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E il sogno divenne realtà

Sessant'anni fa veniva inaugurata la Biblioteca Internazionale dei Libri per Ragazzi, la più grande al mondo, oggi ospitata nel fiabesco Castello di Blutenburg, a Monaco di Baviera. La sua Direttrice ci parla di Jella Lepman, la donna che la fondò

Il castello di Blutenburg, a Monaco di Baviera, sede della Biblioteca Internazionale per Ragazzi Edmund, il dodicenne protagonista di Germania anno zero, il film girato da Roberto Rossellini nella Berlino del dopoguerra, all'indomani del 1945 non era il solo bambino tedesco costretto a barcamenarsi tra fame e drammi familiari, macerie e adulti induriti. In quella Germania in ginocchio, tutta occupata a sopravvivere, c'era poco posto per i più giovani, obbligati a crescere anzitempo. Fu allora che giunse Jella Lepman, col suo carico di ottimismo che, distribuito in forma di libri, restituì ai piccoli tedeschi l'infanzia rubata.

Jella Lepman era una giornalista politica ebrea, nata a Stoccarda nel 1891. Vedova a 31 anni, nel 1936, con i due figli, dalla Germania nazista era fuggita a Londra, e qui aveva lavorato per la Bbc, la Radio americana in Europa e il Foreign Office. Furono gli americani, quando a guerra conclusa la riportarono in patria, ad affidarle l'incarico di occuparsi, nella ricostruzione, di donne, giovani e bambini.

L'incontro con tanti Edmund a cui «non era stato risparmiato nulla» le ispirò un sogno. Dimenticando il male che i suoi connazionali le avevano fatto, Jella si chinò su quei ragazzi, ne colse le mute richieste e capì che l'alimento di cui più avevano bisogno era la speranza in un domani senza guerre, dove tutti i popoli si sarebbero sentiti fratelli. Un domani che andava costruito cominciando dalle nuove generazioni, alle quali bisognava dare innanzitutto la possibilità di conoscere gli altri popoli attraverso i libri. Ma poiché i libri per l'infanzia dell'era nazista erano improponibili, intrisi com'erano di propaganda, né c'erano soldi per pubblicarne di nuovi, la Lepman chiese aiuto agli altri Paesi, che risposero inviandole 4mila volumi.

E il sogno divenne realtà. Nel 1946 fu già in grado di allestire a Monaco una mostra internazionale di libri per bambini (la prima nella Germania del dopoguerra). Da allora una mostra itinerante portò in giro per lo stremato Paese un soffio di allegria, con i suoi libri dalle illustrazioni colorate giunti da ogni dove; e nel settembre del '49, grazie al sostegno di personalità di tutto il mondo e di colossi come la Fondazione Rockefeller, fondò la "Internationale Jugendbibliothek", la Biblioteca Internazionale per Ragazzi. Infine, nei primi anni Cinquanta, diede vita a Zurigo alla "International Board on Books for Young People" (Ibby), che promuove la lettura per l'infanzia. La Lepman morì nel 1970 a Zurigo, e non fece in tempo a vedere quella che ormai era divenuta la più grande biblioteca di libri per ragazzi al mondo trasferirsi, nel 1983, nella sua attuale sede: il fiabesco Castello di Blutenburg, a Monaco di Baviera.

Della Lepman - la cui autobiografia è stata ora pubblicata in Italia dall'editrice Sinnos (sinnos@mclink.it) col titolo La strada di Jella. Prima fermata Monaco (119 pagine, 12 euro) - parliamo con la Direttrice della "Jugendbibliothek", Christiane Raabe, la cui collaboratrice Christina Meyer ci fa gentilmente da interprete.

Signora Raabe, può raccontarci un aneddoto della vita di Jella Lepman?
«A me piace un episodio accaduto nel 1953, quando la "Jugendbibliothek" aveva anche un atelier di pittura. Era stato voluto dalla Lepman, che sapeva come nella letteratura infantile testo e immagine formino una unità inscindibile. Lì i ragazzi potevano dipingere paesaggi e storie, al cavalletto o sulle pareti. Quando ci fu l'incoronazione di Elisabetta II, la Ijb mandò un'opera da loro eseguita ai due figli della Regina, Carlo e Anna. La Corte inglese rifiutò il regalo, ma la Lepman non si dette per vinta: attivò i servizi diplomatici, finché dopo due anni il dono fu accettato e i ragazzi ricevettero una lettera di ringraziamento. Questa storia mostra l'immenso rispetto della Lepman per i fanciulli e quanto si adoperasse per loro».

Oggi in buona parte del mondo si dà grande importanza ai libri per ragazzi, in quanto trasmettono valori e insieme creano i lettori di domani. Quale contributo pensa abbia dato la Lepman a tale "filosofia"?
«Un contributo enorme. Jella Lepman, persuasa che i libri potessero costruire ponti fra uomini, culture e religioni, diede al libro per l'infanzia un'autorevolezza nuova. Dopo gli anni di orrori del nazismo, questa donna sperava in un futuro più pacifico e democratico. "Iniziamo dai ragazzi per rimettere in ordine un po' alla volta questo mondo sottosopra. I ragazzi indicheranno la via agli adulti", diceva. Con la sua Biblioteca per Ragazzi, offrì un modello che molti altri Paesi avrebbero imitato. Inoltre istituì la Giornata Mondiale del Libro per l'Infanzia e fondò l'Ibby, il più importante organismo internazionale per la selezione della letteratura infantile e giovanile di alta qualità».

La vostra biblioteca, dando risalto anche a libri e autori meno noti benché di valore, va in controtendenza rispetto a un mercato che talvolta impone mode discutibili?
«Come biblioteca siamo indipendenti dalle pressioni del mercato e possiamo attuare con notevole libertà i nostri programmi. Tuttavia dobbiamo tener conto dei desideri del pubblico, nostro principale finanziatore: non possiamo trascurare le preferenze dei piccoli lettori. Perciò da noi si trovano anche "gialli" e romanzi fantastici. Nondimeno teniamo molto alla nostra funzione di tramite di una letteratura infantile di alta qualità, e i bestseller non sempre appartengono a questa categoria».

L'Ibby assegna, ogni due anni, il cosiddetto "piccolo Nobel"...
«Sì, il Premio Hans Christian Andersen. Anch'esso voluto, nel 1956, dalla Lepman. Viene assegnato da una giuria altamente qualificata ad autori e illustratori eccezionali. L'ultimo premiato è stato un italiano: il grande illustratore Roberto Innocenti».
Maria Pia Forte