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L'OPINIONE
Storia del
paradiso
Il terribile sisma che nella notte del
12 gennaio ha squassato l'isola caraibica, provocando migliaia di
morti e danni ancora difficili da quantificare, ha portato
all'attenzione del mondo un Paese poco conosciuto ai
più
Un cataclisma di inaudita violenza -
a tutt'oggi, i morti a causa del terremoto sono stati oltre
170mila, ma mentre scriviamo ancora si scava fra le macerie e
potrebbero aumentare - ha richiamato l'attenzione delle cronache di
tutto il mondo sulla storia, il sistema politico, le condizioni
socio-economiche di Haiti. Un Paese che, fino a quel momento,
esisteva sulle carte geografiche, ma che pochi conoscevano se non
per i lontani e approssimativi ricordi frutto di letture giovanili
di avventura - fra le altre isole, a Nord della penisola che ospita
la capitale, Port-au-Prince (poco più di 700mila abitanti, con un
agglomerato urbano di quasi due milioni), c'è La Tortuga, a lungo,
nei secoli scorsi, il porto dei pirati che infestavano le acque
circostanti - o per ragioni strettamente turistiche (il clima
tropicale, 25 gradi a gennaio e 29 a luglio nella capitale). Haiti
confina ad Est con la Repubblica di Santo Domingo (uno dei più noti
e confortevoli "paradisi fiscali" al mondo), ed è bagnata a Nord
dall'Atlantico e per il resto dal Mare dei Caraibi.
C'è un dato di cronaca, dopo il cataclisma, che pare la metafora
della storia e dell'economia dell'isola intera: mentre nella parte
meridionale, devastata dal sisma, si lavorava per estrarre i
superstiti dai detriti delle case, dagli alberghi e dagli edifici
crollati, in quella settentrionale, rimasta indenne, si giocava a
golf, secondo uno di quegli stereotipi che paiono
contraddistinguere le condizioni economiche e sociali dei Paesi
poveri e di quelli ricchi, o anche solo una piccola frazione,
quella più fortunata e frequentata dal turismo internazionale, del
territorio dei primi.
Resta il fatto - ulteriormente aggravato dai disastrosi effetti del
terremoto - che Haiti è il Paese più povero dell'emisfero
occidentale, l'ultimo al mondo, secondo l'Indice dei progressi
registrati per longevità e livello delle condizioni di vita (Human
Development Index, Hdi), al di fuori dell'Africa. All'ultimo
censimento, nel 2003, la popolazione del Paese ammontava a oltre
otto milioni di abitanti (8.373.750, per la precisione), a poco più
di nove (9.005.000) secondo le Nazioni Unite, e dovrebbe essere
oggi, sempre secondo l'Onu, poco oltre i dieci milioni su un
territorio di 27.700 chilometri quadrati. I dati socio-economici
rivelano che la sua economia è stata, a lungo, caratterizzata da
grande instabilità, da un'inflazione elevata, da un forte debito
internazionale, dai contraccolpi della situazione mondiale sul già
modesto commercio con l'estero; il reddito pro capite, per oltre
quarant'anni, era diminuito dello 0,7 ogni anno ed è - per il 50
per cento della popolazione - intorno, poco più poco meno, a un
dollaro al giorno. Ancora nel 2003, il 59,2 per cento degli
haitiani viveva di agricoltura.
Haiti - anche se negli ultimi anni l'inflazione è calata e il
Prodotto interno lordo è aumentato, sia pur di modeste proporzioni
- riceve aiuti dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario
internazionale all'interno del programma per i Paesi poveri
altamente indebitati (Heavely Indebted Poor Country, Hipc); nel
2004 ha ottenuto più di un miliardo di dollari di aiuti, oltre ai
400 milioni ricevuti in precedenza, per un totale di oltre due
miliardi di dollari in tutti i precedenti dieci anni. Avrebbe, in
ogni caso, qualche probabilità di risollevarsi ed entrare
stabilmente nel novero dei Paesi in via di sviluppo solo se
cessassero le violenze e l'instabilità politica che ancora ne
penalizzano l'economia e ne affliggono la popolazione. Le
aspettative di vita sono basse: 50-58 anni per i maschi, 52-54 per
le femmine, condannate da un indice di fertilità, nel 2004, di 3,9
nati ognuna; la mortalità infantile era, nel 2005, pari a 83
decessi ogni 1.000 nati vivi.
Nel Cinquecento, l'isola era stata popolata da migliaia di schiavi
provenienti dall'Africa e importati dagli spagnoli che la
controllavano. Caduta successivamente nelle mani della Francia,
Haiti, nel 1791, a due anni dalla caduta della Bastiglia a Parigi e
dall'esplosione della Grande Rivoluzione che avrebbe portato alla
fine della monarchia di Luigi XVI, aveva dato inizio a una rivolta,
durata ben 13 anni, nel corso della quale, nel 1801, uno dei capi
ribelli, Toussaint Louverture, aveva posto fine alla schiavitù.
Deportato Louverture in Francia, era stato uno dei suoi generali,
Jean-Jacques Dessalines, a sconfiggere, infine, i francesi,
gettando le basi della proclamazione dell'indipendenza - primo
Stato "nero" al mondo a raggiungerla -, ufficializzata il 1°
gennaio del 1804. A metà dell'Ottocento - dopo essere stata
governata da alcuni autocrati che si erano proclamati re - Haiti
era diventata Repubblica, per finire poi, dal 1915 al 1934, sotto
il controllo degli Stati Uniti.
Ma è dalla metà degli anni Cinquanta che incomincia la vera storia
di Haiti quale è oggi e alla quale si devono le ultime
vicissitudini che incidono ancora sulla difficile realtà odierna.
Dal 1957 al 1964, l'isola era stata governata da François Duvalier,
cui era succeduto il figlio, Jean-Claude, costretto poi a lasciare
il Paese nel febbraio del 1986. Nel dicembre 1990, padre
Jean-Bertrand Aristide era stato eletto Presidente; deposto il 30
settembre 1991 e costretto all'esilio, era tornato in patria nel
giugno del 1993 per essere, però, ancora una volta costretto ad
abbandonarlo. Dal febbraio 1996 al febbraio 2001, c'è René Préval
alla guida del Paese: a lui succede ancora una volta Aristide in
una sorta di continua alternanza.
Oggi il Presidente della Repubblica di Haiti è di nuovo René
Préval, nominato il 14 maggio 2006: il suo programma è quello di
restaurare la stabilità politica nel Paese e risanarne l'economia.
Préval, nato il 17 gennaio 1943, è figlio di un uomo politico
esiliato nel 1963. Dopo aver studiato agronomia in Belgio,
rientrato in patria aveva contribuito alla caduta di Duvalier,
divenendo uno degli uomini più vicini a padre Aristide che, una
volta Presidente, lo aveva nominato, nel febbraio del 1991, primo
ministro, carica che, nel settembre dello stesso anno, aveva dovuto
lasciare. Malgrado, nel febbraio 1996, avesse vinto le elezioni
presidenziali con l'88 per cento dei voti, nel 1999, a causa
dell'insorgenza di controversie col Parlamento, aveva governato
solo per decreto. Dopo il ritorno di Aristide, si era infine
ritirato dalla politica, per rientrarci inaspettatamente come
successore di Boniface Alexander.
Un dato paradigmatico della costante precarietà della situazione
haitiana - un caso quasi unico e solo paragonabile a quelli di
altri Paesi dell'America latina o dell'Africa - è che nel 1995, sia
le Forze armate di mare e di terra, sia la Polizia e l'Aviazione
militare erano state smantellate: la Polizia per essere sostituita
da un provvisoria Forza di sicurezza, subito disciolta, a sua
volta, per dar vita a una Polizia Nazionale di Haiti (Pnh); mentre
una piccola Guardia costiera di trenta persone prendeva il posto
della Marina Militare. |
Piero Ostellino
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