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Un tema che evoca mondi sconosciuti e distanti, quello scelto per
la ventisettesima Mostra Internazionale d'Illustrazione per
l'Infanzia "Le immagini della Fantasia" che, fino al 20 di questo
mese, si tiene a Sàrmede, piccolo paese delle Prealpi
trevigiane.
L'edizione di quest'anno ha infatti come titolo "Echi di mari
lontani, fiabe dall'Oceania" e narra, prendendo spunto dai racconti
che gli aborigeni australiani o i maori della Nuova Zelanda si
tramandano di padre in figlio, di storie di eroi e divinità, di
isole inesplorate e lunghe navigazioni oceaniche.
Sede della rassegna - probabilmente per l'ultimo anno: nel 2010
dovrebbe essere già pronto il nuovo palazzo espositivo, uno spazio
polifunzionale dove la Fondazione Mostra potrà potenziare la sua
offerta culturale -, il Municipio di Sàrmede, che in questi giorni
viene soprannominato la "Cappella degli Scrovegni della fantasia":
l'ingresso, la Sala Consiliare, le arcate della facciata esterna
sono stati trasformati in un regno delle fiabe.
E tale clima permea ogni vicolo del paesino. Sono infatti più di
cento le iniziative proposte: incontri con gli illustratori (40
artisti provenienti da 20 nazioni, con più di 300 tavole originali
da cui sono stati tratti libri per l'infanzia nei diversi Paesi,
alcuni editi in moltissime lingue, e quindi assai noti, altri a
circolazione limitata), letture animate, laboratori per bambini,
concerti e attività per adulti (ci sono diversi laboratori di
creatività sul tema del Natale), scrittura creativa e persino un
corso per insegnare come raccontare le fiabe ai più piccoli.
Una mostra tutta da vivere, dunque, attraverso percorsi didattici
che introducono i visitatori nel mondo del libro: dal momento in
cui si prende in esame una storia a quando vengono create le
immagini da abbinare al testo. E tale discorso non s'interrompe con
la fine dell'evento. Durante l'estate, nei mesi di giugno, luglio
ed agosto, la Scuola Internazionale d'Illustrazione, che qui ha
sede, accoglie giovani e meno giovani di tutte le nazionalità per
una settimana di specializzazione sull'arte di illustrare libri per
l'infanzia, con corsi tenuti da grandi maestri.
LA LEGGENDA DI TANGAROA. Tornando alla monografica "Echi di mari
lontani, fiabe dall'Oceania", cui è associato anche il libro Echi
d'Oceano, in cui lo scrittore Luigi Dal Cin ne racconta alcune tra
le più belle - come L'universo conchiglia (Isole della Società); Il
Grande Serpente e i Costruttori di Canoe (Isole Fiji); Maui e la
corsa del Sole (Isole Cook); La rete delle fate (Nuova Zelanda); I
doni del Sole (Australia) - dopo la tappa di Sàrmede, così come è
sempre accaduto nelle passate edizioni, si sposterà in altre città
italiane ed europee, incantando ovunque i piccini ma anche i loro
genitori (nel 2008 è stata visitata da 350mila persone). Ospite
d'onore della manifestazione, quest'anno, lo spagnolo Emilio
Urberuaga, padre d'indimenticabili personaggi; mentre Folco Quilici
e Luigi Dal Cin sono i testimoni d'eccezione di quelle fiabe dal
sapore di mare che nel nostro Continente sono per la maggior parte
sconosciute.
Come quella di Tangaroa, primo di tutti gli antenati. Si narra che
egli vivesse dentro la sua conchiglia, che girava solitaria nel
buio dello spazio: non c'era il sole, né la luna, e nemmeno la
terra o le montagne. Non esisteva ancora l'uomo né gli uccelli, né
i pesci, né i cani, e nessun altro essere vivente. E non c'era
ancora l'acqua, né salata né dolce.
Dopo un lungo tempo Tangaroa diede un colpo lieve alla sua
conchiglia, che si aprì; egli si alzò in piedi e cominciò a gridare
nello spazio infinito: «Chi c'è sopra? Chi c'è sotto?», ma non ebbe
alcuna risposta. Si sentiva solo la sua voce. «Sabbia, vieni da
me!», comandò. Ma la sabbia non c'era ancora. «Nessuno mi
obbedisce?», disse Tangaroa. «Allora farò io!». Così Tangaroa
sollevò in alto la cupola della conchiglia fino a formare la volta
del cielo. Ma all'interno di quella conchiglia ne aveva molte
altre, e così ne prese una seconda, la sgretolò e creò la sabbia.
Tangaroa cominciò in questo modo a creare ogni cosa che esiste. E
poiché la materia prima di Tangaroa erano, appunto, le sue
conchiglie, ecco che ogni cosa creata ha una sua conchiglia. Il
cielo è una conchiglia per il sole, la terra e le stelle, poiché li
contiene. La terra è una conchiglia per le pietre e l'acqua, e per
le piante che vi crescono. La conchiglia di ogni uomo è una donna,
perché è da lei che nasce. Nell'universo, insomma, ogni cosa che
esiste ha una propria conchiglia da cui tutto proviene e, per
estensione, ogni cosa ha origine nell'Oceano, dal quale si possono
ancora ascoltare echi lontani impressi come impronte nelle nostre
anime.
Questo suggestivo mito della creazione viene narrato a Tahiti, ma
ce ne sono molti altri, tra queste popolazioni sparse in migliaia
di isole, alcune piccolissime, altre grandi come un continente, ma
comunque dotate di espressioni artistiche e culturali di
incomparabile bellezza e complessità. E i bravissimi illustratori
di Sàrmede hanno saputo trasporre sulle tavole lo spirito di quei
racconti, "il rumore delle tempeste, le storie di piccoli uomini
dai grandi orizzonti, in un mondo sospeso tra la conchiglia del
cielo e quella del mare, un universo di ombre e di folgoranti
visioni, di sogni e di incanti".
STORIA DELLA MOSTRA. Fu l'artista ceco Stepan Zavrel, nato a Praga
nel 1932 e morto a Rugolo di Sàrmede nel 1999 (quest'anno ricorre
dunque anche il decennale della sua scomparsa) ad avere per primo
l'idea di realizzare un'esposizione di immagini destinate
all'infanzia. Erano i primi anni Ottanta e da noi, così come un po'
ovunque, l'illustrazione per bambini era ancora un prodotto di
nicchia, che aveva come unico appuntamento significativo la Fiera
del Libro di Bologna.
Zavrel si convinse che era necessario creare una vera e propria
cultura dell'immagine, rivendicare ad essa il suo ruolo
fondamentale di atto comunicativo capace di connotare,
interpretare, ricreare il testo. Da questa intuizione nasce, nel
1983, a cura della Pro Loco di Sàrmede, la prima edizione della
Mostra. L'ottima accoglienza stimolò gli organizzatori, tutti
volontari, a continuare nell'iniziativa, per la cui realizzazione
si affiancarono l'anno seguente anche il Comune e la Provincia. A
partire dal 1991, la rassegna divenne itinerante: prima in Italia,
poi in Europa. |