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Donne nella storia. Maria Antonietta

Proseguono gli incontri immaginari con le protagoniste femminili che, per la loro eccezionale personalità, hanno lasciato un segno nei secoli. Questo mese è la volta della regina Maria Antonietta

Maestà, avrebbe mai immaginato quello che le successe?
«Mai. La vita, come la storia, non è prevedibile. Certo, epilogo peggiore la mia esistenza non avrebbe potuto averlo. Sa a che età fui condannata a morte e giustiziata?».
A che età?
«A trentotto anni. Tutto accadde così in fretta... Poche monarchie nei secoli sono state travolte tanto rapidamente e tragicamente».
Quando nacque?
«Il 2 novembre 1755, a Vienna».
Figlia di chi?
«Dell'imperatrice Maria Teresa e di Francesco di Lorena».
Sua madre aveva fama di donna autoritaria.
«Lo era. Ma è stata anche una grande sovrana, che amava il potere e sapeva esercitarlo. Doveva amministrare un impero immenso e molto variegato. E fu sempre all'altezza del compito».
Cosa ereditò da sua madre?
«Forse, solo il sesso. Eravamo così diverse. Lei severa fino all'intransigenza; io allegra, spensierata, con una gran gioia di vivere e di divertirmi».
Dove studiò?
«A corte, come tutti i rampolli di sangue reale. Non ho mai amato la cultura e la letteratura e detestavo le scienze esatte. Mi piacevano, invece, le lingue e, grazie a Metastasio, poeta cesareo, imparai bene l'italiano».
Quella viennese non era una corte festosa.
«Al contrario: era una corte uggiosissima, dove tutto veniva regolato da un cerimoniale implacabile. Ogni forma di mondanità era stata bandita da mia madre, allergica a evasioni e svaghi».
Amori giovanili?
«Lo sa a che età venni promessa in sposa al delfino di Francia?».
A che età?
«A undici anni».
E quando andò all'altare?
«A tredici».
Com'era fisicamente?
«Né bella né brutta, piuttosto in carne, con occhi celesti e una chioma bionda».
Dove avvenne l'incontro con il suo futuro sposo?
«Nel bosco di Compiègne. Luigi era accompagnato da uno stuolo di parenti, il re in testa».
Le piacque subito?
«Né subito né mai. Era quanto di più goffo e sgraziato si potesse immaginare. Un bambolone di quindici anni, senza slanci vitali, privo di comunicativa».
Chissà che abiti sontuosi indossava.
«Sontuosi erano sontuosi, ma l'aspirante alla mia mano puzzava. Faceva raramente il bagno e i capelli grondavano di forfora».
E come amante?
«Non le dico...».
Il sogno di un erede, tuttavia, si sarebbe realizzato.
«Sì: nel 1778, una femminuccia. Quattro anni dopo, un maschietto».
Vi eravate mai amati?
«Amati no, ma ci volevamo bene. Io, del resto, ero sempre sola. Quando mio marito non era impegnato (con poco entusiasmo) a sbrigare gli affari di Stato, passava il tempo fra carpentieri e fabbri, in un'officina, a segare e piallare legna, a fondere, tornire, forgiare metalli. Era il suo hobby preferito, insieme con la caccia».
Lei aveva a corte più amici o più amiche?
«Queste e quelli. Ma chi mi fu sempre vicino nei momenti difficili, e condivise con me tanti divertimenti, fu la contessa de Polignac».
Insomma, si era fatta un suo giro, che a palazzo avrà trovato molti critici.
«E, infatti, mi chiamavano per irrisione "l'austriaca"».
Vogliamo parlare dello "scandalo della collana"?
«Ancora?».
Cosa accadde?
«Fu tutta colpa del cardinale di Rohan».
Chi era?
«Porporato, principe, era stato ambasciatore a Vienna, dove trasformò la propria dimora in un luogo di perenne bisboccia. Mia madre non lo sopportava, e quando mi chiese di richiamarlo in patria, non ci pensai due volte».
Dove lo mandò?
«A Strasburgo, di cui, oltre che vescovo, era l'indiscusso dominus».
Lui come la prese?
«Malissimo. Voleva a tutti i costi rientrare nelle mie grazie, ma io non lo potevo soffrire. Non l'avrei mai riammesso a corte».
E lui?
«Non se ne dava pace. Cercava affannosamente qualcuno che gli facesse da tramite con me. Ne parlò anche con l'amico Cagliostro, che forse gli diede qualche consiglio, ma senza fortuna».
Finché?
«Finché non incontrò la sedicente contessa de la Motte, che io non avevo mai visto né conosciuto, la quale, millantando un'intima confidenza con me, gli promise di farlo rientrare a corte, acquistando una collana che - secondo l'imbrogliona - io avrei desiderato».
E come contropartita?
«Un mucchio di quattrini, che la "contessa" dilapidò».
E la collana cosa c'entra?
«C'entra, c'entra. I due gioiellieri di corte Boehmer e Bassenge avevano messo insieme un costosissimo monile. Il loro scopo era quello di vendermelo, ma io non avevo alcuna intenzione di spendere tanto denaro».
E cosa successe?
«Nella gigantesca, macchinosa truffa s'inserì l'astuta e intrigante de la Motte, che si offrì a Rohan come mediatrice. Mi avrebbe convinta - disse al cardinale - ad acquistare il vezzo. Ma tutto doveva avvenire in gran segreto».
E il denaro?
«Lo avrebbe sborsato in quattro rate Rohan ai due gioiellieri. E così la collana finì nelle mani della "contessa". Che, dopo averla smontata con il marito, la vendette».
E Rohan? E Boehmer e Bassenge?
«I primi sospetti presero corpo alla scadenza della prima rata. Scoppiò il finimondo. Io, venuta a conoscenza dell'intrigo, feci arrestare il cardinale, la "contessa" e altri personaggi a vario titolo coinvolti nella losca faccenda».
Anche Cagliostro?
«Sì, anche lui. Ma risultò innocente».
Ci fu un processo?
«Che si concluse con l'assoluzione di Rohan, e la condanna all'ergastolo della de la Motte. Uno scandalo enorme, un colpo terribile per la monarchia».
Già in profonda crisi e decomposizione.
«Il primo grave segnale d'allarme fu, il 14 luglio 1789, la presa della Bastiglia. L'inizio della fine».
La monarchia venne abbattuta praticamente senza colpo ferire.
«E io lasciai la testa sulla ghigliottina, pochi mesi dopo mio marito, decapitato dai rivoluzionari».
Subì un regolare processo?
«Come può definire regolare un processo celebrato in due sole sedute? Nessuna infamia mi venne risparmiata, durante quegli scellerati dibattimenti. Mi accusarono perfino di aver avuto rapporti incestuosi con mio figlio».
La sentenza la turbò?
«No: morii da vera regina. Qualcuno scrisse che avevo perduto la reputazione, non la virtù. Correva l'anno 1793: 16 ottobre».
Roberto Gervaso