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Paese che vai, caserma che trovi

Acqui Terme, un Comando ricco di storia

La località di Acqui Terme per l'Arma dei Carabinieri ha grande importanza. Essa è stata al centro di episodi molto significativi della Storia della nostra Istituzione.

Il principale e più tragico capitolo, a cui si è già accennato, è quello dell'eccidio di Cefalonia, consumato nel settembre 1943, in cui perirono migliaia di militari della Divisione di Fanteria "Acqui", che prendeva il nome dalla cittadina piemontese. Della suddetta grande unità, inquadrata nell'8° Corpo d'Armata con sede in Agrinion e nella 11a Armata Italiana di stanza in Atene, faceva parte anche una Compagnia Carabinieri, la seconda del VII Battaglione Mobilitato. Ne era Comandante il capitano Giovanni Mario Gasco, docente di Filosofia e padre di cinque figli. Vi erano poi la 27a Sezione mista Carabinieri al comando del tenente Alfredo Sandulli Mercurio e un Nucleo Carabinieri addetto al Comando della Divisione. Il monumento eretto in memoria dei Caduti di Cefalonia nel centro del paese, è giusto ricordarlo, commemora anche i nostri reparti e i nostri uomini.

Una gloria locale di primo piano è il maggiore Alessandro Negri di Sanfront, che guidò la storica Carica di Pastrengo del 30 aprile 1848, quando un drappello di Carabinieri salvò Carlo Alberto di Savoia e guadagnò la prima Medaglia d'Argento al Valor Militare concessa alla Bandiera. L'ufficiale era originario di Ponzone, comune a pochi chilometri da Acqui, compreso nel territorio della Compagnia.

Va poi citata la liberazione dell'imprenditore Vittorio Vallarino Gancia, sequestrato dalle Brigate Rosse, avvenuta nel giugno 1975 in Arzello di Melazzo ad opera dei carabinieri della Compagnia di Acqui, sotto il comando dell'allora tenente Umberto Rocca. Nel corso dell'operazione vi fu un cruentissimo conflitto a fuoco in cui persero la vita l'appuntato Giovanni D'Alfonso e la moglie di Renato Curcio, Margherita Cagol "Mara", e rimasero gravemente feriti il tenente Rocca e il maresciallo maggiore Rosario Cattafi.

Il Capitano Antonio Quarta e i militari della Compagnia di Acqui Terme Una serie di fatti, come abbiamo visto, che esaltano il valore dei Carabinieri nell'intero corso della loro Storia, ma che rappresentano molto di più, e restano nella viva memoria di tutto il Paese. Se questo è il passato, il presente è il giovane capitano Antonio Quarta, nativo di Torino, che comanda la Compagnia da circa un anno. «Il territorio è molto vasto», ci racconta, «ottocento chilometri quadrati per quaranta Comuni, con dieci Stazioni». Una zona che ha come centri più importanti Acqui Terme, con circa 20mila abitanti, e Ovada, 14mila. «Per quanto riguarda le istituzioni presenti nel comprensorio», prosegue il capitano Quarta, «vi sono realtà di rilievo, come il Tribunale e la Procura della Repubblica, presso la quale l'Arma ha distaccato una Sezione di polizia giudiziaria. Acqui Terme è anche sede vescovile».

Salutiamo il Comandante con una certezza: non sappiamo mai quando scocca l'Ora della prova. Oggi il mare è calmo e non si annunciano tempeste. Ma le piccole e quotidiane dimostrazioni di impegno sono l'albero maestro attorno al quale, in ogni tempo, noi spiegheremo le nostre vele.