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LOTTA AL CRIMINE 24 ORE SU 24
Carte false, clienti
veri
Arrestato in provincia di Foggia un
falsificatore romeno: realizzava carte d'identità e altri documenti
contraffatti per stranieri senza permesso di soggiorno e italiani
finiti nei guai con la giustizia
Intuito, perseveranza e un pizzico di
fortuna. Così i carabinieri di San Severo sono riusciti a
smantellare una centrale per la falsificazione
di documenti e ad arrestare il capo della banda, un romeno di
trent'anni. I militari del Comando Provinciale di Foggia, guidato
dal colonnello Vito Diomeda, sapevano da un paio di settimane che
nel Comune pugliese giravano strane carte d'identità valide per
l'espatrio. E non soltanto: anche carte di circolazione per
regolarizzare automobili probabilmente rubate e assicurazioni in
realtà inesistenti. Il pomeriggio dell'8 gennaio scorso gli uomini
del Nucleo Operativo della Compagnia di San Severo sono infine
riusciti a bloccare il falsario e ad interrompere il flusso di
documenti contraffatti.
«Avevamo avuto la notizia di questi documenti perfettamente
riprodotti», racconta il maresciallo aiutante Michele D'Anello, «e
per prima cosa ci siamo dati da fare per restringere il campo in
cui operare. Capito che il covo si trovava in pieno centro, ci
siamo messi a controllare gli stranieri della zona. Fingendo di
essere impiegati per un servizio di viabilità, fermavamo le auto e
chiedevamo ai conducenti di mostrarci patente e libretto». Ed è qui
che il falsario si è tradito. Dopo avere controllato una decina di
berline, i militari di San Severo hanno notato un romeno alla guida
di una Bmw. E lo hanno fatto accostare.
«Anche a lui abbiamo chiesto i documenti», prosegue nella
ricostruzione l'appuntato Pellegrino Campodipietro, che insieme a
D'Anello, al maresciallo Carmine Pucci e all'appuntato Antonio
Piano, ha messo a segno l'operazione. Nell'esibire i documenti, il
romeno al volante della Bmw blu si è innervosito. Senza una ragione
apparente. Ed è proprio questo che ha insospettito i
carabinieri.
L'uomo, inoltre, anziché consegnare il libretto di circolazione
dell'autovettura di cui era al volante, insieme alla patente,
esibisce ai militari la carta di circolazione di un'altra macchina.
«Una circostanza ambigua», riprende il maresciallo D'Anello, «che
ci ha spinti a seguire l'istinto e a pedinare lo straniero. Perciò
lo abbiamo lasciato andare, fingendo di non avere notato la
confusione che aveva fatto nel maneggiare i documenti».
I militari, però, non l'hanno perso di vista un attimo. «A bordo di
un'auto civetta, lo abbiamo seguito», spiega l'appuntato
Campodipietro, «e infatti poco dopo ci ha condotti proprio nella
centrale di falsificazione. In una palazzina del pieno centro
storico, lo abbiamo visto entrare in un portone e salire le scale.
Individuato l'appartamento in cui si era recato, abbiamo fatto
scattare immediatamente il blitz». L'incursione nella casa del
romeno non ha lasciato spazio a dubbi: i carabinieri lo hanno
sorpreso a scannerizzare un'assicurazione falsa. Nel corso della
perquisizione, poi, sono state recuperate prove inconfutabili circa
l'attività illecita del trentenne.
Nel monolocale della provincia di Foggia, gli investigatori hanno
recuperato materiale per la plastificazione, una stampante a colori
e perfino dei finti sigilli di Stato. Quei timbri, cioè, che
vengono applicati sui documenti proprio per certificarne
l'autenticità, e per il cui possesso non giustificato è prevista
un'aggravante. Nel suo computer, invece, c'erano un centinaio di
file con i modelli delle carte da riprodurre. Alcune erano già
pronte, con tanto di foto, nome e indirizzo. Vi erano documenti
intestati a stranieri, ma anche a italiani che probabilmente hanno
dei guai con la giustizia. La foto è autentica, ma non il nome: per
questo i "clienti" del falsificatore, per il momento, non sono
stati identificati. A questo mirerà la seconda parte
dell'indagine.
Ciò che preoccupa gli inquirenti, infatti, è che oltre alle
patenti, alle assicurazioni e alle carte di circolazione, sono
state falsificate molte carte d'identità valide per l'espatrio
nella Comunità Europea. Una circostanza che ha aggravato
ulteriormente la posizione del romeno, poiché in questo modo gli è
stata contestata anche l'accusa di avere violato le norme
antiterrorismo. Dal suo interrogatorio non sono emersi particolari
utili a risalire a chi aveva interesse a procurarsi un documento
falso. «L'arrestato ci ha spiegato di non avere i loro numeri di
telefono o altri recapiti», aggiunge il maresciallo D'Anello. «Nel
momento in cui gli veniva commissionato un "lavoro", infatti,
veniva anche stabilito un appuntamento per la consegna. Nessun
contatto utile da cui ripartire, quindi, almeno secondo quanto
detto dall'uomo, che ha solo confessato di avere percepito 50 euro
per ogni documento falsificato». |
Roberta Catania
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