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Tra il minuscolo e l'immenso

L'Argentina, un Paese sconfinato e sempre diverso, dove si può passare dai colorati barrios di Buenos Aires ai lividi ghiacciai della Patagonia. Ritrovando ovunque la stessa magia

«Qui non ci sono voci. C'è quello che si vede e basta… qui non c'è nulla di cui parlare se non del paradosso patagonico... non c'è un campo intermedio. O l'enormità del deserto o la vista di un piccolissimo fiore. In Patagonia si deve necessariamente scegliere tra il minuscolo e l'immenso».

Sarebbe bello poter spiegare la Patagonia e i diversi territori dell'Argentina usando semplicemente la frase di uno dei tanti scrittori che, come Paul Théroux, hanno viaggiato in quelle lande sconfinate. Ma non sarebbe sufficiente. Non per raccontare un Paese tanto vasto (circa 2.800.000 km quadrati, l'ottavo al mondo per estensione) ed al tempo stesso così variegato da un punto di vista naturalistico e paesaggistico.

Quando si parla di Argentina, Patagonia, Terra del Fuoco, in maniera quasi immediata si pensa a luoghi ai confini del mondo, estremi, dove la natura prende il sopravvento sull'uomo. Questo nostro viaggio virtuale muove tuttavia i suoi primi passi da una città tra le più grandi del Pianeta: Buenos Aires. La capitale del Paese, che si sviluppa lungo una sponda dell'estuario del Río de la Plata, sull'Oceano Atlantico, può contare circa 13 milioni di abitanti, se si considera l'intera area metropolitana, e costituisce il principale punto di riferimento economico e finanziario dell'Argentina, nonché un florido centro culturale.

Osservarla dagli oblò di un aereo è davvero spettacolare: si presenta come un reticolato geometrico di luci e strade, struttura urbanistica perfettamente regolare che consente al turista di muoversi agilmente per le grandi e trafficate strade senza mai perdere l'orientamento. Buenos Aires si suddivide in quasi cinquanta barrios o quartieri, ognuno dei quali esprime un proprio carattere, e i portenos (gli abitanti della città in senso stretto, che devono questo nome all'influenza che la vita del porto ha avuto sullo sviluppo metropolitano) esprimono grande attaccamento al loro barrio d'origine, di cui condividono lo stile di vita e la cultura. È quasi impossibile descrivere tutti i barrios, pertanto ci soffermeremo solo su quelli che maggiormente rappresentano questa città dai mille volti.

Il cuore di Buenos Aires è senza dubbio Plaza de Mayo, su cui si affaccia la famosa Casa Rosada, sede del Governo argentino, così chiamata per il caratteristico colore rosa della sua facciata. La notorietà di Plaza de Mayo è legata ai tragici eventi storici che hanno segnato la travagliata storia dell'Argentina. La Piazza, che per anni è stata il luogo ove le madri dei desaparecidos hanno pianto e reclamato i loro cari misteriosamente scomparsi, oggi è punto di incontro per i cittadini che trascorrono il loro tempo al fresco di alberi secolari.

La storia del Paese si deve necessariamente associare ad una nota figura femminile, tanto amata dal popolo che ancora oggi ne venera il mito: Evita Perón. L'amore per questa donna, divenuta famosa perché moglie di Juan Domingo Perón, ex Presidente dell'Argentina, è tangibile ovunque, basta contare le piazze e le statue a lei dedicate. Presso Recoleta, quartiere ricco di negozi delle grandi firme, bar e bistrot, sorge il Cimitero monumentale ove Evita riposa.

Ma il barrio più caratteristico di Buenos Aires è senz'altro la Boca (il richiamo alla squadra di calcio non è casuale, in quanto proprio qui ha sede lo stadio del Club Atlético Boca Juniors). Questo quartiere, primo approdo degli italiani, soprattutto genovesi, che arrivarono in Argentina in cerca di fortuna, si caratterizza per le splendide facciate delle case dai colori vivaci e sgargianti che donano all'ambiente un tocco di allegria, contagiosa per le centinaia di persone che, ogni giorno, amano pranzare nei tanti ristoranti della zona, un tempo veri e propri templi del tango.

Spostandosi dalla confusione metropolitana verso le regioni centrali, si trova la Pampa, insieme di ampie distese di terre fertili dove si pratica in abbondanza l'allevamento di bovini e ovini. Dei gauchos, i mandriani o cowboy tipici di questa zona, la migliore definizione la diede Jorge Luis Borges, a sua volta nativo di Baires, cogliendone tutta l'essenza di «pastori di bestie selvagge, saldi sul cavallo del deserto, domato al mattino, veloci a prendere il lazo, marchiatori, mandriani, capiguardiani, talvolta banditi…».
Ma il vero viaggio in Argentina inizia quando il nostro aereo prende la rotta verso Sud, il grande Sud che ci ha tramandato leggende di esploratori partiti e mai ritornati, di scoperte di nuove terre tanto belle quanto ostili, raccontate da autori celebri come l'inglese Bruce Chatwin, che vi ha ambientato nel 1977 il suo famosissimo diario di viaggio In Patagonia.

Il primo grande ostacolo di queste lande desolate è senza dubbio il clima. La Patagonia è infatti costantemente battuta da venti fortissimi provenienti da Ovest ed arrestati solo dalla Cordigliera Andina, che costituisce una barriera invalicabile. Prima tappa, dunque, la Penisola di Valdés, una riserva naturale, dal 1999 Patrimonio dell'Umanità, nata per tutelare importanti specie animali, quali la balena franca, visibile in determinati periodi dell'anno, l'elefante marino e il pinguino di Magellano. In questa terra dove per chilometri e chilometri non c'è ombra del passaggio dell'uomo e dove non vi è nemmeno la corrente elettrica, tutto è lasciato alle forze primordiali e qui abbiamo la percezione di cosa significhi davvero avere un contatto con la natura incontaminata.

L'avventura a Sud procede. La tappa a seguire è la suggestiva zona del Parco Nazionale dei Ghiacciai, al confine con il Cile. Si tratta di una delle maggiori calotte glaciali al mondo, che comprende circa 47 ghiacciai vallivi. Nella parte meridionale si trovano i più grandi: il Perito Moreno, il Ghiacciaio Upsala e il Ghiacciaio Spegazzini. Le loro acque convergono tutte verso il Lago Argentino, bacino il cui caratteristico colore azzurro-verde smeraldo è dovuto all'alto contenuto di una polvere (il latte glaciario) ottenuta dall'abrasione continua dei ghiacciai contro i letti rocciosi.

Durante una navigazione suggestiva ed unica attraverso iceberg dalle incredibili La scultura di ghiaccio di un iceberg dimensioni, si possono ammirare da molto vicino tutti e tre i ghiacciai, mentre il Perito Moreno è raggiungibile anche via terra. Da percorsi su pontili in legno si vede questa straordinaria creazione della natura che lascia lo spettatore incantato di fronte ad uno spettacolo difficile da dimenticare. Oltre alla bellezza dei colori e alla sontuosità di questa vera e propria montagna di ghiaccio, il cui fronte è alto dai 30 agli 80 metri, di tanto in tanto si odono anche boati impressionanti dovuti alle esplosioni provocate dall'acqua infiltrata all'interno del ghiaccio.

Solo la consapevolezza che il nostro viaggio debba proseguire ancora più a Sud ci dà la forza di salutare questi posti stupefacenti. E infatti, last but not least, visitiamo la Terra del Fuoco, il cui capoluogo, Ushuaia, non solo è la città più meridionale dell'Argentina, ma anche del mondo. Non a caso, appena atterrati, un cartello a caratteri cubitali avverte che siamo arrivati alla "Fin del Mundo". È un posto lontano da tutto, un piccolissimo punto su una mappa, dove inimmaginabili paesaggi si fondono alla quiete che si respira. Qui la natura si manifesta in tutta la sua magnificenza, stabilendo con l'uomo un intimo e tacito accordo di protezione reciproca. Sono tante le attrattive di questa cittadina, con le sue colorate case dai tetti spioventi, tipici dei posti dove la neve è presente per gran parte dell'anno. Certamente, però, la più grande ed intensa sensazione che questo luogo regala al visitatore è sapere che oltre l'orizzonte, oltre il Canale Beagle, c'è il mistero e il fascino di una terra ancor più estrema: il Polo Sud.

Recarsi in Patagonia, insomma, non equivale a fare un semplice viaggio. È piuttosto un'esperienza di vita, un cammino anche interiore, che fa di ciascun visitatore non un semplice turista, ma un vero e proprio avventuriero alla scoperta delle radici del mondo e di se stesso.
Caterina Baccillieri