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Ottobre
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REPORTAGE
Dubrovnik, gemma
Adriatica
Passeggiando tra le strade della
splendida città croata, ora Patrimonio dell'Umanità, fra storici
palazzi, chiese e monumenti, fino al romantico porto vecchio, che
apre al turistico lido e alla verde isola di
Lokrum
Via terra, via mare o in volo,
Dubrovnik è a un passo da noi e ci aspetta, da 1.400 anni, con un
occhio benevolmente rivolto allo straniero e l'altro sempre pronto
a difendere la sua prorompente identità. Non bene pro toto libertas
venditur auro, annuncia la porta di Lovrijenac, la fortezza che
vigila sulla città da Sud-Ovest. E che la libertà non si venda per
tutto l'oro del mondo non sono solo nobili parole ereditate da un
passato leggendario: perché i ragusei (gli abitanti della città) la
propria autonomia l'hanno sempre difesa a denti stretti, come
dimostra anche la storia più recente.
Posta quasi all'estremo Sud della regione dalmata, Dubrovnik è tra
le gemme più pregiate di quel tesoro fatto di natura, arte e
cultura che è la Croazia, tanto che l'Unesco l'ha definita
Patrimonio dell'Umanità. Racchiusa dalle mura, la città vecchia è
un susseguirsi di richiami barocchi che lasciano intravedere la
storia più lontana nel tocco gotico, veneziano e romanico. Un
borgo, intatto e rigorosamente pedonale, che si fa ammirare nei
simboli pubblici dei palazzi storici, delle chiese e dei monumenti,
ma che si lascia anche scoprire attraverso i suoi vicoli che aprono
le finestre all'intima quotidianità degli abitanti. Qui l'atmosfera
delle residenze signorili si mescola senza soluzione di continuità
a quella delle abitazioni comuni, genuinamente pittoresche, con i
loro panni stesi e i piccoli orti fioriti. Uno spettacolo che
avrete il privilegio di guardare da due prospettive: quella
"orizzontale" delle canoniche passeggiate per le vie, e quella
"verticale", fatta di tetti arancioni, del verde mediterraneo
puntellato di tropicale, dell'azzurro di cielo e mare fusi
all'orizzonte. Succede percorrendo il perimetro delle mura, lungo
quasi due chilometri.
È osservandolo da qui che lo Stradun, denominazione veneziana della
Placa, la strada principale, mostra la sua imponenza, lucida per i
secoli di passi che anche oggi battono il lastricato. Tante le
botteghe al pian terreno di ogni edificio, così come previsto dal
piano di ricostruzione dopo il terremoto del 1667 che rase al suolo
il borgo; tante come si confà a una città dalla vocazione
commerciale, un tempo Repubblica marinara. Percorrendola, fa un
certo effetto pensare che una volta lì sotto scorreva l'acqua, un
sottile braccio di mare tra Ragusa, fondata nel V secolo sull'isola
di Lausa dagli abitanti di Epidaurum (oggi Cavtat) in fuga da Slavi
e Avari, e la parte continentale subito a Nord, naturale espansione
del centro urbano.
A delimitare il corso cittadino, le piazze che danno il benvenuto
una volta varcate le Porte, rivolte rispettivamente ad Est e ad
Ovest. La prima, quella della Dogana, è interna al borgo antico ed
è preceduta dalla Porta Ploãe, la stessa che dà il nome al
quartiere extra moenia, caratterizzato dalle belle ville e dai loro
giardini, e costruita a Sud-Est della fortezza Revelin. L'altra,
Pile, è storicamente la Porta principale. Contrassegnata dalla
statua del santo patrono, San Biagio, è seguita da un ulteriore
varco che si affaccia sulla Piazza Miliãeviç, in cui sfocia il
grande Stradun sul versante Ovest. Era il Rettore, il
rappresentante della Repubblica, a custodire le chiavi della città
dopo la cerimonia diurna dell'apertura e quella notturna della
chiusura. Certo è che difficilmente le avrebbe potute perdere, dal
momento che durante il suo mandato, quattro anni al massimo, gli
era concesso lasciare il palazzo solo in occasioni ufficiali. In
piazza Luïa, e nella citata Miliãeviç, si concentra una notevole
ricchezza artistica e architettonica, come la famosa Colonna
d'Orlando, statua eretta in onore del cavaliere, il cui avambraccio
destro fungeva da misura fissa di lunghezza per i mercanti locali.
O come la Torre dell'Orologio, l'edificio della Dogana e la chiesa
di San Biagio, tutte opere da gustare un po' alla volta, tornandoci
di tanto in tanto dopo essersi addentrati nelle vie secondarie fino
al limite naturale della città: il mare.
Imboccando una qualsiasi traversa dello Stradun, verrete stuzzicati
dai profumi delle tavole, quelle dei ristorantini e quelle delle
case. Ma prima di cedere alla tentazione di scoprire la cucina
locale, in cui il pesce freschissimo regna incontrastato, una
passeggiata per i vicoli è d'obbligo. Tra una scalinata e l'altra,
vi imbatterete in un gatto e poi in due, tre, e così via.
Onnipresenti, perlustrano pacifici e fieri ogni quartiere,
accoccolandosi sulla pietra calda o nel fresco di un giardino.
Incastonati nella scenografia urbana, mostrano la fisionomia tipica
della popolazione felina delle città di mare, fatta di incroci e
contaminazioni di razze: eredità, forse, del tempo in cui a bordo
dei mercantili assolvevano al compito di contenere l'offesa nemica
dei topi. Non sarà difficile incontrare un gatto anche all'ingresso
di una bottega orafa, del piccolo salone zeppo di ricordi di un
barbiere storico, e nemmeno davanti alle gallerie d'arte sparse
ovunque.
Tradotta in pittura e fotografia, la vena artistica vive e si
rigenera tutto l'anno per trasformarsi a luglio e agosto in un
unico, grande palcoscenico, quando il Festival estivo prende il via
popolando le strade di spettacoli teatrali, musicali e
folkloristici. Un accenno merita il rinomato Festival Julian
Rachlin & Friends, in programma quest'anno dal 30 agosto al 12
settembre. Il violinista, folgorato dall'atmosfera suggestiva di
Dubrovnik, ha voluto ambientare qui una speciale kermesse di musica
da camera alla portata di tutti, di quanti stanno in ascolto seduti
in prima fila e di quanti lo fanno accovacciati sugli scalini
dell'imponente Palazzo del Rettore, tra i più interessanti esempi
dell'architettura laica locale. Lo stile gotico-rinascimentale si
deve al nuovo volto datogli dopo l'incendio del 1435 dal napoletano
Onofrio della Cava, lo stesso architetto che aveva progettato
l'acquedotto e le due fontane per l'approvvigionamento cittadino.
La piccola e la grande Fontana d'Onofrio, ai poli della Placa,
servivano rispettivamente il mercato e gli abitanti: solo
cristiani, però. Avendo l'acqua una valenza religiosa, ai ragusei
di religione ebraica era infatti destinata un'altra fontana, quella
giudaica.
Dalla Piazza Luïa il varco che si apre sotto la Torre dell'Orologio
vi porterà nel cuore pulsante della Dubrovnik che fu: il porto
vecchio, uno dei modi in cui la città offre ai visitatori un
singolare affaccio sul mare. Riparato dagli attacchi dei nemici e
del vento, dà ancora oggi ospitalità alle barche dei locali e dei
diportisti che in questo tratto di Adriatico trovano un vero
paradiso, merito dell'attenzione e della cura che i croati dedicano
al turismo nautico. Movimentato di giorno, la sera il porticciolo
cambia veste, invitando a passeggiate romantiche sul molo e a cene
a lume di candela con la sagoma dell'isola di Lokrum che fa da
sfondo. Inevitabile ammettere che Dubrovnik sia lo scenario
perfetto per una storia d'amore.
Per un aperitivo tra amici, invece, sono imperdibili le location di
Buza grande e Buza piccola, oltre le mura. Tra le rocce che si
immergono gradualmente, due baretti in armonia con il paesaggio
danno ristoro alla sete dei bagnanti. Naturalmente i gatti di
Dubrovnik sono anche qui, a godere del sole e delle vostre carezze.
Chi preferisce la sabbia può puntare su Banje, il grande lido
cittadino, ma seguendo le abitudini e il gusto dei locali si farà
convincere dalle acque cristalline e dalle spiagge di Lokrum,
collegata con i traghetti da mattina a sera. Dichiarata Riserva
Naturale, l'isola non attrae solo gli amanti delle nuotate, ma
anche gli appassionati di botanica: in soli 72 ettari, ci sono
oltre 400 specie vegetali, tra mediterranee e subtropicali. Domina
l'area un monastero benedettino del XII secolo, sequestrato sotto
Napoleone con tanto di cacciata dei monaci residenti che davanti
all'offesa subita maledirono l'isola. Si dice che i ragusei amino
spendere a Lokrum le ore del giorno ma non quelle della
notte…
Se però un giorno desiderate mettere il naso fuori Dubrovnik via
terra, a pochi chilometri in direzione Sud incontrerete Cavtat, la
vecchia Ragusa, e subito dopo Molunat. Posto sulla penisola di Rat,
Cavtat è un borgo di origine romana. È tra le mete turistiche più
conosciute della Croazia, con la lunga passeggiata su cui sfilano
calette intime e selvatiche. Poco distante c'è Molunat, con le sue
due facciate: quella turistica, dagli ottimi servizi ricettivi, e
quella più "integrale". Per appurarlo, vi basterà scoprire la
piccola baia nascosta da vegetazione verdissima, riparo per le
barche di pescatori per lo più anziani che, parlando con voi, non
mancheranno di sfoggiare qualche parola italiana. Imparata a scuola
un po' di tempo fa. |
Chiara Cossu
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