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Il parere

Felicità è cambiamento

In questa pagina il noto psichiatra e sociologo affronta argomenti di scottante attualità. E i lettori avranno la possibilità di rivolgergli domande su tematiche specifiche di loro interesse, che offriranno l'opportunità per riflessioni ed approfondimenti.

Paolo Crepet
Poco tempo fa ho sentito parlare di una nuova teoria psicologica che ci propone di guardare noi stessi come parte di qualcosa di più ampio, secondo una sorta di "approccio sistemico allargato" che ha il suo fulcro nel concetto di "Costellazione Familiare". Ho guardato a ciò con tanti dubbi, all'inizio. Tuttavia, più ci rifletto, più la teoria proposta da Bert Hellinger mi appare convincente! E non posso non collegarla con il pensiero di Kahlil Gibran, che scriveva: "Allo scalatore la montagna appare più chiara dalla pianura"...
Mi piacerebbe conoscere il parere del dottor Crepet sull'argomento, nella speranza che la sua risposta sia di chiarimento non solo per me, ma per tanti altri lettori.

Anna Olimpia


Cara Anna Olimpia, la mia sincera risposta è quella di diffidare di queste mode che ciclicamente invadono il campo psicologico, promettendo chissà quali nuove verità e visioni del mondo. La psicologia non può essere interpretata come una religione, per cui si crede ad ogni singola parola di un certo autore e si detestano tutte le altre. Sono troppo anziano ed esperto per non dubitare di chi non ha dubbi.
Detto questo, cerco di rispondere sullo specifico, partendo da una frase di Bert Hellinger: "Si deve accettare la realtà per quello che è, senza rammarico, senza desiderare che sia diversa. In questo modo anche gli avvenimenti più terribili si trasformano in pace e forza". Si tratta di un linguaggio molto persuasivo, che però, alla fine, non si capisce dove voglia andare a parare. La mia pratica clinica (come pure la mia personale visione della vita) è esattamente opposta: ci mancherebbe che uno psicoterapeuta dovesse insegnare ad accettare le cose della vita, comprese quelle che danno dolore! La psicoterapia non è un percorso di rassegnazione, di razionalizzazione, ma insegna a guardare dentro la nostra esperienza di vita (e per "nostra" non intendo solo quella individuale, ma soprattutto quella familiare) per cercare di capire come e dove cambiare: perché cambiamento è felicità.
Quanto alla frase poetica di Gibran, anche in quel caso il mio punto di vista non è convergente. Semmai mi sembra probabile il contrario: ovvero che la pianura la si veda meglio dalla montagna. Ciò che occorre è l'esperienza, nella vita, che non puoi pretendere di capire se non dopo una lunga ascesa, una fatica, un cimento ardimentoso.
L'approccio sistemico (quello che prevede che nulla nella vita psichica di una persona possa essere riconducibile solo e soltanto al soggetto, ma abbia a che vedere con la relazione tra soggetto e sistema familiare e sociale) mi trova comunque molto interessato e attento. Ma una cosa è la curiosità culturale, un'altra è la banalizzazione.

Paolo Crepet