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Vogliamo parlare di fortuna? O di fato, destino, sorte,
provvidenza, ventura, buona stella, e chi più ne ha più ne metta?
Il tempo è quello giusto, tra la fine di un anno che se ne va e
l'inizio di uno nuovo - e promettente - che viene. Tempo di
oroscopi, di speranze, di sogni. E naturalmente di proverbi.
Tantissimi, sull'argomento. E spesso curiosi, come sempre.
Beneaugurante mi sembra questo, che propongo nella versione ligure,
ma che è diffuso un po' ovunque: Chi nasce bello nasce affortûnôu
(Chi nasce bello nasce fortunato). E chi nasce brutto? Beh, nessuno
nasce brutto, no?...
Sempre dalla Liguria, per indicare una persona baciata dalla buona
sorte, si dice: Là t'và mei pù che nà capa an frà (Ti va meglio che
un saio al frate). Al contrario, per chi non riceve benevoli favori
dal destino, vale questo detto del Veneto, piuttosto colorito ed
efficace: Co uno xe sfortunà, anca s'el se senta, ghe piove sul da
drio (Quando uno è sfortunato, anche se si mette seduto gli piove
sul didietro). Peggio di così!...
In Lombardia, invece, invitano a riflettere che La fortuna l'è da
chi la voeul (La fortuna è di chi la vuole, cioè di chi la cerca e
la persegue con tenacia e impegno). Un po' come sostengono nelle
Marche, con quest'altro monito popolare che ben caratterizza
l'intraprendenza degli abitanti di quella regione: Se coll'antri
non voli gnènte a che fa', abbi de lo tua e datte da fa' (Se non
vuoi avere bisogno degli altri, cerca d'avere del tuo e datti da
fare). Né si discosta da tale concetto il bell'adagio genovese A
sfôrtuna a l'é 'n grifun, ch'ö gïa in gïo ä testä dô belinôn (La
sfortuna è un grifone che gira intorno alla testa
dell'incapace).
Fra i più belli e istruttivi, però, c'è sicuramente questo
proverbio siciliano che, alla stregua di un nobile motto
cavalleresco, s'ispira al coraggio e alla forza d'animo: Cori forti
cunsuma la mala sorti (Cuore forte consuma, cioè annienta, la
malasorte).
La fortuna, si sa, non è come la legge. Non è uguale per tutti.
Intanto, perché la natura umana è così caleidoscopica e variegata
da non poterla facilmente esemplificare e codificare: infatti, in
base agli usi, all'ambiente, all'educazione, al carattere e ad
altre infinite concause, ognuno di noi può reputarsi fortunato o
sfortunato (o felice e infelice) secondo un'individuale valutazione
o secondo il gradimento. C'è chi si accontenta di poco (Picca pane,
picca pene, Poco pane, poche pene, dicono nel Salento); e c'è chi,
al contrario, esalta l'ambizione e il diritto-dovere di raggiungere
traguardi elevati, come proclama questo detto valdostano: L'est
gramo lo caporal que pense pà a venir general (È triste il caporale
che non pensa a diventare generale). Probabilmente, come l'antica
saggezza comanda, la verità sta nel mezzo. Insomma, ci sarà sempre
chi emerge, aiutato dalla buona sorte, e altri che non avranno lo
stesso favorevole destino...
Ce lo insegna una volta di più la meravigliosa - e sempre un po'
fatalistica - tradizione napoletana, con questa serie di proverbi,
particolarmente pittoreschi e intensi anche nella forma lessicale:
Accussì va 'o munno: chi nata e chi va a ffunno (Così va il mondo:
chi nuota e chi affonda). E ancora: 'A carta vène e 'o jocatore
s'avanta (La carta viene ed il giocatore se ne vanta), volendo
rimarcare, con tale immagine, che spesso ci si gloria di un
successo o di una fortuna dovuti più al caso benigno che alla
propria abilità. E quest'altro: Se me metto a ffà cappielle,
nàsceno criature senza capa (Se mi metto a fabbricare cappelli,
nascono bimbi senza testa), iperbolica riflessione di chi si
considera perseguitato da una sfortuna abissale. Di non minore
effetto è quanto sentenziano i calabresi: Si cu è destinatu 'u mora
a lu scuru, avojia 'u si hacia mastru candilaru (Chi è destinato a
morire al buio, a niente gli servirà essere stato un mastro
candelaro, un artigiano, cioè, che ha fabbricato candele per tutta
la vita). Di contro, Cu è furtunatu, su' jetti a mari assumma cu'
culu chinu 'i calamari (Chi è fortunato, se lo butti a mare, viene
a galla con il sedere pieno di calamari). E c'è chi ritiene che
proprio da questo pittoresco e colorito proverbio derivi
l'equazione didietro=fortuna...
Il fatalismo è di casa anche fuori d'Italia, naturalmente. Lo
dimostra ad abundantiam questo proverbio africano, che così recita:
La mattina, puoi svegliarti anche prima dell'alba, ma il tuo
destino si è sempre svegliato mezz'ora prima di te. Analogamente,
l'antica saggezza cinese ammonisce che Colui che nasce non protetto
dagli dèi, anche se cadrà all'indietro si romperà il naso.
Proverbio, peraltro, che in quasi identica forma è presente anche
nella tradizione friulana: Cui ch'al nàs sfortunât, ancje s'al cole
par daûr si romp el nâs. Sempre in Cina, infine, con maschilistica
ironia (...meglio non farne cenno con le nostre gentili signore),
sentenziano: A ciascuno di noi il fato ha destinato una donna. Se
riusciamo a sfuggirle, siamo salvi.
Tornando ai patri lidi, troveremo che in tutte le regioni sono
ricorrenti i moniti a non fidarsi poi eccessivamente della fortuna,
la quale - cieca e volubile com'è - potrebbe non durare in eterno:
Chie faghe trinta non semper faghe trintunu, Chi fa trenta non
sempre fa trentuno, ricordano in Sardegna. Ma, analogamente, non ci
si deve mai abbattere nelle situazioni poco propizie, come appunto
ci sollecita un diffuso proverbio salentino, aprendoci il cuore
alla speranza con questa bellissima metafora: Quantu cchiù forte
chiove, cchiù prestu scampa (Quanto più forte piove, più presto
tornerà il sereno).
C'è infine la superstizione. Che per quanto concerne destino,
fortuna, jella e affini, gioca sempre un ruolo importantissimo, non
soltanto nel nostro amato Bel Paese, ma in tutte le
latitudini.Voltaire, Goethe, Churchill, e perfino Napoleone, hanno
detto la loro sull'argomento. Ma, a tale riguardo, l'autentica
pietra miliare è questa riflessione, intensamente partenopea, di
Eduardo De Filippo: "Essere superstiziosi è da ignoranti. Ma non
esserlo porta male". Concludiamo con una curiosa consuetudine
siciliana. In alcune zone dell'isola, contro il malocchio si
propone il seguente rimedio, che in qualche misura cerca di
conciliare il sacro e il profano: trattasi di un piccolo sacchetto
rosso - chiamato comunemente "l'abitino" - da tenere appeso al
collo. Gli esperti dicono che, per la sua massima efficacia, dentro
bisogna metterci un po' di sale benedetto nel giorno dell'Epifania,
un pezzetto di palma benedetta nella Domenica delle Palme, una
foglia d'ulivo benedetta nel giorno di Pasqua, uno spicchio d'aglio
benedetto nel giorno di San Giovanni, e un chiodo (non si precisa
se nuovo o arrugginito). Per aumentarne il potere anti-iettatorio,
basterà poi aggiungere agli ingredienti di cui sopra un classico
cornetto, ovviamente di colore rosso fuoco... Attenzione, infine, a
prestare orecchio quando state in casa: com'è noto, "La fortuna
bussa una sola volta nella vita". "...E per giunta, quando stai al
bagno!", precisa qualcuno. Felice anno nuovo a tutti: 365 giorni di
fortuna, salute e buonumore!
(8. continua)
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