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CULTURA
Giallo
Carabiniere
Mentre è arrivato in edicola il volume
che riunisce i racconti vincitori della seconda edizione del nostro
concorso letterario, la Mondadori festeggia gli ottant'anni di un
mito: la collana che dal 1929 mette insieme tutte le sfumature di
un genere letterario sempre amatissimo dal grande
pubblico
Carabinieri alle prese con boss mafiosi ed eroici militari addetti
ai servizi di scorta; ufficiali dell'Arma dediti alla tutela della
bellezza, come quelli che da quarant'anni giusti sono impegnati a
difendere il nostro patrimonio culturale, e investigatori confinati
in paesini di campagna, alle prese con "misteri etruschi" e lupi
mannari, vecchie conoscenze e furti di bestiame, assassini per
amore e predatori di bambini, invischiati in faide di quartiere o
coinvolti in gialli in versione condominiale. C'è tutto questo e
molto di più in Carabinieri in giallo 2, il volume, da luglio in
edicola per i Gialli Mondadori, che ha riunito i primi sedici
racconti classificati nella seconda edizione del concorso bandito
dalla nostra Rivista. Un prodotto editoriale che quest'anno ha
assunto una valenza particolare, uscendo in concomitanza con una
ricorrenza importante come gli ottant'anni del Giallo
Mondadori.
Un compleanno davvero significativo, quello della prima collana
italiana dedicata alla letteratura poliziesca, non solo per la
nostra maggiore casa editrice, ma anche per la storia della
letteratura tout court. Quanto essa sia stata influenzata dai
Gialli Mondadori, infatti, lo si capisce già prendendo in
considerazione il nome stesso che siamo soliti dare al genere
letterario che a quella collana si associa. Se infatti in inglese
si possono usare, per definirlo, i termini più diversi: - crime
novel, detective story, mistery, thriller, police procedural -, se
a Parigi lo chiamano roman policier e a Berlino Kriminalroman,
esiste solo una lingua in cui sia stata coniata una parola unica
capace di comprendere tutti i sottoinsiemi di un genere letterario
vasto e profondo come gli abissi del cuore umano: è l'italiano. E
la parola è "giallo". Giallo come la copertina del primo di una
serie di volumi che Lorenzo Montano volle riunire appunto, nel
1929, sotto il titolo I romanzi gialli, più tardi divenuto Il
Giallo Mondadori. Copertine destinate a riempire le librerie degli
italiani con i titoli firmati da autori quali Agatha Christie ed
Ellery Queen, Edgar Wallace e S.S. Dine, Rex Stout ed Erle Stanley
Gardner, fino ai più recenti Cornell Woolrich, Ed McBain, Brett
Halliday e James Hadley Chase.
A ottant'anni dalla comparsa del primo libro giallo, la passione
per questo genere letterario è più viva che mai. Basta pensare ai
volumi che in questa torrida estate abbiamo visto circolare sotto
gli ombrelloni, ma anche alle classifiche dei titoli più venduti
dalle librerie, dove a farla da padroni sono sempre loro: delitti e
(quasi sempre) castighi, investigatori e investigati, colpi di
scena e suspense quanto basta per rimanere incollati lì, dalla
prima all'ultima pagina.
«Il Giallo Mondadori», ci spiega Sergio "Alan D." Altieri, editor
della storica collezione nonché egli stesso autore di "gialli
apocalittici" come Kondor, Ultima luce, L'uomo esterno, oltre alla
fortunata Trilogia di Magdeburg e al recentissimo Hellgate (vedi
recensione pag. 114), «è stata la prima collana a saper riunire,
sotto un'unica etichetta, l'intera gamma delle sfumature del
giallo. In questa collana sono confluiti i nomi di tutti i maestri
del genere, e in breve quei libri con la copertina gialla sono
divenuti un simbolo, un'icona della cultura contemporanea, prima
ancora della diffusione di quei "giocattoli" moderni che sono il
computer, Internet, il telefonino. Basti pensare che negli anni
Settanta un giallo riusciva a vendere anche 70mila copie, mentre
oggi un singolo titolo può arrivare a farne 15mila, a fronte di una
situazione in cui un qualunque volume che arrivi in libreria
raramente riesce a superare le 3mila copie. Un successo dovuto
all'inesauribile trasversalità di questo genere, che è capace di
raggiungere ogni tipo di lettore, indipendentemente da sesso, età,
condizione sociale e livello di istruzione. Perché i lettori di
gialli sono una grande famiglia, con tanti rami al suo interno: c'è
quello di chi ama il brivido, la suspense, quello di chi predilige
l'analisi psicologica, quello di chi opta per le storie gialle che
si tingono di rosa. E il bello è che ognuna di queste correnti
trova, nel vasto panorama del giallo, quel che fa per lei. Lo
dimostrano gli otto titoli che abbiamo scelto per celebrare, con
una riedizione speciale, gli ottant'anni del Giallo Mondadori. Otto
intramontabili classici - da I 39 scalini di John Buchan ad
Assassinio sull'Orient Express di Agatha Christie, da Il mastino
dei Baskerville di Conan Doyle a Il gatto dalle molte code di
Ellery Queen, da Nero Wolfe contro l'Fbi di Rex Stout a La sposa in
nero di Cornell Woolrich, passando per Il falco maltese di Hammett
e per La legge dei quattro di Wallace -, ognuno diverso dall'altro,
ma tutti ugualmente capaci, nel loro complesso, di rappresentare le
diverse anime del giallo».
Ci sono alcuni elementi, però, che in un giallo non devono mancare
mai, come ha indicato S.S. Van Dine nel 1928 con le sue famose
"Venti regole per scrivere un romanzo poliziesco"…
«Sì, anche se le regole di Van Dine, che in generale mantengono la
loro validità, con il tempo sono state violate sempre più spesso.
Lo scrittore asseriva, ad esempio, che in un romanzo poliziesco il
lettore debba avere le stesse possibilità dell'investigatore per
risolvere il mistero, e questo è stato smentito più volte da tutti
quei romanzi che "mettono in scena" il punto di vista
dell'assassino, dando al lettore degli elementi in più rispetto a
quelli offerti a chi indaga. Anche la norma secondo la quale né
l'investigatore né alcuno dei suoi collaboratori debba mai
risultare colpevole è spesso disattesa, in un'epoca in cui è sempre
più raro trovare personaggi che siano perfettamente positivi, privi
di ombre o debolezze, oppure perfettamente negativi, del tutto
asserviti al male».
Una caratteristica che si riscontra anche nei racconti confluiti
nel volume Carabinieri in giallo 2, pubblicato a luglio nei Gialli
Mondadori?
«Innanzitutto devo premettere che la pubblicazione di Carabinieri
in giallo 2, come è accaduto per l'edizione del 2008, è stata per
noi motivo di grande soddisfazione. E non solo per il prestigio che
ci viene dalla collaborazione con l'Arma. I racconti risultati
finalisti al concorso, infatti, sono tutti di ottimo livello, e
forniscono un'immagine molto sfaccettata della figura del
Carabiniere, ritratto non solo nella sua integerrima lotta contro
il crimine, ma anche nella sua problematicità di uomo, con tutti i
dubbi, le paure, le incertezze che a un uomo appartengono. Una
visione estremamente realistica, che da una parte contribuisce ad
avvicinare i carabinieri al pubblico e, dall'altra, conferma il
periodo di particolare vitalità che sta vivendo da qualche anno a
questa parte il giallo italiano, facendone un genere non più di
esclusivo appannaggio del mondo anglosassone».
Lei ha raccontato più volte di essere da sempre un appassionato
lettore di gialli, in particolare quelli della "Scuola dei Duri" di
Hammett e Wallace. Nel mettersi dietro la macchina da scrivere,
però, ha scelto un genere diverso: il "fantasy apocalittico". Il
futuro è così catastrofico come appare dai suoi racconti, ultimi
quelli riuniti nella raccolta Hellgate (Tea), appena approdata in
libreria?
«Viviamo in un mondo sull'orlo del baratro, in una società di
uomini che hanno voltato le spalle alla coscienza. È questa la mia
convinzione, la visione di cui sono impregnati i miei romanzi e
racconti, che comunque non si discostano molto dai canoni classici
del giallo: anch'essi, ad esempio, hanno per protagonista un
investigatore alle prese con impenetrabili enigmi».
Gialli sul ciglio dell'abisso, insomma, che sarebbero perfetti per
una trasposizione cinematografica. E a proposito di cinema: qual è
oggi il rapporto tra cinema e letteratura gialla? È il primo a
trainare il successo della seconda, o il contrario?
«All'inizio è stata la letteratura gialla a nutrire di sé il
cinema, fornendogli storie e personaggi. Poi, dagli anni Sessanta,
è accaduto il contrario, con il grande schermo che ha offerto agli
scrittori materiale per la loro ispirazione, e che ha condizionato
il successo dei romanzi tradotti in immagini. Oggi tra questi due
mondi c'è una sorta di osmosi, con romanzi che sembrano scritti per
diventare film, e film che fanno il verso ai libri, adottandone
stili e cliché».
Gli otto titoli scelti per celebrare l'ottantesimo compleanno del
Giallo Mondadori sono un omaggio ai maestri del passato: tra i
giallisti di oggi, chi potrebbe completare la serie?
«Robert Crais e Thomas Cook spiccano, tra i contemporanei, per
fantasia e originalità. A mio parere, due veri campioni del
genere». |
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