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Donne nella storia

Proseguono gli incontri immaginari con le protagoniste femminili che, per la loro eccezionale personalità, hanno lasciato un segno nei secoli. Questo mese è la volta di Cleopatra

Quando nacque?
«Venni al mondo nel 68 avanti Cristo, ad Alessandria d'Egitto».
Figlia di chi?
«Di Tolomeo XII l'Aulete (il Suonatore di flauto)».
Alla sua morte, ne ereditò scettro e corona?
«Sì, ma, secondo la legge, dovetti associare al trono il maggiore dei miei fratelli, che sposai. Ai miei tempi, nel mio Paese, questi connubi non erano scandalosi».
Lei, quanti anni aveva?
«Era il 51 avanti Cristo. Faccia un po' i conti».
L'Egitto non era più quello glorioso dei suoi fondatori, ma un regno di serie B.
«Colpa dei Romani, che avevano conquistato il Mediterraneo. La potenza della loro Repubblica, nonostante le lotte intestine e le ricorrenti crisi politiche, era immensa. Forse solo la Persia era in grado di tenerle testa».
L'Egitto doveva vedersela con due nemici, aspiranti a un rango egemone.
«Correndo il rischio di essere schiacciato da entrambi. Gli si offriva una sola via di salvezza».
Quale?
«Allearsi col più forte. E il più forte, all'epoca, era il gigante romano. Volenti o nolenti, dovevamo scendere a patti con Cesare, arbitro della situazione. Il suo potere, sempre più personale, era ormai praticamente assoluto. La dittatura era all'orizzonte. Anzi, alle porte».
Quindi lei, per non perdere il trono, decise di scendere a patti con Roma.
«Non avevo scelta. L'unione dell'Occidente e dell'Oriente avrebbe trasformato questo blocco in un bastione invincibile».
Ma con voi egiziani tributari e succubi dei latini.
«Se mi avesse conosciuto come donna, più che come sovrana, questa sua affermazione non sarebbe stata così categorica».
Perché?
«Se Cesare era un uomo straordinario, un condottiero e un leader nato, io non ero dammeno. Con una piccola, o grande, differenza, a mio vantaggio. Ero donna: quindi, più scaltra, intrigante, lungimirante».
Eppure, nessuno storico l'ha mai descritta come una Venere, una vamp...
«Non ero sicuramente bella, almeno nella più ovvia accezione del termine. Ero qualcosa di più: affascinante. E il fascino è una miscela prodigiosa, un cocktail irresistibile d'intelligenza, di spirito, di savoir-faire, di sex-appeal».
Com'era fisicamente?
«Non molto alta, il collo robusto, i lineamenti incisivi, le sopracciglia folte e cespugliose, la chioma color pece, raccolta a crocchia, gli occhi neri come il carbone, ma profondi e magnetici, le labbra turgide e voluttuose».
E il grande naso?
«Non era quello di una Frine o di un'Aspasia, ma non deturpava affatto il mio volto. Diciamo piuttosto che ribadiva la mia personalità. Qualcuno ha scritto che se fosse stato più lungo o più corto di un centimetro, le mie sorti personali, quelle dell'Egitto e, forse, del mondo intero, sarebbero state diverse».
Madre Natura - se non sbaglio - l'aveva anche dotata di una voce seducente, ammaliante.
«"Il suono della voce di Cleopatra", scrisse Dione Cassio, "era molto amabile e rapiva chiunque… Le sue parole facevano un'impressione così profonda da irretire il più freddo e arrabbiato misogino. Appena cominciò a parlare, Cesare ne fu conquistato"».
Il suo carattere?
«Come tutte le persone di carattere, avevo un... caratterino, o un caratteraccio, lo chiami come vuole. Possedevo tutte le virtù che deve possedere una donna. E, naturalmente, anche qualche vizio».
Le sue virtù?
«A parte l'intelligenza e lo spirito: l'acume, la risolutezza, il coraggio. Sapevo quel che volevo, e tutto avrei fatto per ottenerlo. Ciò non esclude che convivessero in me parecchie contraddizioni».
Cioè?
«Ero, al tempo stesso, sincera e bugiarda, generosa e ingrata, dolce e agra, disponibile e riottosa».
Con Cesare come andò?
«Era un personaggio eccezionale e uno charmeur meraviglioso, con buona pace di chi lo definì "marito di tante mogli, e moglie di tanti mariti"».
Che significa?
«Che amava le donne, ma non disdegnava i bei ragazzi. A Roma, e non solo a Roma, questa imparzialità, almeno in certi ambienti, non stupiva nessuno, e nessuno la censurava».
In che circostanze vi conosceste?
«L'occasione ce la offrì una rivolta di palazzo, che mi costrinse a una fuga precipitosa. L'accusa? Voler assassinare Tolomeo. Ma Cesare mi restituì lo scettro».
Come?
«Invitandomi ad Alessandria, che raggiunsi con un trucco, che solo io potevo escogitare».
Quale trucco?
«Mi feci avvolgere in un sacco di tappeti e caricare su una nave, diretta in quella città».
Chissà in che condizioni si presentò al grande romano.
«Piuttosto ammaccata e scarruffata. Non immagina la sorpresa di Cesare quando mi vide spuntare da quell'involucro».
Cosa le disse?
«Chiese una spiegazione ed io fui così eloquente e convincente, perorai così bene la mia causa che la sera stessa, dopo una cena sontuosa, volle dividere con me l'alcova».
E lei?
«Non mi feci pregare. Era il prezzo di tanta amicizia e protezione. Un prezzo che pagai senza batter ciglio. Fra l'altro, l'uomo che avevo davanti era il padrone di Roma, cioè del mondo».
Un gesto che molti, però, stigmatizzarono. Il poeta Lucano, ad esempio, scrisse: "Con la sua bellezza incestuosa e lasciva, Cleopatra corruppe il giudice e trascorse con lui una notte infame".
«Che altro avrei dovuto fare? La politique d'abord, come dicono i francesi. Quella condotta me la consigliava, anzi me l'imponeva, la Ragion di Stato».
Durò a lungo la tresca?
«Per tutto il periodo che Cesare soggiornò ad Alessandria. Sei mesi più del previsto».
Gli diede figli?
«Sì, uno: Cesarione».
Lui partì, e lei?
«Rimasi in Egitto fino al 46, quando, con il bambino e il mio nuovo marito-fratello Tolomeo XIV, lo raggiunsi nell'Urbe».
Il nuovo marito. E il vecchio?
«Morto affogato. Che errore commise alleandosi con i miei nemici!».
A Roma, dove s'installò?
«In una villa suburbana, di proprietà del mio amante. Vivevo molto ritirata perché i Quiriti mi odiavano. Innanzitutto perché straniera, poi perché legata a Cesare, che nonostante le mie reiterate istanze e rimostranze, non si decideva a lasciare la moglie Calpurnia. Se almeno avesse adottato Cesarione, candidandolo alla successione al trono...».
Glielo chiese?
«Sì, ma lui fece orecchio da mercante finché, dovendo comunque scegliere un erede, designò, previa adozione, il nipote diciottenne Ottaviano, figlio della sorella Giulia. Col suo assassinio, però, la situazione precipitò, e a me non restò che tornare in Egitto».
Sempre con suo figlio e il suo marito-fratello?
«Sì, ma di questo mi sbarazzai subito, associando al trono Cesarione, spina nel fianco di Ottaviano che, dopo le Idi di marzo, s'alleò con Lepido e Antonio. Il primo era un tipo insignificante; al secondo non mancavano superbe doti fisiche e buoni talenti militari».
Quanti anni aveva?
«Quarantuno: sedici più di me. Era un titano riccioluto, di una vitalità straripante. Studi ne aveva fatti pochi, ma come macho era unico. Aveva avuto un mucchio di donne, frequentava bordelli e taverne».
Sposato anche lui?
«Sì. Almeno sulla carta».
V'innamoraste a prima vista?
«Lui perse la testa per me come un collegiale, diventando il mio zimbello. Gli piaceva divertirsi e io lo facevo divertire, in un fandango di feste e banchetti. Tutto filò liscio, finché…».
Finché?
«Per rendere più salda la sua intesa con Ottaviano, Antonio ne impalmò la sorella Ottavia. Con questa mossa venivo privata di un decisivo sostegno militare».
La sua reazione?
«Cominciai a tempestare di lettere Antonio, rientrato a Roma, sguinzagliando nell'Urbe fidatissime spie. Non solo: a sua insaputa, lo feci circuire da astrologi e negromanti. Doveva, a tutti i costi, tornare da me».
Tornò?
«Eccome! Un bel giorno, piantò baracca e burattini, moglie e cognato e riapprodò ad Alessandria. Con Ottaviano, del resto, i rapporti s'erano guastati».
Le armi, però, il suo amante non le depose.
«Al contrario. Mosse contro i Persiani, che non vinse. Quindi invase e devastò l'Armenia, celebrando il proprio trionfo».
A Roma?
«No: ad Alessandria, la sua nuova patria».
E Ottaviano?
«Gli dichiarò guerra e lui, nel 34, per tutta risposta, proclamò me "regina dei re" e Cesarione "re dei re". Dopodiché, divise il mondo fra me, Cesarione e i tre figli nati dalla nostra relazione. Ottaviano replicò mobilitando le sue poderose armate e la sua superba flotta che ad Azio, nel 31, riportarono una strepitosa vittoria».
Lei cosa fece?
«Rientrai ad Alessandria e, l'anno dopo, vista la drammatica piega presa degli avvenimenti, dopo essermi barricata nel mio mausoleo, scelsi di farla finita».
E Antonio?
«Convinto che già mi fossi uccisa, si tolse la vita. Tuttavia ebbi il tempo di raccogliere il suo ultimo respiro. Quindi, offerto il braccio a un aspide, lo seguii nella tomba. Non avevo ancora quarant'anni».
Roberto Gervaso
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