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Il parere

Ricordo, dunque sono

In questa pagina il noto psichiatra e sociologo affronta argomenti di scottante attualità. E i lettori avranno la possibilità di rivolgergli domande su tematiche specifiche di loro interesse, che offriranno l'opportunità per riflessioni ed approfondimenti.


Paolo Crepet Ogni tanto arrivano dagli ambienti scientifici internazionali notizie sconvolgenti. Un gruppo di ricercatori americani, ad esempio, sta da tempo lavorando a un'ipotesi che qualcuno ha già definito rivoluzionaria: un farmaco in grado di gestire la memoria, ovvero di cancellare i ricordi brutti lasciando alla coscienza soltanto quelli positivi.

Il vero obiettivo, in realtà, è quello di annientare il senso di colpa. Già. Perché uno degli elementi più importanti - e funzionali - della memoria è rappresentato proprio da ciò che si sedimenta nella nostra coscienza sotto forma di rimorso. È chiaro, infatti, che se un individuo compie un atto efferato - ad esempio, uccide una persona - il meccanismo della memoria, unito al senso morale, alla paura delle ripercussioni sociali, aiuta quella persona a provare disprezzo e risentimento verso se stessa e quindi a inibire - almeno parzialmente - l'idea di poter ripetere quel gesto. Se invece un individuo potesse, attraverso l'assunzione di molecole chimiche, dimenticare il gesto colpevolmente compiuto, sarebbe facilitato a reiterarlo innumerevoli altre volte. Con conseguenze incalcolabili sull'ordine e la pace sociali.

Non a caso la scoperta dei ricercatori americani trova un'immediata applicazione nel settore bellico: essa permetterebbe, in teoria, di "costruire" soldati incuranti delle situazioni drammatiche in cui si potrebbero venire a trovare, e dunque "psicologicamente invulnerabili". E questo perché il meccanismo della memoria è alla base di ciò che comunemente si chiama "esperienza di vita", nella misura in cui la persona "esperta" è quella che è in grado di riconoscere gli errori compiuti e di maturare, evitando di ripeterli all'infinito.

Si potrebbe rispondere ai ricercatori che senza memoria non può esserci una vera maturazione dell'individuo. È nel ricordare una determinata persona della propria infanzia o un certo episodio particolarmente emozionante che un individuo definisce la sua storia, soprattutto dal punto di vista emotivo. La stessa identità individuale si costruisce sulla memoria dei nostri atti emotivi, esattamente come una stalattite cresce dalla parete rocciosa grazie alla continua infiltrazione dell'acqua che l'attraversa, goccia dopo goccia, strato dopo strato. Se si interrompe (o si tende a vanificare) questo semplice meccanismo, la crescita individuale diviene inevitabilmente più fragile.

E non è tutto. Lo stesso discorso potrebbe farsi anche per la memoria collettiva, che non è la semplice sommatoria delle singole memorie, bensì qualcosa che s'apprende attraverso esperienze comuni che si sedimentano poi nelle coscienze individuali, come potrebbe accadere, ad esempio, a causa di uno spaventoso evento naturale.
Paolo Crepet