La vita di un carabiniere non è fatta
solo di appostamenti estenuanti e pericolosi inseguimenti, di
arresti eclatanti e di indagini condotte con le più moderne
competenze e tecnologie. È fatta anche di piccoli, grandi gesti
quotidiani, di "operazioni di servizio" che magari non finiscono
sulle pagine dei giornali per la loro audacia, ma che sono capaci
di lasciare segni indelebili nella memoria di chi ne è
beneficiario, destinate ad essere raccontate all'infinito da quanti
ne sono stati testimoni, a divenire memoria collettiva di una
comunità.
Azioni come quella che, nella martoriata Giampilieri (Messina), è
ruotata tutta intorno ad una maglia. Non una qualsiasi, ma quella
con stampato sopra il numero 10, quella riservata ai giocatori più
talentuosi, ai fuoriclasse che con un solo gesto sono capaci di
sollevare le sorti di una partita, di imprimere una direzione nuova
a un Campionato. I colori, rigorosamente, il nero e l'azzurro, a
strisce verticali. E sul retro, solo un nome: Francesco. È il dono,
triste e commovente ad un tempo, che il papà di Francesco Lonia,
Antonio, si è visto recapitare dal maresciallo capo Giuseppe
Curcio, Comandante della Stazione di Giampilieri, lo scorso 15
ottobre.
Era impegnato a preparare i funerali dei suoi cari, Antonio, che
nella terribile alluvione che ha flagellato la sua terra il 1o
ottobre ha perso tutto quel che aveva di più caro al mondo: la
moglie e i due figli, Lorenzo e Francesco, appunto, di 2 e 6 anni.
Ma mentre il corpo della madre, Maria Letizia Scionti, era stato
recuperato quasi subito, il 3 ottobre, sepolto sotto metri di fango
a pochi passi dalla loro casa, quelli dei due piccoli non erano
riemersi che dopo 12 giorni di ricerche, il 13 ottobre. Dodici
giorni di passione per un padre disperato, il cui unico obiettivo
era riuscire a dare una degna sepoltura a quella sua povera
famiglia distrutta. Dodici giorni in cui, ad ascoltare le sue
parole affrante, a cercare di placarne il dolore e il bisogno di
speranza si era trovato anche il maresciallo Curcio. A lui Antonio
aveva confidato il suo desiderio più grande: ritrovare nel fango,
insieme alle spoglie dei suoi due bambini, anche un certo
completino da calcio nerazzurro al quale il piccolo Francesco,
tifoso accanito dell'Inter, teneva così tanto. Uno straccetto
comprato al mercatino per pochi euro, ma che avrebbe potuto
significare molto per Antonio, che lo avrebbe lavato, stirato, e
quindi posto sulla bara di Francesco. Per il maresciallo Curcio,
ascoltare lo sfogo di Antonio è stato come essere investito di una
missione. Francesco avrebbe avuto la sua divisa nerazzurra. A
qualunque costo.
Il militare si è messo allora in contatto con il Comandante della
Compagnia di Messina-sud, il capitano Alessandro di Stefano, quindi
con quello della Compagnia di Cantù (Como), il capitano Giuseppe
Murano, e in breve l'idea del sensibile maresciallo di Giampilieri
si è tramutata in realtà. È bastata una visita dei carabinieri ad
Appiano Gentile, "quartier generale" dell'Inter sulle sponde del
lago di Como, perché la sera del 14 ottobre, grazie anche alla
collaborazione di un Comandante dell'Alitalia che si è prestato a
imbarcare quel carico così speciale, il maresciallo Curcio si
trovasse sulla scrivania quel dono per il quale il piccolo
Francesco, di certo, sarebbe andato in visibilio. Per il papà
Antonio, convocato immediatamente in caserma, nessuna gioia, in
tanto dolore: ma almeno il conforto di mettere su quella piccola
bara bianca qualcosa che di Francesco ricordasse la breve vita,
fatta di partite con gli amichetti e di domeniche passate davanti
alla tv ad aspettare i risultati dei tornei ufficiali, a seguire le
gesta di quei campioni le cui firme - da Toldo a Orlandoni, da De
Silva a Chivu, passando per Stankovic, Faioli e per l'ormai mitico
Eto'o - sono ora tutte sulla sua originale maglia nerazzurra.
Dedicata "A Francesco, dalla sua squadra del
cuore". |