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Da giardinieri a rapitori mancati

Una coppia agiata si trasferisce in una villa sfarzosa nella campagna fiorentina e finisce nel mirino di due malviventi che tentano di rapirla. Ma le cose non vanno come previsto...

I carabinieri della Stazione Tavarnelle Val di Pesa Due giardinieri in difficoltà economiche tentano il colpo grosso: in paese si è appena trasferita una coppia benestante e i due uomini, in bolletta, si organizzano con passamontagna e mimetica per mettere in atto un sequestro lampo.

La realtà, però, è più complicata di un film giallo e i due uomini non riescono neanche a portare via la donna, perché messi in fuga da un vecchio contadino che arava i campi nei pressi del luogo dell'agguato. Come se non bastasse, poi, saltato il piano (e andato in fumo l'eventuale riscatto), sono anche arrivate le manette. I Carabinieri del Comando Provinciale di Firenze, guidato dal colonnello Emanuele Saltalamacchia, sono infatti riusciti ad identificare i colpevoli: il proprietario di una ditta di manutenzione giardini, un toscano di 29 anni, e un suo operaio di 23, anch'esso italiano.

Tutto ha inizio il 7 settembre scorso, quando, alle 9.30, arriva una telefonata al 112. Dal bar della piazza di Borgo San Donato in Poggio spiegano di avere appena accolto la vittima di un tentato sequestro e un vecchietto che l'ha accompagnata in automobile fino in paese. I militari non hanno ancora ben chiaro che cosa sia successo, ma non perdono tempo. Alle 9.45 il Comandante della Stazione Carabinieri di Tavarnelle Val di Pesa è già lì per sentire dai diretti interessati che cosa sia accaduto. Il luogotenente Giuseppe Cantarero ripercorre quei momenti e racconta: «Siamo giunti sul posto e abbiamo trovato la signora, una donna di 40 anni, in stato di choc. Per prima cosa abbiamo chiamato un'ambulanza, nel frattempo ci siamo fatti spiegare cosa fosse successo e la natura dei lividi che aveva in viso e sulle gambe».

Lei, sposata da un anno con un imprenditore che si occupa di acciaio, e proprietaria di un negozio di biancheria intima rapidamente ben avviato, è una persona nota. Trasferita da poco nella provincia toscana, tutti sapevano che la sposa novella aveva coordinato i lavori per la villa faraonica dove lei e il consorte erano da poco andati ad abitare. «Prima della corsa in ospedale», prosegue il luogotenente Cantarero, «la signora ci spiega che mentre passeggiava con il cane nei pressi della sua abitazione, tra le vigne del Chianti, due uomini con indosso la mimetica verde e il volto coperto da passamontagna l'hanno immobilizzata e picchiata. Poi, mentre uno la teneva ferma, la vittima lo ha sentito ordinare all'altro di andare a prendere l'auto». La donna, però, non ci sta a rimanere inerme: grida, si divincola e morde il braccio del suo rapitore nella speranza di salvarsi. Reazioni che le costano care, perché l'uomo la picchia con un bastone. Le urla, comunque, salvano la signora, in quanto attirano l'attenzione di un vecchio contadino che sta curando il proprio orto nei paraggi e si avvicina pensando che qualcuno sia accidentalmente caduto in una trappola messa dai cacciatori. «L'anziano agricoltore», riprende a raccontare il Comandante della Stazione, «si trova faccia a faccia con i sequestratori. Quello che teneva bloccata la donna ha un attimo di cedimento e lei ne approfitta per scappare. La signora corre dietro al vecchino, anche lui spaventato, che nel frattempo era salito in macchina. Entrambi senza cellulare, perché alla donna era stato tolto nella prima fase del tentato sequestro, si dirigono verso il paese. E da lì, dal bar della piazza, parte la telefonata al 112».

Le indagini non sono facili. La vittima sa dire solo che si tratta di due uomini incappucciati e alti un metro e 70. «Per prima cosa», spiega Cantarero, «ho disposto i posti di blocco, mentre io e il brigadiere siamo andati sul posto dell'aggressione a cercare le tracce». Sulla radura ci sono ancora la borsa e le scarpe della donna, i suoi occhiali e uno dei passamontagna degli aggressori. Nelle vicinanze, anche il cane in cerca della padrona. Le indagini partono a largo spettro, come ripercorre il luogotenente: «Abbiamo iniziato a interrogare tutti gli operai che hanno avuto a che fare con la costruzione della villa, perché sospettavamo che qualcuno di loro potesse essere stato colpito dal lusso della costruzione e aver pensato di tentare il sequestro. Chiediamo gli alibi per le 9.30 del 7 settembre e li verifichiamo. Nella rosa dei sospetti rimangono dieci persone. Poi, un testimone ci racconta che a quell'ora, sulla strada principale, aveva notato una "Fiesta" nera accostata al ciglio della strada. Supponendo che fosse quella dei rapitori, ripartiamo da zero verificando chi, tra tutti i sospettati, avesse un'auto di quel tipo. Arriviamo quindi al titolare della ditta di giardinaggio. Lui nega, fino a quando un carabiniere, che ha analizzato tutti i cellulari che si sono agganciati all'antenna di riferimento per la zona dell'aggressione, scopre che il telefono del giardiniere e quello di un suo aiutante erano lì proprio a quell'ora. A quel punto, messo alle strette, il titolare della ditta ha confessato, e subito dopo è crollato anche il suo operaio».

Ricostruire tutta la storia, a questo punto, è facile per i Carabinieri della Stazione di Tavarnelle Val di Pesa: il commerciante di piante era in gravi difficoltà economiche, aveva debiti con privati e con le banche. Perciò era arrivato a pensare di chiedere 150mila euro al marito della donna, avendo notato lo sfarzo della villa appena costruita. Il complice, invece, voleva solo aiutare il principale. Per entrambi è scattato l'arresto per tentato sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina e lesioni personali.
Roberta Catania