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SOCIETA'
Il parere
Ricordo, dunque sono
In questa pagina il noto psichiatra e
sociologo affronta argomenti di scottante attualità. E i lettori
avranno la possibilità di rivolgergli domande su tematiche
specifiche di loro interesse, che offriranno l'opportunità per
riflessioni ed approfondimenti.
Ogni tanto arrivano dagli ambienti scientifici internazionali
notizie sconvolgenti. Un gruppo di ricercatori americani, ad
esempio, sta da tempo lavorando a un'ipotesi che qualcuno ha già
definito rivoluzionaria: un farmaco in grado di gestire la memoria,
ovvero di cancellare i ricordi brutti lasciando alla coscienza
soltanto quelli positivi.
Il vero obiettivo, in realtà, è quello di annientare il senso di
colpa. Già. Perché uno degli elementi più importanti - e funzionali
- della memoria è rappresentato proprio da ciò che si sedimenta
nella nostra coscienza sotto forma di rimorso. È chiaro, infatti,
che se un individuo compie un atto efferato - ad esempio, uccide
una persona - il meccanismo della memoria, unito al senso morale,
alla paura delle ripercussioni sociali, aiuta quella persona a
provare disprezzo e risentimento verso se stessa e quindi a inibire
- almeno parzialmente - l'idea di poter ripetere quel gesto. Se
invece un individuo potesse, attraverso l'assunzione di molecole
chimiche, dimenticare il gesto colpevolmente compiuto, sarebbe
facilitato a reiterarlo innumerevoli altre volte. Con conseguenze
incalcolabili sull'ordine e la pace sociali.
Non a caso la scoperta dei ricercatori americani trova un'immediata
applicazione nel settore bellico: essa permetterebbe, in teoria, di
"costruire" soldati incuranti delle situazioni drammatiche in cui
si potrebbero venire a trovare, e dunque "psicologicamente
invulnerabili". E questo perché il meccanismo della memoria è alla
base di ciò che comunemente si chiama "esperienza di vita", nella
misura in cui la persona "esperta" è quella che è in grado di
riconoscere gli errori compiuti e di maturare, evitando di
ripeterli all'infinito.
Si potrebbe rispondere ai ricercatori che senza memoria non può
esserci una vera maturazione dell'individuo. È nel ricordare una
determinata persona della propria infanzia o un certo episodio
particolarmente emozionante che un individuo definisce la sua
storia, soprattutto dal punto di vista emotivo. La stessa identità
individuale si costruisce sulla memoria dei nostri atti emotivi,
esattamente come una stalattite cresce dalla parete rocciosa grazie
alla continua infiltrazione dell'acqua che l'attraversa, goccia
dopo goccia, strato dopo strato. Se si interrompe (o si tende a
vanificare) questo semplice meccanismo, la crescita individuale
diviene inevitabilmente più fragile.
E non è tutto. Lo stesso discorso potrebbe farsi anche per la
memoria collettiva, che non è la semplice sommatoria delle singole
memorie, bensì qualcosa che s'apprende attraverso esperienze comuni
che si sedimentano poi nelle coscienze individuali, come potrebbe
accadere, ad esempio, a causa di uno spaventoso evento
naturale. |
Paolo Crepet
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