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SATIRA
I maestri del
sorriso
Antologia degli Umoristi italiani del
Novecento. Achille Campanile
«Prego, s'accomodi... Come si chiama?», chiede l'Esaminatore allo
Scolaro, in una delle famose Tragedie in due battute. Lo
Scolaro (ridendo): «Luigi Rossi». L'Esaminatore (un po' piccato):
«E perché ride?». Lo Scolaro: «Perché ho risposto bene alla prima
domanda». In un'altra romantica Tragedia, la Vecchia
Marchesa, affacciata al verone, sospira: «Che tramonto
bellissimo...». Il Vecchio Duca (con intramontabile galanteria):
«Vi piace? È vostro!». E ancora: «Ciao, dove vai?».
«All'Arvivescovado. E tu?». «Dall'Arcivescovengo».
Achille Campanile, ovvero: il teatro dell'assurdo, il linguaggio
come sorpresa, la faccia surreale della realtà. Delle strabilianti
invenzioni di questo caleidoscopico e inimitabile Maestro del
sorriso, Giovanni Arpino scrisse che "non sono solo cipria o
divertimento, ma possiedono critica, occhio fulmineo sul costume".
E Oreste Del Buono plaudiva che Campanile si presentasse, quasi
temerariamente, come umorista, "...essendo l'Umorismo un genere
alquanto 'sospetto' nella Letteratura: probabilmente perché i
compilatori delle storie della letteratura, mancando generalmente
di senso dell'umorismo, non arrivano mai o quasi a valutare quale
importanza possa avere in certe epoche l'Umorismo, non tanto per la
Letteratura in sé, quanto per il costume, e per la stessa vita
mentale di una nazione".
Destino comune a molti umoristi del nostro Bel Paese, quindi,
quello di Campanile. Non del tutto né da tutti "seriamente"
compreso. Anche se molti critici - e fra questi Carlo Bo, che lo
definì senza riserve "il geniale inventore di un nuovo genere
letterario" - hanno poi rivalutato ampiamente l'autore di
Centocinquanta, la gallina canta e de Il povero
Piero.
Figlio d'arte (suo padre Gaetano era un valente soggettista e
sceneggiatore napoletano), Achille Campanile nacque a Roma nel
1899, affermandosi già molto giovane come cronista di nera sulle
pagine della Tribuna. La leggenda vuole che, dovendo
raccontare il caso di una vedova trovata morta al cimitero proprio
sulla tomba del marito, dove da anni si recava tutti i giorni a
pregare, egli abbia preparato l'articolo titolandolo Tanto va
la gatta al lardo...
Passato al famoso settimanale satirico-umoristico Il Travaso
delle idee (dove poté collaudare il proprio stile
anticonformista e incline alla ricerca dell'effetto), Campanile
conquista rapidamente le vette della letteratura e del teatro
nazionali, con varie escursioni anche nella critica televisiva e
nella sceneggiatura cinematografica.
Dal 1924 al 1932 pubblica, fra gli altri, Ma cos'è questo
amore, Se la luna mi porta fortuna, Agosto, moglie mia non ti
conosco e le impareggiabili Tragedie in due battute
(di cui abbiamo fornito qualche esempio in apertura), che gli
procurano un largo e immediato successo.
Nel 1933, con Cantilena all'angolo della strada, vince il
suo primo Premio Viareggio, che replicherà quaranta anni dopo,
durante la sua seconda giovinezza letteraria, allorché si
riproporrà al pubblico con nuovi titoli, fra cui il famoso
Manuale di conversazione e Gli asparagi o
dell'immortalità dell'anima. Muore a Lariano, nei Castelli
Romani, il 4 gennaio 1977.
Pressoché impossibile tratteggiare le varie sfaccettature della
verve comica di questo autentico Mago del paradosso. Ci proviamo,
rappresentando qui di seguito alcune sue tipiche scenette, che
denotano peraltro la peculiare predilezione per i non banali, ed
anzi stupefacenti e immaginifici giochi di parole.
Domanda e risposta a bruciapelo: «Che cosa fanno due maiali su un
divano?». «I porci comodi!». Il Fiorellino: «Che bella cosa essere
nato vicino a te. Così tu mi ripari dalla pioggia. Ma dimmi: tu sei
un vero ombrello o fungi da ombrello?». Il Fungo: «Fungo».
Presentazioni: «Permette? Sono il cavalier Fischietti. E lei?». «Io
no». In salotto: Un Tale, nel mentre si accinge ad accendere una
sigaretta, si volge ai presenti: «Le dà fastidio il fumo?». «No».
«E a lei?». «Nemmeno». «A nessuno?». «A nessuno». «Allora non
fumo!». Un'epigrafe: «Qui giace L. M., pilota aviatore che,
precipitando a terra, saliva al cielo». Un'ultima fatal Tragedia:
Il Microbo: «Papà, quando sarò grande mi regali un orologio?». Il
Padre del Microbo: «Sciocchino, tu non sarai mai grande».
Negli anni in cui nei teatri romani furoreggiava il Gastone di
Petrolini, s'era perfino creato un personaggio su misura piuttosto
somigliante (ma con ben altro stile!), indossando abiti
elegantissimi e un monocolo che portava sempre con compiaciuto
snobismo. Campanile era davvero unico e sorprendente: fra le sue
tante imprese va sicuramente ricordata anche quella di aver
rilanciato, nel 1932, il quotidiano torinese La Gazzetta del
Popolo con i suoi divertentissimi reportage al seguito del
Giro d'Italia, inventandosi il bislacco personaggio di Battista,
cameriere e gregario saccente e tuttofare.
Un'altra leggenda vuole che, in occasione di un ricevimento di
gala, il già famosissimo scrittore fosse presentato ad un generale
di artiglieria. Il quale, per complimentarsi, pensò bene di dirgli:
«Oh, lei è il celebre umorista... Ci faccia ridere!». E Campanile,
di rimando: «Certo, signor generale. Ma prima, lei ci spari una
cannonata!».
S'era perfino inventato che la Storia andasse un giorno a trovarlo
a casa per avere di prima mano sue notizie biografiche. Ne sortì
una nuova, divertente commedia (trasmessa poi alla radio nel 1960 e
pubblicata nel 1984 su Ridotto, rivista mensile di
teatro), piena di battute e di spassose trovate come questa: Il
Viaggiatore (alla stazione, chiamando ad alta voce): «Facchino!...
Facchino!». Il Facchino: «Facchino sarà lei!». Viaggiatore: «Ma,
non è lei che porta i bagagli?!». Facchino: «Ah, è per la valigia?
Credevo che m'insultasse...».
Insieme a Zavattini e a Guasta (il mitico "Direttorissimo" del
Travaso delle idee) guidò, nel 1938, il settimanale
satirico romano Settebello, al quale collaborarono
illustri firme di autori e disegnatori caricaturisti come Trilussa,
Steinberg, Maccari, Boccasile, Molino, Mosca...
Va infine detto che a Campanile piaceva molto giocare, anche con se
stesso: «Da giovane», si confidò in un'intervista, «mi riusciva
difficile capire quale fossero la mia identità e il mio destino. Un
giorno, avendo disperato bisogno di soldi, mi presentai allo
sportello di una banca e chiesi al cassiere: "Per favore, potrebbe
prestarmi centomila lire?". Il cassiere mi guardò dal basso in alto
e mi rispose secco: "Ma lo sa che lei è un umorista?". Me ne andai
via senza una lira, ma almeno avevo scoperto qual era realmente la
mia vocazione...».
(3. continua) |
Melanton
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