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SATIRA
I maestri del
sorriso
Antologia degli Umoristi italiani del
Novecento. Ettore Petrolini
Per presentare degnamente Ettore Petrolini - personificazione
stessa dell'arte comica moderna, attore brillante, fine dicitore e
caricaturista mordace che ha dominato la scena italiana nei primi
decenni del XX secolo - si potrebbe forse parafrasare alla rovescia
quanto il Manzoni scrisse su don Abbondio: il coraggio, e il
talento, uno quando ce l'ha ce l'ha!
Autore e "inventore" umorista di gran lignaggio (fino alla
produzione di poesiole giocose come «L'ottomana è quella cosa / di
cotone oppur di lana / che si chiama l'ottomana / perché ha sempre
quattro pied»), autentico istrione e insuperabile "animale" da
palcoscenico, Petrolini di coraggio e talento ne aveva in
esuberanza, e le sue ardite ed eccentriche creazioni, tanto
apparentemente strampalate quanto dense di filosofia e surrealismo,
sono ancora oggi, e per sempre, letteratura, arte, costume.
Le sue mirabili doti si espressero anche nel parodiare opere o
personaggi immortali, da Amleto a Faust a Nerone, rendendo
immortale la parodia stessa. E infine - e forse ancor più -
coraggio e talento gli servirono per fare satira a tutto campo in
un periodo storico delicato e complesso, giocando, ammiccando,
eludendo con grande sapidità e arguzia di spirito. Memorabile, in
occasione della medaglia che Mussolini gli volle conferire
personalmente per meriti artistici, il suo burlesco e audace
ringraziamento: «...E io me ne fregio!».
Popolano della più bell'acqua («Un solo libro», diceva, «mi ha
molto insegnato: il vocabolario. Ma adoro anche la strada, ben più
meraviglioso vocabolario»), figlio di un fabbro di Ronciglione,
Petrolini nacque a Roma il 13 gennaio 1884. Nella piazza del suo
quartiere venivano spesso allestiti teatrini improvvisati, detti
"baracconi delle meraviglie". Attratto fin da ragazzo dalla mimica
e dalla recitazione, a quindici anni si avventurò con una compagnia
di artisti girovaghi, esordendo col nome d'arte di Ettore Loris in
un piccolo teatro a Campagnano, nei pressi di Roma. Ritornò quasi
trionfante nella Capitale dopo alcuni anni di gavetta (che gli
permisero di imparare trucchi e malizie del mestiere) e con
all'attivo una fortunata tournée in Sud America. Scritturato dal
prestigioso Teatro Jovinelli e poi dalla Sala Umberto, Petrolini
impose il suo pirotecnico repertorio di numeri comici e
"macchiette" (Giggi er bullo, Paggio Fernando, Il bell'Arturo,
Gastone, Er sor Capanna), che seppe caratterizzare magistralmente,
rinfrescando i fasti della vecchia Commedia dell'Arte.
Esemplari, e sempre godibili, alcune sue storiche battute, di cui
diamo un piccolo saggio.
Da I salamini: «Ieri un amico mi indica una cancellata; ma
come può essere cancellata se c'è? Un altro mi indica per strada un
signore e mi dice: lo vedi quello? È il perito... Ma come poteva
essere perito, se era vivo?... In Italia non c'è patriottismo! Sì,
perché tutti i grandi uomini che hanno speso metà della loro vita
per l'indipendenza italiana vengono cacciati via. L'ho visto io,
con i miei occhi, scritto: Via Cavour, Via Garibaldi, Via Mazzini,
Via Quintino Sella...».
Il prossimo passo, fra i più divertenti, è tratto da
Gastone ("artista cinematografico, fotogenico al cento per
cento, numero di centro per varieté, danseur, diseur,
frequentatore dei Bal-tabarins, conquistatore di donne a
getto continuo, uomo incredibilmente stanco di tutto, uomo che
emana fascino, uomo rovinato dalla guerra"): «Sono sempre ricercato
per le filme più bislacche, perché sono ben calzato, perché porto
bene il fracche... Mia madre aveva il senso dell'economia
sviluppato fino alla genialità. Figuratevi, io mi chiamo Gastone:
ebbene, lei mi chiamava semplicemente Tone... Per risparmiare il
gas!». E infine, da Nerone: «Mio popolo!... Diletta
ciurmaglia!... Io vi darò tutto, basta che non domandiate
nulla».
La sua "diletta ciurmaglia", il suo pubblico eterogeneo e
plaudente, altro non chiedeva se non le sue irriverenti invenzioni,
recitate o cantate con un senso della comunicazione quasi magico,
capace di arrivare con eguale intensità e compiacimento sia agli
intellettuali che alla gente comune. Leggiamo ancora qualche brano,
ripreso questa volta da Fortunello, altro personaggio di
strabiliante successo: «Sono un tipo estetico, asmatico, sintetico,
linfatico, cosmetico. Amo la Bibbia, la Libia, la fibbia delle
scarpine delle donnine carine. Sono disinvolto. Raccolto. Assolto
per inesistenza di reato. (...) Ma tutto quel che sono, non ve lo
posso dire, a dirlo non son buono, mi proverò a cantar: Sono un uom
grazioso e bello - sono Fortunello. Sono un uomo ardito e sano -
sono un aeroplano. Sono un uomo assai terribile - sono un
dirigibile. Sono un uom che vado in culmine - sono un
parafulmine...».
La lista delle peculiarità di Fortunello era di per sé lunghissima.
Ma in alcune serate speciali, Petrolini si divertiva a dilatarla
ancora di più, in un groviglio estemporaneo e spettacolare di
trovate senza sosta: «Sono un uomo senza coda - sono una pagoda.
Sono un uom condiscendente - sono un accidente. Sono un uom che
pesa un gramma - sono un radiotelegramma. Sono un uomo di Stambul -
sono un parasul. Sono un uom dei più cretini - sono
Petrolini...».
Negli anni Trenta è in giro per il mondo, in una serie di tournée
che lo portano in Egitto, Cirenaica, Tripolitania, alla Comédie
Française di Parigi, e a Londra, Berlino, Vienna.
Di quello stesso periodo sono i film che lo ebbero come
protagonista: Nerone di Alessandro Blasetti (1930),
Cortile (1930) e Il medico per forza (1931) di
Carlo Campogalliani. Nel 1919, per la regia di Mario Bonnard, aveva
girato Mentre il pubblico ride, andato perduto.
Di questo artista "enciclopedico" non va infine dimenticata
l'attività musicale: egli fu infatti interprete di varie canzoni di
successo, come la celeberrima Nannì - Una gita a li
Castelli, scritta da Franco Silvestri nel 1926 ("...Lo vedi,
ecco Marino, la sagra c'è dell'uva, fontane che danno vino,
quant'abbondanza c'è...") e, nel 1932, in collaborazione con
Alberto Simoni, la non meno nota, ed anzi popolarissima Tanto
pe canta' ("È 'na canzona senza titolo, tanto per canta', per
fa' quarche cosa... Bast'a salute e un par de scarpe nove, e poi
gira' tutto er monno..."), divenuta poi un cavallo di battaglia
anche per Nino Manfredi, e incisa da altri celebri cantanti e
attori romani come Alvaro Amici, Gabriella Ferri e Gigi
Proietti.
Sofferente di una grave forma di angina pectoris, Petrolini si
ritira definitivamente dalle scene nel 1935. Morirà l'anno
successivo, e sarà sepolto nel cimitero del Verano, vestito con il
frac del suo immortale Gastone. Fu amato dalle folle e ammirato da
Marinetti e dai Futuristi per i suoi Versi Maltusiani,
molto in voga in quegli anni, che avevano la prerogativa di
troncare l'ultima parola, come quello col quale abbiamo aperto, e
come questo col quale chiudiamo: «Petrolini è quella cosa / che ti
burla in ton garbato, / poi ti dice: ti à piaciato? / Se ti offendi
se ne freg».
(2. continua) |
Melanton
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