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SOCIETA'
Da San Nicola a Babbo
Natale
Personaggio tra i più amati dai
bambini, nasce dal mito di un santo e veste il look della
Coca-Cola: che lo rende sempre trendy
Rappresenta il modello più imitato degli ultimi tempi, conduce una
slitta trainata da renne, ha la barba bianca, le gote rosse, il
girovita non proprio da atleta e un sorriso "calamitico"! Ecco
l'identikit di colui che custodisce i segreti più belli dei nostri
bambini e si consacra nell'immaginario collettivo mondiale come il
più noto personaggio di fantasia, a tal punto da diventare il
testimonial più richiesto dai pubblicitari. Ma chi è davvero Babbo
Natale e dove trova origine il successo di una figura così amata da
adulti e giovanissimi?
Selezionando in un'eterogenea mescolanza di leggende, la versione
cristiana vuole l'odierno e rubicondo Santa Claus (o Klaus)
discendente di San Nicola di Myra (l'antica urbe dell'attuale
Turchia di cui egli divenne vescovo e dove morì, presumibilmente
nel 325 d.C.), proprio per la filantropia che animava il sacerdote,
in Italia più noto come San Nicola di Bari. Le reliquie del santo
furono infatti traslate da alcuni pescatori nel capoluogo pugliese,
dove, per ospitarle, nel 1087 fu eretta la nota basilica, in stile
romanico, caratteristico dell'architettura normanna.
Così, se in alcuni Paesi d'Europa Santa Claus viene ancora
rappresentato con abiti vescovili - la mitra (copricapo liturgico),
il pastorale e una folta barba canuta -, altre versioni riproducono
invece il corpulento "Uomo di Natale" circondato da gnomi e
folletti, fedeli collaboratori amatissimi dai bambini. Il
personaggio britannico, risalente al XVII secolo, è raffigurato con
un lungo mantello di colore verde, simbolo dello spirito della
bontà del Natale, e si trova nell'opera A Christmas Carol di
Charles Dickens come "spirito del Natale presente". Negli Stati
Uniti Santa Claus viene descritto nel 1823 come un signore
corpulento con abiti di vari colori, accompagnato da otto
renne.
In realtà il look di Babbo Natale che conosciamo oggi sarebbe
dovuto alla creatività del pittore e illustratore statunitense
Haddom Sundlom, che creò per l'agenzia pubblicitaria D'Arcy il
Santa Claus utilizzato per reclamizzare la Coca-Cola del Natale
1931, rimasto invariato fino al 1964. Discostandosi dalla
tradizione precedente, che lo raffigurava come uno gnomo vestito di
verde, blu, bianco o rosso, Sundblom si rifece alla descrizione
contenuta nel poema di Clement Moore Twas the Night before
Christmas (1822) e diede vita a un Saint Nicholas più realistico,
allegro e rassicurante, vestito di rosso e bianco (i colori del
logo Coca-Cola). Sundblom stesso dichiarò di avere utilizzato come
modello per i lineamenti di Santa Claus un anziano vicino di
casa.
La figura di Babbo Natale è sempre una viva fonte di ispirazione
per scrittori e artisti, ma rispecchia anche la tendenza sociale
del momento. Molti film, infatti, rappresentano la sua fabbrica di
giocattoli in piena evoluzione, e se in principio si trattava di un
piccolo laboratorio dove era lui in persona a costruire manualmente
ogni balocco, oggi si aprono le porte di una struttura
automatizzata con tanto di moglie "manager" e una serie di elfi
specializzati in varie lavorazioni e magie, simbolo della società
postindustriale in pieno sviluppo.
Non mancano le attenzioni rivolte dai più piccoli al proprio idolo,
con usanze che variano in tutto il mondo. Mettendo da parte l'idea
(commerciale) che Babbo Natale beva solo Coca-Cola, ad esempio, i
bimbi americani e inglesi, alla vigilia della Festa, pensano bene
di lasciargli un bicchiere di latte e dei biscotti, con una bella
carota per la squadra di renne: "generi di conforto" che possano
alleviare le sue fatiche e quelle delle sue accompagnatrici. I
piccoli olandesi, invece, preferiscono sistemare, a disposizione
dell'atteso visitatore, una calza ricolma di carote e fieno.
Anche le letterine a lui dirette sono state oggetto di analisi da
parte dei sociologi, e si è scoperto che le bambine sono più
cortesi, generose e predisposte alla conversazione. Le poste
canadesi hanno addirittura istituito un apposito codice postale per
la corrispondenza diretta a Santa Claus, che ricorda il suo
simpatico «Ho ho ho»: H0H 0H0. Dal 1982 oltre 13mila impiegati si
sono proposti come volontari per rispondere alle missive inviategli
in quantità. In altre circostanze le associazioni caritatevoli
supportano i bimbi delle zone più povere con doni da parte di Babbo
Natale che diversamente essi non potrebbero ricevere.
Circa la sua residenza, beh, molte voci si rincorrono: gli
americani parlano di una dimora al Polo Nord (situato per
l'occasione in Alaska), i canadesi più genericamente al Nord, in
Europa danno credito ai racconti finlandesi che lo vogliono
comodamente sistemato in Lapponia; altri ancora lo collocano in
Svezia o in Groenlandia. Ma c'è di più. Con l'evolversi della
tecnologia, nel Web sono presenti siti che consentono ai bambini di
seguire il percorso di Babbo Natale con veri e propri radar! In
realtà si tratta di un jet dell'U.S. Air Force che decolla da una
base canadese per arrivare a Città del Messico
(www.noradsanta.org)!
"Dettagli", a ben pensarci. Perché ciò che più conta non è sapere
se Santa Claus esista nella realtà oppure no, ma garantire ai più
piccoli una delle magie più belle del mondo: quella di
sognare! |
Giovanna Ranaldo
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