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Viaggio nei Proverbi d'Italia. Amicizia e compagnia

Tradizione, sorrisi e curiosità nell'antica saggezza popolare

La simpatia e cortesia con cui vengono accolte le varie tappe di questo mio piccolo (e spero anche giocoso) "Viaggio nei Proverbi d'Italia" è tale che, per almeno una volta, credo sia giusto e doveroso iniziare la rubrica rivolgendo un sincero ringraziamento a tutti gli affezionati Lettori che mi seguono con benevolenza, ed in particolare alla gentile signora piemontese G.C. per la sua affabile lettera. Non a caso, quindi, ho inteso dedicare la puntata di questo mese proprio all'amicizia, che è un po' il sale quotidiano nei rapporti sociali e nella convivenza civile. Lo dimostrano, con la consueta ricchezza espressiva, i sempre illuminanti adagi e modi di dire della nostra amata Penisola, che pure non mancano di qualche evidente ed acre contraddizione, come vedremo... Una certa positiva "immagine" dell'amicizia, abbastanza diffusa in tutte le regioni d'Italia, è quella che proponiamo nei seguenti detti: Val plui un amì che cent parinc (Vale più un amico che cento parenti), Friuli-Venezia Giulia; e ancora: Chi ga un amigo ga qualchedun, chi ga parenti no ga nissun (Chi ha un amico ha qualcuno, chi ha parenti non ha nessuno), Veneto; e infine: Mellus unu bonu amigu chi non unu mallu parenti (Meglio un buon amico che un cattivo parente), Sardegna. Ai quali, tuttavia - e confermando appunto l'enunciato che "Ogni proverbio ha il suo contrario" -, fanno da contraltare altre massime di significato opposto, come le prossime, derivate dalla tradizione senese e fiorentina, quindi molto tipiche e intrise della classica ironia toscana. La prima è piuttosto nota e decisamente maliziosa: Dagli amici mi guardi Dio che dai nemici mi guardo io. La seconda è acidula e diffidente: Con ognuno fai un patto, con l'amico fanne quattro. La terza, infine, ha un tono immancabilmente beffardo: Gli amici son come i fagioli: parlano di dietro.

Ama l'amicu tou cu lu vizziu sou (Ama il tuo amico con il suo vizio, cioè con tutti i suoi difetti) ci riporta ad una certa dolcezza ed eleganza di pensiero: per il suo invito all'amicizia e fratellanza schietta e pura, questa specie di slogan è da considerare in assoluto fra i proverbi più belli d'Italia. L'espressione vernacolare proposta nella circostanza è pugliese (precisamente del Salento), ma rispecchia altri detti similari che, dalle Alpi alla Sicilia, sono largamente presenti nelle varie forme dialettali. L'amicizia - che molti personaggi illustri, nella storia di tutti i tempi, giudicano persino più importante dell'amore - resta infatti un caposaldo della nostra vita e della nostra civiltà di uomini. Avere amici è segno di gioia, di serenità, sicurezza, benessere. "La peggiore solitudine è essere privi di un'amicizia sincera", diceva il filosofo inglese Francis Bacon. E un antico precetto arabo ricorda che "Non bastano tutti i cammelli del deserto per comprarti un amico". Mentre Eleanor Roosevelt, moglie del Presidente americano Franklin Delano, nonché una delle prime femministe della storia, era solita affermare: "Molte persone entreranno ed usciranno dalla tua vita, ma soltanto i veri amici lasceranno impronte nel tuo cuore".

L'amicizia vera è rarissima: questo è il concetto emergente dai proverbi di ogni regione, i quali lo sottolineano in tutte le salse. Ne esaminiamo alcuni decisamente pittoreschi. Dalle Marche arriva: L'amicizia fatta in prescia dura pocu! (L'amicizia fatta in fretta dura poco!). In Calabria, un po' curiosamente, segnalano: N'amicu veru e' accussì raru comu nu jornu senza ventu a Catanzaru (Un amico vero è così raro come un giorno senza vento a Catanzaro). E poi consigliano: Si voi l'amicizia nni si mmanteni, 'na tafareddha va e una eni (Se vuoi che l'amicizia si mantenga, un canestro - ricolmo di roba - deve andare, ed un altro venire. Bisogna, cioè, mantenere sempre vivo e frequente uno scambio di cortesie). Né più né meno di come viene evidenziato in Campania, dove il detto diventa estremamente laconico ed esplicito: Tiecc't e damme e l'amicizia rura (Dare e avere e l'amicizia dura). Nel Molise è invece ben chiara la differenza tra il vero amico e quello... "così-così": Chi te vo' bbene ve'na case, chi te vo' male te manna a chiamà (Chi ti vuole bene viene a casa, chi ti vuole male ti manda a chiamare). Ma fra i proverbi più significativi (e a suo modo anche poetico), è questo autentico assioma di filosofia esistenziale che da ragazzo sentivo ripetere frequentemente dai vecchi del mio paese: "Con l'amico puoi litigare cento volte; col nemico una volta sola". A rimarcare che quando un'amicizia è fedele e leale, rimane sempre saldissima, anche dopo momentanei e pur veementi contrasti.

Insomma, ci si può fidare degli amici? A dare ascolto a certe dicerie, sarebbero tutti (o quasi) interessati. Quanno de abbonnanza ce n'è tanta, l'amicizia de certu non te manca, sentenziano ironicamente nelle Marche. Come dire (rovesciando un altro noto adagio in lingua): "Chi trova un tesoro, trova un amico". In Lombardia avvertono: Te voret fat un nemis, impresta danê a un amis (Se vuoi farti un nemico, presta soldi ad un amico). E la Sicilia non è da meno con il suo: Cu' fa crirenza vinni robba assai, perdi l'amicu e rinari nun ha mai (Chi fa credito vende molta roba, perde l'amico e di soldi non ne ha mai). Originario di Napoli (poi diffuso ovunque) è il motto: L'amico è comme a 'o 'mbrello: quanne chiove nun 'o truove maje (L'amico è come l'ombrello: quando piove non lo trovi mai). In Abruzzo sono finanche perfidi: Je' mejie nu'can amic, che n'amic can (È meglio un cane amico, che un amico cane). E addirittura sbrigativi e severi in Piemonte: Stai atainti da l'amigu, cu fa' feinta 'd dove e' cö: tante vote l'e' 'n nemigu cu ciapa tutu quel cu pö (State attenti all'amico, che fa finta di darvi il cuore: tante volte è un nemico, che prende tutto quel che può). In Campania evidenziano invece come i veri amici siano quelli di lunga frequentazione, consolidati dal tempo, a somiglianza del vino buono, che dev'essere sempre d'annata: Amice e vvino ànn'a essere viecchie. E a proposito di frequentazione e conoscenze, mi sembra più che appropriato rendere onore al grande Marcello Marchesi, fra i massimi umoristi del Novecento italiano, autore del seguente sapido aforisma: "È sbagliato giudicare un uomo dalle persone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili".

Una cosa è certa: senza amici non si può stare. E comunque, non sarebbe un bel vivere. Magari pochi (e possibilmente buoni), ma gli amici ricoprono un ruolo fondamentale nella vita di ognuno di noi. Trovarli, coltivarli, tenerli però non è facile. E se andiamo a spulciare fra le opere dei Grandi della letteratura, scopriamo che, in generale, il rapporto di amicizia vera e imperitura risulta un'utopia. Marcel Proust, molto salacemente, ha scritto: "Credere che l'amicizia esista è come credere che i mobili abbiano un'anima". Non meno velenoso è Ambroce Bierce, autore, fra decine di libri, anche di un caustico Dizionario del diavolo dove, alla voce "Amicizia", dà questa definizione: "Una nave abbastanza grande per portare due persone quando si naviga in buone acque, ma riservata a una sola quando le acque si fanno difficili". E l'onnipresente François de La Rochefoucauld afferma che: "Per raro che sia il vero amore, è meno raro della vera amicizia". Al quale fa eco il nostro Roberto Gervaso che, con provocatoria ironia, afferma: "L'amicizia è rara perché è scomoda". Allora, che fare? Arrendersi ad una vita senza amici? Giammai!!! (con tre punti esclamativi, perbacco). "C'è sempre un lato rosa in ogni cosa", diceva qualcuno. E infine, in nostro soccorso provvedono altre massime meno pessimistiche e altri bei proverbi del nostro italico Stivale. Vogliamo farli nostri? Eccoli. Dalla Sardegna: In su buconi pretziu s'angiulu si ddu i setzidi (Nel cibo spartito, diviso con gli amici, vi si siede l'angelo). E ancora: Amigu fidau, teniriddu pretziosu (Amico fidato, tienilo molto caro). Dalla Lombardia: Cent amis de spess hin pocch, on nemis l'è semper tropp (Cento amici spesso sono pochi, ma un nemico è sempre troppo). Dalla Calabria: Vali jcchiù n'amicu n'chiazza ca centu ducati n'tasca (Vale di più un amico in piazza che cento denari in tasca). E concludendo, dalla Toscana: Non c'è migliore specchio dell'amico vecchio. Specchiamoci dunque nell'amicizia, cari Lettori. Questo nostro vecchio mondo ha sempre bisogno di tutti noi.
(7. continua)

Melanton