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SOCIETA'
Il parere
L'arte del perder
tempo
In questa pagina il noto psichiatra e
sociologo affronta argomenti di scottante attualità. E i lettori
avranno la possibilità di rivolgergli domande su tematiche
specifiche di loro interesse, che offriranno l'opportunità per
riflessioni ed approfondimenti.
Molti anni fa, nella prefazione di un mio libro, Non siamo capaci
di ascoltarli, auguravo ad un bambino che stava per nascere che gli
fosse regalato del tempo, non dei giocattoli. Oggi quell'augurio lo
rinnoverei con ancor più convinzione e severità. Credo, infatti,
che oggi sia proprio la dimensione del tempo quella che viene più a
mancare nella nostra vita quotidiana. Il che rappresenta un
interessante paradosso: rispetto alla generazione dei nostri nonni,
infatti, possediamo e gestiamo molto più tempo libero. Io, in
generale, trascorro i miei week-end senza lavorare; i miei nonni
lavoravano anche la domenica e così tutte le generazioni prima di
loro.
Il problema, dunque, non è tanto l'avere o non avere tempo, quanto
invece come utilizzarlo. Ed è proprio qui che casca l'asino! Quanti
genitori si preoccupano perché i loro figli tentano di sottrarsi
dall'infernale girotondo cui i bambini sono sottoposti, fatti di
orari densissimi da seguire fedelmente tra piscina e ginnastica,
danza e teatro? Non siamo già noi padri e madri ad insegnare ai
nostri bambini che il tempo deve essere utilizzato in modo
forsennato per fare di tutto e di più, e non già per dedicarlo alla
cura dell'anima?
Ho sempre creduto che l'uomo sia tanto più ricco quanto più
possiede e sa amministrare il proprio tempo. Un mio amico, un
giorno, mi disse: «Bisognerebbe imparare a far funzionare i nostri
computer alla velocità della luce, per poi poter andare a spasso!».
Oggi si sta realizzando quasi l'opposto: stiamo rincorrendo i
computer e tutte le loro meravigliose invenzioni (Facebook,
Messenger, Skype). La tecnologia non ci ha solo permesso di vivere
meglio, ma anche più in fretta. E facciamo fatica ad escogitare
qualcosa di diverso da questo infinito rincorrerci.
Il problema però non è tanto quello di cercare con chi prendersela,
quanto piuttosto vedere cosa fare, soprattutto in rapporto ai
nostri più giovani concittadini. Ritengo infatti che alla base vi
sia un problema educativo. Come insegnare ai nostri figli il valore
del tempo?
Innanzitutto lasciando che i bambini imparino a... perderne un
poco, non affogandoli in mille e spesso inutili attività, e
soprattutto permettendo loro di esprimere la propria creatività
inventando dei giochi anziché limitandosi ad eseguire quelli ideati
da altri. Il tempo necessita di creatività, altrimenti diventa
noia, e i nostri bambini, quando non sono telecomandati da un posto
ad un altro, si annoiano molto, troppo frequentemente.
Ecco perché il tempo non programmato è tanto prezioso: perché aiuta
a godere del tempo stesso, a ricercarne l'uso
migliore. |
Paolo Crepet
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