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Quel Natale tutto bianco

Riga durante le Feste è un vero paradiso dello shopping, tra mercatini tipici e sfavillanti gioiellerie. E tra le mura della città vecchia, architetture da fiaba

Nell'era dei voli low cost e dei pacchetti tutto incluso, non suona bizzarro preparare i bagagli per un week-end di caccia alle strenne più originali. Destinazione: mercatini di Natale. Luoghi commerciali, sì, ma dall'anima natalizia autentica, quella mitteleuropea, che piace ai bambini e fa tornare piccoli i grandi. Germania e Austria sono le mete più conosciute di questa forma di shopping stagionale, ma chi c'è già stato può avventurarsi in Paesi ancora poco frequentati dai turisti, come quelli Baltici. E tra questi la Lettonia e la sua bellissima capitale, Riga.

Riga: mercatino natalizio Ribattezzata "Parigi dell'Est" in virtù dei locali en plein air che nella bella stagione ricoprono le piazze, Riga indossa l'abito più sontuoso durante l'inverno, e in particolare quando si avvicina il Natale e Doma Square, la piazza del duomo nel cuore della città vecchia, diventa un tappeto di neve su cui spuntano i chioschi in legno che, da fine novembre a metà gennaio, esplodono di mercanzia. Prodotti, come impone l'etichetta dei Christmas Market, locali e rigorosamente d'artigianato, sia in versione gastronomica che nella forma di oggetti.

Il tour tra i banchi è sempre accompagnato da sapori caratteristici, come quello del miele alla cannella e del pane allo zenzero serviti per strada ma anche, a soddisfare la voglia di salato, dei crauti e della carne d'alce essiccata. Alce che ritorna su sciarpe, cuffie, guanti e calzettoni di lana insieme all'inseparabile cristallo di ghiaccio, due motivi cari ai popoli che hanno confidenza con la neve. Camminando, gli occhi continuano a passare in rassegna ceramiche dipinte a mano, giocattoli e utensili in legno lavorati finemente come si usa da queste parti, dove anche la costruzione delle abitazioni realizzate nello stesso materiale sconfina facilmente nell'opera d'arte.

Uomini e bambini, però, non si spazientiscano se lo sguardo femminile si inchioda sull'ambra baltica incastonata in collane, anelli, orecchini e bracciali. Il consiglio è di domare la smania di comprare subito uno di questi gioielli, soprattutto se si punta a qualcosa che vada oltre il "pensierino"; i vicoli di Vecriga - il nucleo storico - sono pieni di boutique in cui viene lavorata questa resina pregiata, prodotto-bandiera del Baltico. Tra i monili di gusto classico e quelli di design contemporaneo, concedersene uno solo non sarà facile.

E dal momento che questa è la città che vanta la creazione del primo albero di Natale, sono d'obbligo le bancarelle dedicate agli addobbi, una sorta di paese dei balocchi per tutti quelli che all'abete "di serie" ne preferiscono uno personalizzato, meditato pezzo per pezzo.
Ogni oggetto acquistato qui non ha niente da spartire con cianfrusaglie made in China che durano il tempo di un Natale. Il gusto per la tradizione è altissimo e la qualità di materiali e manifattura l'irrinunciabile requisito di un Paese che ha molta voglia di farsi conoscere e apprezzare.

Una volta portata a termine la missione shopping, c'è tutto il tempo di scoprire l'antico borgo, restando avvolti nel piumino d'oca e protetti da cappello, guanti e scarponi. C'è da dire, però, che siamo noi mediterranei a indossare questa mise, perché gli abitanti di Riga l'inverno non lo affrontano vestiti da Yeti, tutt'altro: le donne camminano disinvolte sui loro stiletti anche se le strade sono coperte di neve.

Qualche grado sotto lo zero è in fondo l'accettabile prezzo da pagare per godere di un'atmosfera natalizia Doc. Tanto più che corpo e spirito ritrovano subito calore facendo un break in uno degli accoglienti caffè infilati tra le viuzze medievali, dove l'energia di una crêpe farcita a piacere può essere accompagnata da un tè bollente, o meglio ancora da un Black Balsam, che nei suoi 45 gradi alcolici discioglie oltre 24 tipi di erbe. Assolutamente da provare e, perché no, da portare a casa come souvenir, il liquore di Riga per eccellenza viene servito liscio o diluito nel succo caldo di ribes nero, speziato con una fetta d'arancia e una stecca di cannella. Un ottimo amaro che da tre secoli vanta proprietà curative: si racconta che persino l'imperatrice Caterina di Russia, in visita a Riga, guarì dall'influenza grazie al balsamo nero.

Acquisita la tempra giusta, ci si può rimettere in movimento per esplorare meglio la capitale, intreccio dell'influenza tedesca e russa strette attorno a una matrice specificamente baltica. Gli stessi mercatini natalizi si rifanno a un'usanza teutonica e a un legame che risale alla fondazione della città, nel 1201, ad opera di un vescovo di Brema incaricato di germanizzare ed evangelizzare la pagana Livonia. Per una sintesi di questo interessante mix si deve guadagnare la cima del campanile di Saint Peter, chiesa nata nel 1209 e terminata nel 1746. A settanta metri di altezza, l'occhio abbraccia la città e le bellissime campagne che la circondano.

Qui a Vecriga, durante le ore di luce, si realizza il sogno infantile di camminare dentro una fiaba, una suggestione che forse deriva dai colori di alcuni edifici, netti e allegri come nelle illustrazioni dei libri per bambini. Quelli che non possono passare inosservati sono la casa dei Blackheads, sede di un'antica corporazione di mercanti, i Tre Fratelli, abitazioni private appartenenti alla stessa categoria di artigiani, e la Cat's House, con i suoi due gatti neri sul tetto. L'atmosfera fiabesca continua però anche dopo il tramonto, quando le uniche luci sono quelle dell'illuminazione pubblica bassa e soffusa, dei locali e dei ristoranti, alcuni dei quali propongono cibi e ambientazione medievali. E a proposito di cibo, sia qui che nella zona moderna, non mancano le opportunità per testare i piatti locali fortemente ispirati a quelli russi. Si tratta di una cucina piuttosto grassa e proteica, incentrata sulla carne di maiale e sul pesce, entrambi freschi o essiccati, ma che dà spazio anche alle verdure, soprattutto cavoli e barbabietole rosse. Su tutto, zuppe comprese, l'aggiunta di un ingrediente tipico della cucina nordica: la panna acida.

Di nuovo in marcia, si lascia alle spalle il borgo originario con le sue stratificazioni romaniche, gotiche e di architettura anseatica e ci si addentra nei parchi ottocenteschi e nei viali costruiti tra il XIX e il XX secolo. Ciò che viene dopo testimonia la storia più recente, e cioè quella della geometria grigia dei quartieri in pieno stile sovietico; presente e futuro, invece, espandono i confini della città e, quando si insinuano nel cuore antico, lo fanno con intelligenza. Sono il senso estetico e quello civico le armi con cui Riga mantiene inalterato il suo fascino, a cominciare da quella forma mentis che vuole le strade immacolate, anche dopo la baldoria notturna che dà il benvenuto all'anno nuovo. Il 31 dicembre gente di tutte le età si raduna alle porte dell'old town sotto Brivibas, il monumento alla libertà, e attende la mezzanotte con il bicchiere in mano per riempirlo nuovamente al termine del count down, quando scatta il brindisi e con questo una lunga sessione di fuochi d'artificio.

Qui inizia il quartiere ottocentesco che marca il confine est di Vecriga; quello ovest è la Daugava, il fiume che attraversa la capitale e che in questo periodo dell'anno è una liscia lastra di ghiaccio. Lo scenario è quello di uno dei polmoni verdi della città, zona di passaggio per raggiungere il centro, ma anche meta se l'obiettivo è staccare dal clima urbano, cosa che i lettoni fanno volentieri, contribuendo a rendere vivo un parco in cui padrone di casa sono le anatre che passeggiano sulle rive di un canale. Frequentato tutto l'anno, quando è innevato, oltre a diventare una pista da slitta, ospita giganteschi pupazzi di neve confezionati a regola d'arte.

Attraversato il parco, è la volta dei grandi viali da percorrere con il mento in su. Alberta Jela ed Elizabeth Jela sono esempi preziosissimi di architettura Art Nouveau nella variante tedesca, il cosiddetto Jugendstil, che decora i palazzi signorili con figure mitologiche, volti imponenti, aquile e ghirlande, trasformandoli in opere riconosciute patrimonio Unesco. Il bianco e l'azzurro delle facciate sono la combinazione cromatica più frequente, nonché quella preferita dal principale esponente dello Jugendstil: Mikhail Ejzenstejn, padre del celebre regista della Corazzata Potemkin.

Non è raro che l'esperienza d'un week-end a Riga reclami un ritorno, magari per regalarsi una serata allo storico teatro dell'Opera. O per il puro piacere di respirare il fermento di una repubblica giovane in mano ai giovani.

(foto di Fabrizio Gandini)
Chiara Cossu