« Io non credo all'amore a prima vista...». «Scettico?». «No,
miope!». Con questa battuta Marcello Marchesi, poco più che
ventenne, esordì sulle pagine del Bertoldo, bisettimanale satirico
di successo, pubblicato a Milano dal 1936 al 1943, avviando così la
sua straordinaria carriera di autore umorista, fra i più geniali e
prolifici che l'Italia abbia avuto.
Di carattere signorile, talentuoso, sornione, considerato dai
colleghi e dagli estimatori l'ultimo dei romantici, scrittore di
testi destinati ai grandi attori dell'allora furoreggiante teatro
di rivista (Wanda Osiris, Macario, Dapporto, Walter Chiari),
ideatore e sceneggiatore di popolari trasmissioni televisive,
creatore di celebri slogan pubblicitari («Non è vero che tutto fa
brodo», «Con quella bocca può dire ciò che vuole», «Il brandy che
crea un'atmosfera»...), egli fu per oltre quarant'anni un amabile
"mostro sacro" nel vivace panorama dell'Umorismo nazionale.
Inaugurare con Marcello Marchesi questa nuova rubrica de Il
Carabiniere mi è sembrato peraltro quasi d'obbligo: intanto per
restituire ad un autentico Maestro del Sorriso, oggi forse
piuttosto dimenticato, l'attenzione e l'ammirazione che merita; e
un po' per nostalgia e gratitudine, avendo avuto la gioia e l'onore
di conoscerlo personalmente negli anni Settanta, con altri compagni
di gioco, nella piccola redazione romana di Clown (giornale
satirico-umoristico di belle speranze ma di non lungo avvenire), al
quale l'illustrissimo "Signore di mezza età" forniva generosamente
la sua entusiastica e radiosa benedizione.
Nato a Milano nel 1912, laureatosi in giurisprudenza, Marchesi
preferì ben presto seguire la sua insopprimibile indole di autore
comico piuttosto che codici, pandette e aule di tribunali.
Fece a lungo sodalizio con un altro umorista di classe: Vittorio
Metz. Lo stesso Marchesi così raccontava la loro prima
sceneggiatura del film Imputato, alzatevi!, esilarante commedia con
Erminio Macario per la regia di Mario Mattoli: «Presi
dall'entusiasmo, riempimmo i dialoghi di tante battute che il
pubblico non aveva il tempo di ridere: se rideva ne perdeva metà,
una coprendo di risate le battute pari, l'altra le dispari». Seguì,
sempre con Metz, una lunga serie di nuovi film di successo, come
Totò cerca casa, Totò sceicco, Bellezze in bicicletta, Siamo uomini
o caporali?, Susanna tutta panna...
Di questo irrefrenabile generatore di allegria (non a caso, la sua
prima trasmissione televisiva, nel 1954, si chiamava Invito al
sorriso), restano molte altre indelebili tracce, disseminate in
numerosi libri sotto forma di massime, aforismi, proverbi,
nonsense, intuizioni, provocazioni, illuminazioni... Qualche
spassoso esempio: «Il primo abbonato al telefono non sapeva a chi
telefonare». «Nessuna nuora, buona nuora». «Perché denunciare il
reddito, dopo il bene che vi ha dato?». «Il mondo è fatto a scale:
chi è furbo prende l'ascensore». «Anche un cretino può scrivere un
saggio, ma non viceversa». E ancora, sottilissima: «Non si vive di
Ricordi; solo Giuseppe Verdi c'è riuscito». Per concludere con
l'insuperabile: «Due rette parallele si incontrano all'infinito,
quando ormai non gliene frega più niente a nessuna delle due». E
senza infine dimenticare la mitica: «Anche le formiche, nel loro
piccolo s'incazzano», presa successivamente a prestito da Gino
& Michele per intitolare la loro fortunata antologia di
battute.
Marcello Marchesi morì nell'estate del 1978, a poco meno di 66
anni: spinto da un'onda, batté il capo sugli scogli del mare di
Cabras, vicino ad Oristano. A vecchie e nuove generazioni ha
insegnato a giocare anche con la leggerezza dell'essere, invitando
sempre all'ottimismo e alla saggezza. In sostanza: a ridere,
sorridere, riflettere, pensare. (1.
continua) |