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ARMA OGGI
Paese che vai, caserma che
trovi
Castel Gandolfo, Stazione Ville
Pontificie
Abitano un edificio nobile, edificato
nel 1902 dal Conte Benedetto Di Stefano e ultimato giusto un secolo
fa, ma il loro sangue non è blu. Sono spesso a contatto con il
Santo Padre, ma nessuno si sognerebbe di inserirli nel novero delle
gerarchie ecclesiastiche. Sono i componenti della Stazione Ville
Pontificie, in agro di Castel Gandolfo, due marescialli e dodici
fra sovrintendenti e carabinieri, che oltre ai normali compiti di
istituto si occupano della sicurezza delle residenze papali situate
nella zona.
Le Ville sono parte dei primi possedimenti immobiliari della Chiesa
di Roma, conseguiti con la Donazione di Sutri, effettuata dal re
longobardo Liutprando nel 728 in favore di papa Gregorio II. Si
tratta di un complesso unico, grande una volta e mezza il Vaticano,
all'interno del quale abitano circa 500 persone, dotato di ampi
giardini, una fattoria e perfino un eliporto. Gli edifici, di
notevoli dimensioni, sono due: il Palazzo Pontificio e il Palazzo
Barberini. La costruzione di quest'ultimo risale addirittura
all'epoca romana: fu l'imperatore Domiziano a volerlo, all'interno
di un vasto parco, quando il suo medico personale gli ordinò di
camminare per un miglio dopo i pasti. In seguito, la Villa fu
occupata anche dai suoi successori Settimio Severo e Adriano.
Tornando al presente, il territorio della Stazione è collinare,
circa 450 metri sul livello del mare, e degrada dolcemente verso il
lago di Albano e la via Appia. Come ci spiega il luogotenente
Giovanni Blangiardo, al comando della Stazione da sette anni, gli
impegni di vigilanza connessi all'area delle Ville sono di varia
natura. «Se il Pontefice non è presente, ne presidiamo unicamente
gli ingressi. Quando Sua Santità viene a soggiornare nel complesso,
e ciò accade sempre per la Pasqua e nell'arco estivo, la vigilanza
viene ampliata. In queste occasioni riceviamo un rinforzo di circa
trenta uomini, provenienti dai Battaglioni, con i quali facciamo
fronte ai servizi di ordine pubblico durante l'Angelus e
le Udienze, e garantiamo la sicurezza all'arrivo di personalità in
visita al Pontefice». Compiti di grande delicatezza e importanza,
che al rispetto per un'Autorità morale di rilevanza mondiale fanno
coniugare rapporti affettuosi e cordiali. «Vi è un'usanza molto
bella», ci racconta ancora il luogotenente Blangiardo. «Ogni anno,
al termine del suo soggiorno estivo, il Papa riceve i Carabinieri.
Per noi è un appuntamento di altissimo significato, e naturalmente
in queste circostanze convergono dalla città anche i nostri
superiori, di norma fino al Comandante Provinciale». Rapporti di
buon vicinato, si potrebbe dire. La Caserma, infatti, è proprio di
fronte al Palazzo Barberini. Al luogotenente Blangiardo, che nel
suo periodo di comando ha visto succedersi i pontificati di
Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, chiediamo di riferirci qualche
aneddoto interessante. Gli viene da sorridere. «Ce n'è uno un po'
particolare… L'estate scorsa abbiamo denunciato un finto sacerdote
che girava per gli alberghi della zona di Castel Gandolfo. Usava
l'abito talare, usurpandolo, per farsi ospitare gratuitamente. Si
trattava di un soggetto di nemmeno trent'anni, originario della
Germania, che per qualche tempo era stato in seminario, ma non era
mai stato ordinato sacerdote». Paese che vai, reato che trovi,
verrebbe da dire. |
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