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L'INTERVISTA
I miei ingredienti per il
successo
Intervistata a Roma, durante la Festa
del Cinema, la grande attrice americana Meryl Streep. Che in questi
giorni è nelle nostre sale cinematografiche con 'È complicato'. Una
nuova commedia romantica
Non c'è da stupirsi se Mary Louise Streep, in arte Meryl Streep,
venga considerata da tutto il mondo la miglior attrice vivente. Con
le sue 16 candidature all'Oscar, collezionate nel complesso di una
lunga ed entusiasmante carriera, la Streep ha superato il primato
della grande Katharine Hepburn. E per il momento ha già portato a
casa sei Golden Globe e due statuette: la prima nel 1980, per
Kramer contro Kramer (1979), e la seconda tre anni dopo,
per il commovente La scelta di Sophie (1982).
L'attrice, durante la recente kermesse romana in cui, alla Festa
Internazionale del Cinema, le è stato consegnato il Marco Aurelio
alla carriera, ha presentato alla stampa Julie &
Julia, il film di Nora Ephron di cui è co-protagonista assieme
ad Amy Adams. La pellicola racconta due storie vere: quella di
Julia Child, la donna che cambiò per sempre il modo di cucinare in
America, e quella di Julie Powell che, cinquant'anni dopo, riprese
le ricette di Julia in un blog che le permise di diventare una
scrittrice di libri di cucina.
Radiosa, elegante e molto disponibile, a proposito di Julia Child
la grande attrice ci racconta: «Quello che ho cercato di fare con
questo personaggio è stato rendere omaggio a mia madre, che era più
o meno sua contemporanea e aveva la sua stessa gioia di vivere:
così come sentiamo dire di Julia Child, anche mia madre, quando
entrava in una stanza, la illuminava. Era bravissima a comunicare
il suo entusiasmo, faceva facilmente amicizia, era sempre
circondata da tante persone. Ho sempre desiderato essere come mia
madre più di quanto in effetti io sia, ed è stata per me una grande
opportunità poter interpretare una persona realmente esistita
tenendo però presente la figura di un'altra che conoscevo molto
bene, che amavo profondamente e che, soprattutto, ammiravo».
Nel film Meryl Streep è alle prese con fornelli e ingredienti
culinari, e alla domanda su quali siano gli "ingredienti" per una
vita di successo come la sua, risponde: «Prima di tutto un buon
marito. Io l'ho trovato parecchi anni fa, trentuno per essere
precisa, e sono stata molto fortunata. Ma ci vuole anche tanta
energia, resistenza e una grande capacità organizzativa. È un po'
come mandare avanti un'azienda. L'effetto è quello».
Julie & Julia comunica anche la sua volontà di celebrare la
vita e i suoi piaceri...
«In realtà è proprio questo il messaggio che abbiamo cercato di
trasmettere attraverso il film: quello che conta nella vita è
l'amore, i rapporti interpersonali e il cibo. Le altre cose, come
la carriera e i soldi, possono solo metterli in ombra. È questo che
si nasconde nel film. Finché abbiamo un tetto sulla testa e del
cibo, basta poco per essere felici, e quel poco è accessibile a
chiunque».
Quanto è importante questo in un'epoca come la
nostra?
«È un messaggio molto positivo e vero, almeno per quanto mi
riguarda».
Nell'arco della sua carriera ha interpretato ruoli
diversissimi; l'approccio ai personaggi è simile o cambia di volta
in volta?
«Per me è sempre diverso. A volte hai bisogno di una particolare
preparazione, altre volte sali sulla macchina e vai sul set, ed è
più utile non essersi preparati, in modo da risultare più
spontanei. Dipende da che materiale hai. Per Mamma Mia! mi
sono preparata facendo esercizi fisici e cantando molto - e ai miei
figli non piaceva affatto. Ero nel salotto, cantavo, e mi dicevano
di andarmene, mi chiudevo nella mia camera e gridavano che ancora
mi sentivano. Quindi l'unico posto era il bagno, dove potevo
rintanarmi e nessuno mi sentiva, così non arrecavo disturbo ai miei
familiari. Invece per Doubt, dove interpreto la Madre
Superiora, ho vissuto vicino ad un convento ed ho osservato le
suore più anziane. Devo dire che sono donne molto intelligenti e
sanno badare a loro stesse. Certo, negli anni Sessanta era diverso.
Solo a Brooklyn c'erano 700 scuole gestite da suore: era un grosso
affare, come una corporation. Ora sono di meno. Ma sono
persone assai interessanti. Vivere accanto a loro mi ha aiutata a
capirle».
Nei suoi numerosi film mostra sempre una grande vitalità. Che
consigli darebbe per attenuare gli effetti del tempo che
passa?
«Posso rispondere solo per quel che mi riguarda. A volte avverto il
passare del tempo, mi sento più stanca, qualche dolorino alle
ginocchia... Ma in generale sono grata di essere ancora qui e per
la gioia di avere una famiglia e questa carriera. Ho molta vitalità
e rigore. Il film Mamma mia!, ad esempio, è un modo per
dimostrarlo. Col tempo noi donne sappiamo amare sempre di più, ma
pretendiamo anche di più».
Lei detiene il record delle nomination all'Oscar: ha mai
sofferto al pensiero di doversi mostrare la prima della
classe?
«Non mi sono mai sentita la prima della classe e i miei quattro
figli sono sempre pronti a individuare quello che in me non va, sia
quando racconto barzellette brutte, sia quando non mi vesto
adeguatamente: avere dei figli mette tutto nella giusta
prospettiva. Penso a me come attrice e al mio ruolo solo nelle
conferenze stampa, dove mi aspetto domande sui film. Incontrando le
colleghe più giovani mi accorgo di un certo loro timore
nell'avvicinarmi, ma anch'io sono umana: la recitazione è
un'interazione molto semplice e diretta fra le persone e si cerca
di entrare in sintonia».
Esiste un ruolo che vorrebbe interpretare, ma ancora non ne ha
avuto l'occasione?
«Nessuno in particolare. I ruoli a disposizione sono tanti quante
le donne nel mondo. Ognuna ha la sua storia, ed io ho sempre tanta
voglia di mettermi alla prova in nuove avventure».
Le è mai venuto in mente di passare "dietro" la macchina da
presa?
«Non è mai stato un obiettivo dichiarato, ma se chiedesse a
parecchi registi con cui ho lavorato, le risponderebbero che già ho
diretto. Sono una vera rompiscatole e voglio avere un'opinione su
tutto. Così, quando trovo un regista che mi lascia improvvisare, mi
sembra quasi di dirigere».
Esiste un regista a cui non potrebbe mai dire di no?
«Se Martin Scorsese decidesse di raccontare la storia di un
personaggio femminile, beh, non mi dispiacerebbe affatto lavorare
con lui!».
Dal 19 marzo nelle sale, l'ultimo film interpretato dall'attrice si
intitola È complicato ed è la nuova commedia romantica
diretta da Nancy Meyers. Al centro del triangolo d'amore, l'attrice
sarà contesa dall'ex marito Alec Baldwin e dall'architetto
perdutamente innamorato di lei Steve Martin. Il film è un vero atto
di guerra verso le ultime tendenze del genere sentimentale a
Hollywood… Chi ha detto che le storie d'amore sul grande schermo
debbano essere riservate esclusivamente agli under Quaranta?
«Bisogna capire», spiega la Streep, «che là fuori c'è
un'audience enorme, che non ha mai la possibilità di
vedere sullo schermo certe sue fantasie, speranze e aspirazioni.
Noi abbiamo fatto questo film per loro».
"Prima c'è il matrimonio, poi il divorzio e poi arrivano i
benefici…" Questa è la frase di lancio del film. «La
pellicola parla dell'intimità nel matrimonio, delle sicurezze che
può darti un'altra persona, ma anche del caos che può conseguirne.
E, a differenza di Diane Keaton in Tutto può succedere,
Nancy non mi ha chiesto di togliermi i vestiti. Non avrebbe
aggiunto nulla alla storia. Però, voglio dire che mi sono messa a
nudo in diversi altri modi, questa volta».
A proposito dei suoi cavalieri sul grande schermo, l'attrice
aggiunge: «Abbiamo girato per cinque mesi… moltissimo tempo! Ma per
fortuna abbiamo davvero riso tanto! Alec è un uomo bellissimo. Sono
sempre stata una sua fan e l'ho sempre adorato. Lo seguo sin dai
tempi di Americani. Steve Martin, poi, ha aggiunto al
tutto il divertimento. Un uomo davvero generoso, e il suo
personaggio è un "romanticone". In una parola, Steve è davvero
dolce!».
Meryl Streep, invece, è semplicemente irresistibile. Intervistarla
è un'esperienza davvero straordinaria. Mrs. Streep dai biondi
capelli, tra i quali si passa spesso le dita, ha un volto gentile
ed è una donna che dà tanto a chiunque si relazioni con lei; sa
donarsi, anche alla stampa, ai giornalisti che le chiedono della
sua vita privata. Non importa, tanto lei è capace di essere
perentoria, di zittire tutti con quel tono di voce pacato che non
si alza mai di volume, di non far entrare gli estranei nelle stanze
della sua casa. E nonostante tutto, le resta tantissimo da dire, da
raccontare: emozioni da condividere, esperienze da
trasmettere. |
Margherita Basso
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