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Dal giglio alla rosa

La Primavera impazza tra Parma e Forlì con due grandi eventi all'insegna dei colori e dei profumi: la mostra di floricoltura 'Nel segno del Giglio' e quella dedicata a questo dono della natura visto dagli artisti. 'Fiori: dal Seicento a Van Gogh'

Un'immagine della Reggia di Colorno (Parma) Si tratta di una delle più grandi mostre di giardinaggio che si svolgono in Italia: tutti gli amanti dei fiori e delle piante possono trovare qui non solo meravigliose specie floreali, ma anche oggettistica di elevata qualità. Tra coloro che espongono, infatti, ci sono alcuni che vendono prodotti artigianali quasi impossibili da trovare altrove. Come le decorazioni per angoli verdi, alcuni d'arredo, altri che hanno un uso funzionale importante per balconi e terrazzi, dove il dettaglio è una parte fondamentale dell'insieme, molto più che in un giardino, all'interno del quale sono le piante a dar senso agli spazi.

Ma non solo. Di anno in anno, questo evento si arricchisce di così tante iniziative collaterali che lo rendono meta prediletta per tutti quelli che amano il verde, la qualità e ovviamente l'incantevole Reggia di Colorno (Parma), con il grande parco che la circonda.

Ed è in questa location d'eccezione che si svolge dal 23 al 25 di questo mese Nel segno del Giglio edizione numero diciassette: un punto di riferimento nel nostro Paese, ma anche un trait-d'union con analoghe manifestazioni europee, prima tra tutte Les journées des plantes de Courson.

Quest'anno, poi, il legame tra Italia e Francia è reso ancora più forte nel comune ricordo di Luisa Elisabetta di Francia, detta La Grande Babet. Figlia di Luigi XV, la principessa sposò don Filippo di Borbone, Duca di Parma, ed ebbe tre figli: Isabella, moglie di Giuseppe d'Asburgo d'Austria, Ferdinando e Maria Luisa, moglie di Carlo IV di Spagna.

Nel 250esimo anno dalla sua scomparsa, La Grande Babet riceverà nell'amatissimo Parco della sua Reggia un superbo omaggio: un mare di fiori che, partendo dai sentieri in cui amava andare a cavallo, giungeranno al raffinato parterre disegnato per lei dal più importante architetto di giardini del Seicento europeo, André Le Nôtre, venuto appositamente da Versailles. Babet regnò su Parma, trasformandola in una vera e propria "Atene d'Italia".

Un omaggio dovuto. Anche in considerazione del nome della celebre mostra: Nel segno del Giglio richiama infatti l'emblema dei Farnese. E ci sono sempre i gigli nel più celebre ritratto di Babet, o le fronde del Parco in un altro altrettanto famoso quadro, in cui la nobildonna è un'emula di Diana.

Nel weekend che precede l'evento (17 e 18 aprile), a Parma, nel bellissimo orto botanico aperto a tutti, ci sarà un'anteprima delle manifestazioni collaterali. Un'ottima occasione per conoscere da vicino la storia delle serre dell'architetto Petitot, con le grandi collezioni di insetti e di piante carnivore.

Nel cuore medievale della città, a Palazzo Dalla Rosa Prati, ci saranno poi altri appuntamenti da non perdere. Sempre sabato 17 Carlo Pagani svelerà come creare e allestire un orto perfetto raccontando la sua esperienza di maestro giardiniere, mentre domenica 18 un'importante azienda di prodotti alimentari presenterà il suo rinomato pesto, offrendo un assaggio di paste liguri abbinate alla salsa di noci e ad altre prelibatezze locali. A tutti coloro che, dal 23 al 25, si recheranno nel Parco della Reggia saranno poi offerte due occasioni altrettanto speciali. Presso il Museo Glauco Lombardi, sostenuto dalla Fondazione Banca del Monte di Parma, sarà possibile, a prezzo ridotto, ammirare la raffinata sequenza di testimonianze del genio di Petitot. Il Museo, nato dalla passione collezionistica di Lombardi, raccoglie, accanto a testimonianze storiche e artistiche di grande interesse su Maria Luigia d'Asburgo e Napoleone Bonaparte, numerose opere e preziosi documenti relativi al Ducato di Parma proprio negli anni del regno di Babet.

E c'è un'altra opportunità da non perdere, per chi si reca alla manifestazione. Nel segno del Giglio ha stretto infatti "un'alleanza" con una mostra che sta avendo un enorme successo al San Domenico di Forlì: Fiori. Dal Seicento a Van Gogh. Biglietto ridotto per chi vorrà ammirare i più bei fiori mai dipinti dall'uomo dopo essersi beato di quelli creati dalla natura.

A rappresentare la mostra una della più belle nature morte di tutti i tempi, la Fiasca fiorita: dipinto misterioso di cui non è mai stato identificato l'autore (tra i tanti nomi fatti, i più plausibili restano quelli di Caravaggio e Cagnacci). Una cosa, comunque, è assodata: non si tratta di un quadro eseguito da uno specialista, cioè da un pittore che riproduceva solo fiori - un cosiddetto "Fiorista" -, ma da un Maestro che si dedicava alla ben più prestigiosa rappresentazione della figura umana, alla pittura sacra, a quella di storia e al ritratto.

Partendo da questo capolavoro, è stato elaborato il progetto di una mostra che intende riproporre, con un approccio metodologico del tutto nuovo, la storia della pittura di fiori: tra il Naturalismo caravaggesco (fine Cinquecento), l'affermazione della modernità, il Simbolismo e Van Gogh, fino a giungere ai primi '900.

Il percorso espositivo si articola all'interno delle grandi sale che costituirono la biblioteca del Convento di San Domenico e nelle stanze del piano terra: qui i capolavori di Caravaggio, Cagnacci, Gentileschi e di altri grandi che hanno soltanto in via occasionale dipinto quadri di fiori (come Rembrandt per aver ritratto la moglie come Flora) aiuteranno ad avvicinarsi al mistero della Fiasca fiorita di Forlì.

Rispetto al Settecento, quando il tema sembra scomparire, una forte ripresa si avverte invece nel secolo successivo, quando i protagonisti dei grandi movimenti della pittura moderna, dal Romanticismo al Realismo, dall'Impressionismo al Simbolismo, reinventano il genere dandogli un nuovo significato. Delacroix e Courbet, Appiani e Hayez, Bazille e Fantin-Latour, Manet e Monet, Cézanne e Renoir, De Nittis, Boldini e Zandomeneghi, Böcklin e Klimt, Van Gogh e Previati sono presenti con quadri caratterizzati spesso proprio dalla ripresa di motivi seicenteschi, ma ispirati alla volontà, tutta moderna, di scardinare la gerarchia dei generi, sostituendo ai valori del contenuto quelli della forma, unendo a nuove valenze simboliche (in letteratura nascono i Fleurs du Mal di Baudelaire) la magia della pura visione dell'occhio dell'artista, che, assorbendo le impressioni della natura, crea una nuova realtà: quella dell'arte. La prima parte della rassegna approfondisce la continuità degli interessi botanici nella società e nella cultura locale tra il magnifico giardino voluto da Caterina Sforza a fine Quattrocento e il prestigio raggiunto a livello mondiale dal botanico Cesare Majoli (1746 - 1823): le sue tavole illustrate di fiori possono essere messe a confronto dai visitatori con i dipinti di alcuni dei maggiori "Fioristi" vissuti tra il Sette e l'Ottocento.
Claudia Colombera