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Il parere

L'arte del perder tempo

In questa pagina il noto psichiatra e sociologo affronta argomenti di scottante attualità. E i lettori avranno la possibilità di rivolgergli domande su tematiche specifiche di loro interesse, che offriranno l'opportunità per riflessioni ed approfondimenti.


Paolo Crepet Molti anni fa, nella prefazione di un mio libro, Non siamo capaci di ascoltarli, auguravo ad un bambino che stava per nascere che gli fosse regalato del tempo, non dei giocattoli. Oggi quell'augurio lo rinnoverei con ancor più convinzione e severità. Credo, infatti, che oggi sia proprio la dimensione del tempo quella che viene più a mancare nella nostra vita quotidiana. Il che rappresenta un interessante paradosso: rispetto alla generazione dei nostri nonni, infatti, possediamo e gestiamo molto più tempo libero. Io, in generale, trascorro i miei week-end senza lavorare; i miei nonni lavoravano anche la domenica e così tutte le generazioni prima di loro.

Il problema, dunque, non è tanto l'avere o non avere tempo, quanto invece come utilizzarlo. Ed è proprio qui che casca l'asino! Quanti genitori si preoccupano perché i loro figli tentano di sottrarsi dall'infernale girotondo cui i bambini sono sottoposti, fatti di orari densissimi da seguire fedelmente tra piscina e ginnastica, danza e teatro? Non siamo già noi padri e madri ad insegnare ai nostri bambini che il tempo deve essere utilizzato in modo forsennato per fare di tutto e di più, e non già per dedicarlo alla cura dell'anima?

Ho sempre creduto che l'uomo sia tanto più ricco quanto più possiede e sa amministrare il proprio tempo. Un mio amico, un giorno, mi disse: «Bisognerebbe imparare a far funzionare i nostri computer alla velocità della luce, per poi poter andare a spasso!». Oggi si sta realizzando quasi l'opposto: stiamo rincorrendo i computer e tutte le loro meravigliose invenzioni (Facebook, Messenger, Skype). La tecnologia non ci ha solo permesso di vivere meglio, ma anche più in fretta. E facciamo fatica ad escogitare qualcosa di diverso da questo infinito rincorrerci.

Il problema però non è tanto quello di cercare con chi prendersela, quanto piuttosto vedere cosa fare, soprattutto in rapporto ai nostri più giovani concittadini. Ritengo infatti che alla base vi sia un problema educativo. Come insegnare ai nostri figli il valore del tempo?

Innanzitutto lasciando che i bambini imparino a... perderne un poco, non affogandoli in mille e spesso inutili attività, e soprattutto permettendo loro di esprimere la propria creatività inventando dei giochi anziché limitandosi ad eseguire quelli ideati da altri. Il tempo necessita di creatività, altrimenti diventa noia, e i nostri bambini, quando non sono telecomandati da un posto ad un altro, si annoiano molto, troppo frequentemente.

Ecco perché il tempo non programmato è tanto prezioso: perché aiuta a godere del tempo stesso, a ricercarne l'uso migliore.
Paolo Crepet