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SPECIALE
Pastori di anime e di
uniformi
I percorsi spirituali cui sono chiamati
gli allievi del Seminario Maggiore dell'Ordinariato Militare. La
loro vita quotidiana, la formazione, le esperienze tra i fedeli,
militari ma non soltanto
È noto: quello militare è un mondo a sé, composto com'è di tanti
uomini e donne, diversamente aggregati nelle Forze Armate, tra cui
sono presenti anche i Carabinieri. Le peculiarità del soldato, del
marinaio, dell'aviere e dell'appartenente all'Arma in tema di
etica, cultura, stili di vita, regole, linguaggi, impongono, fra
l'altro, guide spirituali appropriate, che conoscano appieno le
aspettative, le esigenze, l'animo dell'uomo in armi.
È questa la ragione che ha portato all'istituzione, presso la Città
Militare della Cecchignola di Roma, del Seminario Maggiore
dell'Ordinariato Militare, fondato l'8 dicembre 1998 dall'allora
Ordinario Militare, monsignor Giuseppe Mani. Fondazione che trova
anche ragione nella Costituzione Apostolica Spirituali Militum
Curae, promulgata da Sua Santità Giovanni Paolo II il 21 aprile
1986, nella quale si sancisce che gli Ordinariati Militari vengano
"giuridicamente assimilati alle Diocesi" (art. I, par. 1) e che
l'Ordinario Militare può pertanto "erigere un seminario" (art. VI,
par. 3).
Il Sinodo della Chiesa Ordinariato Militare, celebratosi dal 25
ottobre 1996 al 29 maggio 1999, fra i suoi documenti, nel capitolo
relativo alla figura del Cappellano, menziona al n. 487 la Scuola
per Cappellani Militari come "luogo per la formazione di quanti
aspirano al sacerdozio nell'ambito specifico del mondo militare".
Attualmente il seminario ospita dieci seminaristi con un'età media
di 24 anni, di cui sette provenienti dal Meridione, due dal Centro
Italia e uno dall'Italia Settentrionale. Dall'anno di istituzione
ad oggi, sono ben venti i sacerdoti e cinque i diaconi che hanno
ricevuto il viatico formativo.
La vita di comunità dei seminaristi, che prevede la "levata" alle 6
ed il "silenzio" alle 22.30, orari intervallati dalle Lodi, dallo
studio, dai Vespri e dall'Eucaristia, si snoda lungo un intenso
itinerario culturale, cadenzato dai severi programmi didattici
curati dalla Pontificia Università Teologica della Santa Croce e
dalla Facoltà Teologica San Bonaventura - Seraphicum.
Parallelamente agli studi, i seminaristi vivono anche delle
esperienze pastorali: il sabato pomeriggio e la domenica, a gruppi,
si recano ad esempio nelle parrocchie romane per svolgere
assistenza ai malati e ai diversamente abili, catechesi, animazione
liturgica, organizzazione di momenti ludici per i bambini e
quant'altro risponda alle peculiari esigenze delle singole
comunità. La domenica sera, poi, tutti nuovamente in Seminario per
riprendere la vita comunitaria con la recita solenne dei
Vespri.
È Don Pierluigi Plata, Direttore spirituale del Seminario, che
tiene a spiegare quali siano i lineamenti della formazione
spirituale proposta all'interno dell'Istituto.
Il cammino spirituale cui sono chiamati i seminaristi si riferisce
all'identità del prete così come emerge dalla Scrittura, dal
Magistero e dalla Tradizione della Chiesa. Queste fonti invitano,
infatti, a definire il prete come un uomo che impara continuamente
ad essere un credente e che trova la sua perfezione nell'essere
qualificato come pastore di una comunità cristiana, che deve
considerare la sua vita come un luogo di esperienza spirituale e di
pienezza di fede. Per raggiungere l'unità di questo cammino di
vita, necessaria allo svolgimento del ministero, i presbiteri
devono unirsi a Cristo nella scoperta della volontà del Padre e nel
dono di sé per il "gregge" loro affidato. Così, rappresentando il
"buon pastore", nello stesso esercizio della carità troveranno il
vincolo della perfezione sacerdotale, ed il seminarista imparerà a
scegliere progressivamente il Signore Gesù e a servirlo con la
totalità della propria esistenza.
Tali scelte trovano fondamento nella convinzione che il cammino di
crescita nella fede, nella consapevole appropriazione della
"radicalità" del Vangelo, esige una conversione continua, e proprio
attraverso la formazione spirituale il seminarista verrà aiutato a
rendersi attento nei confronti di Dio, a crescere nell'intimità con
Lui, ad assumersi le conseguenze di questa "relazione". In
particolar modo, così illuminato, "l'allievo prete militare" verrà
aiutato a riconoscere la presenza del carisma del celibato e la
disposizione a vivere la povertà evangelica e l'obbedienza a Dio e
alla Chiesa. Itinerario spirituale che si conforma a Cristo, con
punto di partenza la costruzione e la verifica di una solida base
di fede, sulla quale poi si costruirà l'identità del "Buon
Pastore", proprio perché il seminarista, un credente che diventa
prete, deve maturare un rapporto di autentica comunione con
Cristo.
Il cammino spirituale del futuro Cappellano militare deve nutrirsi
di tre tappe fondamentali, nel suo itinerario di fede: l'annuncio e
l'ascolto della parola di Dio per arrivare ad esprimere una fede
adulta e consapevole; la preghiera e le celebrazioni
liturgico-sacramentali come momenti sorgivi e realizzativi della
comunione con Dio e i fratelli e, infine, la testimonianza e il
servizio della carità come frutto di un'autentica ed operosa vita
nello Spirito. Sarà proprio così che la fede in Cristo unificherà e
vivificherà l'essere e il fare del seminarista condotto ad amare
Cristo, consapevole che l'obbedienza alla Sua volontà sia
manifestazione dell'esigenza
dell'amore. |
Umberto Pinotti
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