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CULTURA
I limoni di
Camilleri
Sono gli agrumi siciliani per
eccellenza. Gialli, come i romanzi del mistero e del delitto.
Aspretti, solleticano e pizzicano come un motto di spirito. Non ci
viene in mente qualcuno?
Ancora in fatto di Storia. C'è un
evento che a Suo avviso avrebbe portato l'Italia in tutt'altra
direzione?
«Non c'è dubbio. Mi viene subito in mente il Plebiscito. Dopo la
Spedizione dei Mille, in Sicilia si disse: cosa facciamo, ci uniamo
al Piemonte oppure facciamo ciò che oggi si direbbe il federalismo?
Quella è stata la svolta, perché vinse a stragrande maggioranza,
come si vide la sera stessa della votazione, la volontà di unione.
I federalisti furono sconfitti. Ma forse una forma federalista,
giocata allora, avrebbe portato al tramonto di quella ideologia,
che oggi invece sorge di nuovo».
Se guardiamo al passato, vediamo una sequenza di orrori
indescrivibili. Eppure per tanti il periodo peggiore della Storia è
il presente. Lei cosa ne pensa?
«Io non vedo questo presente peggiore del passato. Certo le crisi
ci sono, il momento è delicato, l'avvenire è forse più oscuro, ma
per un fatto assolutamente contingente. La storia non si fa con i
se, d'accordo, ma se non ci fosse stata questa crisi economica,
proveniente dagli Stati Uniti, probabilmente avremmo un futuro un
po' più certo di quello che ci troviamo davanti. Cosa vuole, io ho
compiuto di recente ottantaquattro anni. Ho visto nella mia vita la
guerra d'Africa, intendo l'Abissinia, avevo dieci anni. Poi c'è
stato il conflitto in Spagna. E la Seconda Guerra Mondiale, che
l'Italia ha intrapreso nel 1940. Una guerra che noi facemmo con i
vicini di casa, i Francesi, alleandoci con i Tedeschi. Poi la
situazione si ribaltò e la Germania divenne il nemico, gli
Anglo-Americani gli amici… Lo sa quanto può valere, per un uomo di
ottantaquattro anni, svegliarsi la mattina e dire: "Madonna che
bello, c'è la pace"? Io glielo dico con grande tranquillità: i miei
figli, i miei nipoti, non avranno nessuna guerra con la vicina
Francia, con la vicina Germania. Non è vero che il mondo, oggi, va
peggio. I conflitti di rilevanza locale ci sono ancora, ma per le
grandi guerre credo che l'epoca sia passata. Quelle con milioni e
milioni di morti, con le città devastate, Dresda, eccetera. Non
credo che possano più tornare. Ci sono armi di tale pericolosità,
che in qualunque caso non si saprebbe chi è il vincitore e chi il
vinto. Diciamolo francamente, il terrore è il miglior deterrente,
purtroppo o per fortuna. Forse l'unico che funzioni. Dunque,
realisticamente, io non la vedo così male. E ci sono altre
considerazioni positive. Oggi abbiamo un senso di civiltà più
sviluppato. Può esserci una crisi in uno Stato, ma è difficile, ad
esempio, che uno Stato europeo arrivi di nuovo a una dittatura.
Invece ai miei tempi ce n'erano tante: da Franco a Hitler, da
Stalin ad Antonescu e Mussolini. Non vi era che l'imbarazzo della
scelta. La democrazia è una conquista recente. Sarà una democrazia
malata, imperfetta, ma non ha importanza: si può sempre
migliorare». |
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