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In primo piano

"In primo piano", come vuole questo titolo, non può che esserci il cordoglio per i nostri fratelli in uniforme Caduti a Kabul. Antonio Fortunato, 35 anni; Matteo Mureddu, 26; Giandomenico Pistonami, 28; Massimiliano Randino, 32; Davide Ricchiuto, 26. Questi i nomi e le età, i dati essenziali per la cronaca, che non racchiudono le anime, i sentimenti, i valori. Un tenente, un sergente maggiore, quattro caporalmaggiori. Li ha uccisi una proditoria esplosione dovuta al "solito" kamikaze, il 17 settembre scorso, quando in Italia erano le 9.40: il mattino per noi si apriva, carico di promesse, per loro la vita si è chiusa per sempre. Niente più sorrisi, progetti, quotidiana costruzione.
Erano tutti paracadutisti appartenenti alla Brigata Folgore dell'Esercito, saranno per sempre i volti migliori di un Paese che non può, non deve dimenticarli.
Momenti solenni, nella loro drammaticità, hanno riguardato direttamente anche l'Arma dei Carabinieri. Il 3 settembre, presente il Ministro dell'Interno Roberto Maroni, è stata commemorata a Palermo la figura del generale di Corpo d'Armata Carlo Alberto Dalla Chiesa, trucidato dalla mafia ventisette anni orsono insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all'autista Domenico Russo. Una Messa solenne è stata celebrata nel loro ricordo a Roma, nella sede di viale Romania, dove il Comandante Generale, generale di Corpo d'Armata Leonardo Gallitelli, ha accolto affabilmente la figlia dell'illustre Caduto, Rita. A Palermo era presente sua sorella Simona, a Milano, in altra cerimonia, il fratello Nando.
Numerosi, come sempre, gli eventi raccontati e i risultati operativi documentati. Fra i primi, la cerimonia di chiusura dell'Anno Accademico alla Scuola Ufficiali della capitale, dove i traguardi raggiunti dai frequentatori sono stati riconosciuti con premi e attestati che rappresentano la giusta ricompensa al sacrificio.
Testimone d'eccezione dell'impegno silenzioso dei carabinieri da un capo all'altro d'Italia, nella quotidiana lotta al crimine come nel soccorso in occasione di pubbliche calamità, è a sorpresa Catherine Spaak, nota protagonista del nostro tempo, che del sostegno dell'Arma si è avvalsa quando è stata vittima di un caso di stalking e nella sua meritoria opera di assistenza alle popolazioni dell'Abruzzo colpite dal terremoto.
Coraggio e sacrificio, ancora, nel libro di Anna Maria Casavola, che ricorda i carabinieri deportati il 7 ottobre 1943, nel corso della Seconda Guerra.
Del ruolo del carabiniere ci parla il professor Willy Pasini, Ospite di riguardo di questo numero, che nel suo apprezzato contributo definisce l'Arma "autorevole ma non autoritaria, come una guida che in montagna apre la pista".
Sono tante le piste e le montagne che costellano la vita, il percorso è quasi sempre in salita. Lo affrontiamo con la serietà di sempre, un vestito che indossiamo al mattino e smettiamo la sera. In un taschino, da afferrare quando serve, l'umano sorriso.
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