia-Romagna, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia. In Campania,
Sicilia, Puglia, Basilicata, Sardegna e Calabria sono concentrate
il 74 per cento del totale delle segnalazioni di abbandoni. «Vero
che diminuiscono», ha commentato il Sottosegretario alla Salute,
Francesca Martini, «ma dovrebbero essere assenti: l'ordinanza del
microchip obbligatorio è stata fondamentale. Inoltre, occorre
andare avanti con la sterilizzazione: il cammino è difficile, ma il
Paese è con noi e se mettiamo in minoranza i violenti, vinciamo».
Il Presidente di Aidaa, Lorenzo Croce, da parte sua chiarisce come
«la guardia non può essere abbassata, perché a fronte di una minore
entrata di randagi nei canili, non possiamo nascondere il
preoccupante aumento del randagismo».
In molte regioni, soprattutto del Sud, questo fenomeno ha raggiunto
livelli drammatici. Dall'ultima rendicontazione del Ministero della
Salute, risultano 6 milioni i cani di proprietà e 590mila quelli
randagi, di cui solo un terzo ospitati nei canili rifugio. Gli
animali abbandonati continuano ad alimentare la popolazione
vagante, ed i cuccioli che non muoiono di stenti, diventando
adulti, inducono un circuito vizioso che genera ulteriore
randagismo. I cani, infatti, vivendo allo stato brado, si
inselvatichiscono, rappresentando oltretutto, riuniti in branchi,
un rischio di aggressione per l'uomo, un potenziale serbatoio di
malattie infettive, una causa primaria di incidenti stradali. E
come non parlare dei branchi che attaccano il bestiame domestico,
contribuendo al degrado e all'inquinamento ambientale?
«Il randagismo è ancora un'emergenza, soprattutto al Sud. Se
d'estate il rischio è maggiore, bisogna pur dire che gli animali
vengono abbandonati durante l'intero arco dell'anno»: così Ilaria
Innocenti, responsabile del settore "Cani e gatti" della Lav (Lega
antivivisezione). «La lotta al randagismo passa attraverso la
sterilizzazione anche degli animali domestici e l'adozione
consapevole», aggiunge Gianluca Felicetti, Presidente della Lega,
che ha lanciato la nuova campagna "Se lo ami lo sterilizzi",
realizzata con il patrocinio dell'Associazione nazionale medici
veterinari italiani (Anmvi) e della Federazione nazionale ordini
veterinari italiani (Fnovi). «Da cinque anni l'Italia», spiega
ancora Felicetti, «ha una legge avanzata che sancisce come gli
animali abbiano la stessa necessità di cure e attenzioni che si
devono a un figlio piccolo; i cittadini devono, perciò, segnalare
gli abusi alle Forze dell'Ordine». Di recente, il Ministero della
Salute ha diramato un memorandum sul possesso responsabile degli
animali, chiarendo come esso sia essenziale per la lotta al
randagismo.
Una famiglia italiana su due, si legge nel documento ministeriale,
convive con un animale domestico, più di una su tre con un cane e
un gatto. Il rapporto con gli animali domestici, però, in molti
casi è basato sull'improvvisazione, sull'emotività. Nel pensiero
comune prevale infatti la convinzione che tutti possano essere in
grado di gestire un cane, indipendentemente dalle proprie
conoscenze su tale specie animale. Vivere con un cane rappresenta
un'opportunità per migliorare la qualità della propria vita, perché
quella creatura può aiutare bambini e adolescenti a crescere in
modo equilibrato, migliorandone la capacità di socializzazione e il
senso di appartenenza e di aggregazione familiare, stimolando il
rapporto con il mondo esterno e con l'ambiente, persino mitigando
il senso di solitudine sociale o morale. Talvolta, però, le persone
tendono a umanizzare il proprio cane, causandogli problemi
comportamentali e stati di sofferenza, oppure tendono a confonderlo
con gli oggetti che riempiono la loro vita, quasi fosse un
giocattolo.
Da non dimenticare, infine, gli obblighi di legge che fanno capo a
chi possiede un cane: far "microcippare" l'animale da un
veterinario e inscriverlo all'anagrafe canina; munirlo di
passaporto se si intende fargli superare i confini nazionali;
raccogliere le deiezioni da marciapiedi e strade. Pesanti le
sanzioni, stabilite dal Codice Penale, per chiunque abbandoni un
animale (arresto fino a un anno o ammenda da 100 a 10mila euro), ne
causi la morte (reclusione da 3 a 18 mesi), lo sottoponga a
maltrattamenti o ad attività incompatibili con le sue
caratteristiche etologiche (reclusione da 3 mesi a un anno e multa
da 3mila a 15mila euro) o lo detenga in condizioni incompatibili
con la sua natura (arresto fino ad un anno o ammenda da mille a
10mila euro).
Tutti buoni motivi in più per non lasciare soli i nostri migliori
amici. |
Umberto Pinotti
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