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In questa
pagina il noto psichiatra e sociologo affronta argomenti di
scottante attualità. E i lettori avranno la possibilità di
rivolgergli domande su tematiche specifiche di loro interesse, che
offriranno l'opportunità per riflessioni ed approfondimenti.
Poco tempo fa ho sentito parlare di una nuova teoria psicologica
che ci propone di guardare noi stessi come parte di qualcosa di più
ampio, secondo una sorta di "approccio sistemico allargato" che ha
il suo fulcro nel concetto di "Costellazione Familiare". Ho
guardato a ciò con tanti dubbi, all'inizio. Tuttavia, più ci
rifletto, più la teoria proposta da Bert Hellinger mi appare
convincente! E non posso non collegarla con il pensiero di Kahlil
Gibran, che scriveva: "Allo scalatore la montagna appare più chiara
dalla pianura"...
Mi piacerebbe conoscere il parere del dottor Crepet sull'argomento,
nella speranza che la sua risposta sia di chiarimento non solo per
me, ma per tanti altri lettori.
Anna Olimpia
Cara Anna Olimpia, la mia sincera risposta è quella di diffidare di
queste mode che ciclicamente invadono il campo psicologico,
promettendo chissà quali nuove verità e visioni del mondo. La
psicologia non può essere interpretata come una religione, per cui
si crede ad ogni singola parola di un certo autore e si detestano
tutte le altre. Sono troppo anziano ed esperto per non dubitare di
chi non ha dubbi.
Detto questo, cerco di rispondere sullo specifico, partendo da una
frase di Bert Hellinger: "Si deve accettare la realtà per quello
che è, senza rammarico, senza desiderare che sia diversa. In questo
modo anche gli avvenimenti più terribili si trasformano in pace e
forza". Si tratta di un linguaggio molto persuasivo, che però, alla
fine, non si capisce dove voglia andare a parare. La mia pratica
clinica (come pure la mia personale visione della vita) è
esattamente opposta: ci mancherebbe che uno psicoterapeuta dovesse
insegnare ad accettare le cose della vita, comprese quelle che
danno dolore! La psicoterapia non è un percorso di rassegnazione,
di razionalizzazione, ma insegna a guardare dentro la nostra
esperienza di vita (e per "nostra" non intendo solo quella
individuale, ma soprattutto quella familiare) per cercare di capire
come e dove cambiare: perché cambiamento è felicità.
Quanto alla frase poetica di Gibran, anche in quel caso il mio
punto di vista non è convergente. Semmai mi sembra probabile il
contrario: ovvero che la pianura la si veda meglio dalla montagna.
Ciò che occorre è l'esperienza, nella vita, che non puoi pretendere
di capire se non dopo una lunga ascesa, una fatica, un cimento
ardimentoso.
L'approccio sistemico (quello che prevede che nulla nella vita
psichica di una persona possa essere riconducibile solo e soltanto
al soggetto, ma abbia a che vedere con la relazione tra soggetto e
sistema familiare e sociale) mi trova comunque molto interessato e
attento. Ma una cosa è la curiosità culturale, un'altra è la
banalizzazione.
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