CARABINIERI

Entra nella Stazione On-Line dei Carabinieri
Ministero della Difesa
Home > L'Editoria > Il Carabiniere > Anno 2009 > Giugno > REPORTAGE

Da Belo Polje a Pristina

A pochi mesi dall'intensificarsi dell'impegno internazionale con la missione Eulex, reportage dai Balcani. Abbiamo visitato sia la Msu di Kfor, a Pristina, che la Military Police di Peç

L'ingresso di Villaggio Italia, sede della Kosovo Force Nato a Belo Polje Felpe, stivaletti comodi, sottotuta termici, guanti e… sorriso! Questi sono i principali elementi del corredo da mettere in valigia quando si decide di tornare nei Balcani per far visita ai carabinieri della Msu (Multinational Specialized Unit) e della Mp (Military Police). I contesti appaiono complessi, data l'instabilità degli equilibri politici causati dalla dichiarazione unilaterale d'indipendenza del Kosovo (17 febbraio 2008), a dieci anni dai bombardamenti della Nato. Sullo sfondo, l'avvio della nuova missione internazionale Eulex (European Union Rule of Law Mission in Kosovo). Alle 6.30 siamo già in aeroporto e ci guardiamo intorno cercando di interpretare la scritta sul distintivo posto sulle uniformi: "Kfor". Si tratta della missione Nato in atto nel territorio, la Kosovo Force, Operazione "Joint Enterprise", che vede impegnate 33 nazioni (25 Nato e 8 non Nato) per un totale di 16mila militari (circa 2.200 italiani) accanto a mandati come: Eulex, Osce e Unmik (United Nations Mission in Kosovo). La Kfor è articolata in cinque Multinational Task Force (Mntf) per aree di responsabilità informativa, coincidenti con le subregioni amministrative, più le unità di supporto e un Comando sito a Pristina. Il nostro arrivo è atteso presso la Mntf- West (Mntf-W), che ha sede a Villaggio Italia, a 2 km dall'abitato di Belo Polje, un sito militare sviluppato in un ex poligono di tiro serbo. La base, inaugurata nel 2003, ospita circa 3mila unità provenienti da Italia (nazione leader), Romania, Slovenia, Spagna e Ungheria.

Da Roma a Dakovica. In aeroporto qualcuno ci chiama per nome. È Salvatore, un vecchio amico che ci ha riconosciuti e che ci viene incontro sorridente e cordiale. Mentre ci offre un buon caffè, racconta che è inquadrato all'interno della Mp di Villaggio Italia e che l'area assegnata alla Mntf-W comprende sei municipalità e 411 villaggi, per un totale di 400mila abitanti, circa il 95% di etnia kosovaro-albanese e il 5% distribuita tra etnia kosovaro-serba, egizia, rom e ascari. L'etnia kosovaro-serba è concentrata in piccoli villaggi o aree tipo l'enclave di Gorazdevac, che è la maggiore presente in Kosovo (circa 800 unità).
Un'ora di volo, un'altra di viaggio in auto, e arriviamo a Kosovo Polje, "campo dei merli". All'ingresso di Villaggio Italia, le bandiere delle nazioni partecipanti alla missione sventolano sullo sfondo delle cime innevate del monte Bjeshkët e Nemuna. Sotto campeggia la scritta "Uniti per la pace". La base è dotata di sistemi di comunicazione, una Zona Atterraggio Elicotteri, un impianto di stoccaggio dell'acqua, 5 stazioni di energia elettrica con 25 generatori, depuratori, due mense, moduli abitativi prefabbricati, un ospedale da campo con gabinetto odontoiatrico, una struttura di Telemedicina, ma anche pizzerie e bar che garantiscono un minimo di socialità: non c'è "libera uscita" al di fuori del compound. Fiore all'occhiello è "Radio West" (vedi box).

La MP e i piccoli cantori di Banje. Entrando nella sede della Military Police, ritroviamo Salvatore, il maresciallo che ci aveva offerto il caffè a Fiumicino. Si tratta di uno dei più stretti collaboratori del Provost Marshal, il coordinatore delle attività mirate alla consulenza nell'ambito della Mp, secondo gli intendimenti del Comandante della Multinational Task Force West e le indicazioni del "Legad", il consulente giuridico del Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze a Roma. In ufficio, il tenente Del Gigante, Comandante del plotone Mp, è impegnato con uno dei soliti casi. Una coppia kosovara residente a Brescia è in difficoltà: lui è stato denunciato dalla moglie per maltrattamenti. Il marito l'ha ripudiata "verbalmente" (secondo la norma islamica) portandosi via i due bambini di quattro anni e 11 mesi e andando a convivere in Kosovo con un'altra donna (la loro legge consente fino a sette unioni contemporaneamente). In Italia la moglie è assistita dalla Caritas, dopo aver perso un terzo figlio per percosse. A seguito di complesse attività d'indagine, si è accertato che la separazione non è stata consensuale e che i bimbi soffrono di carenze affettive. «Con la magistratura italiana e kosovara stiamo lavorando per il rimpatrio dei piccoli», spiega Del Gigante. «È fondamentale l'ordinanza di affidamento provvisoria, alla quale segue il processo ordinario per le percosse».
Si chiudono i fascicoli e si parte per fare visita ad alcuni amici della Mp. Lungo il percorso fino a Visoki Deçani assistiamo alle attività di pattugliamento e controllo del territorio, ma la nostra meta è un piccolo villaggio serbo, Banje. Prima, però, passiamo a prendere le nostre guide, padre Ilarion e Peter, i monaci ortodossi che vivono nello storico monastero serbo di Visoki Deçani, patriarcato di Peç. Lungo il tragitto notiamo molte attività di lavaggio auto e sostituzione gomme. I carabinieri ci spiegano che Tito faceva pagare una multa di cinque euro a quanti avessero l'auto infangata. Da allora, la forma mentis è rimasta invariata: i mezzi si lavano a uno o due euro, così ci si ritrova in mezzo a gente dall'aspetto dimesso, ma a bordo di auto rigorosamente linde!
All'arrivo a Banje i bimbi ci vengono incontro. Sono molto poveri e i carabinieri della Mp hanno preso spontaneamente l'abitudine di fare delle collette per acquistare latte, riso e frutta. Il clima rigido non consente la coltivazione di vegetali od ortaggi e le 50 famiglie non escono dal villaggio serbo per paura delle possibili violenze. I bambini accettano timidamente le mele, che stringono a sé come fossero caramelle. Il resto sarà depositato in una scuola, in modo che venga poi suddiviso tra le famiglie che ne hanno bisogno. Nonostante il freddo gelido c'è entusiasmo e, con l'aiuto di padre Ilarion, che ci fa da interprete, chiediamo ai bambini cosa vorrebbero fare da grandi. In molti rispondono la maestra o il militare, il più piccolo, con fare serioso, dichiara: «Io voglio fare il banchiere!». Risata generale. Ilarion richiama a sé l'attenzione e intona un piacevole canto con il suo piccolo coretto per ringraziare i carabinieri prima di rientrare. Ci salutano, eccoli: sono i piccoli cantori di Banje!

Msu ed Eulex. Dopo l'alzabandiera delle 8, nonostante le temperature sotto lo zero e la neve lungo i viali di Villaggio Italia, incontriamo tanti sorrisi, prima di partire per Pristina. In due ore di viaggio il paesaggio rivela tutta la sua crudezza, tra edifici che portano i segni dei bombardamenti Nato di dieci anni fa e molti cimiteri dell'Uçk, l'esercito di liberazione del Kosovo al tempo della lotta armata contro i serbi. La ricostruzione ha fatto molto, ma ci sono ancora aree dove la drammaticità del conflitto rivela tracce indelebili. Con la risoluzione 1244, adottata il 10 giugno 1999, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha autorizzato l'istituzione in Kosovo di due presenze internazionali: una civile per l'amministrazione temporanea, denominata Unmik (United Nations Interim Mission in Kosovo), e l'altra di sicurezza, la Kfor (Kosovo Force), entrambe sotto gli auspici delle Nazioni Unite. Attualmente la situazione è stabile, pur con alcune aree considerate "sensibili", come il distretto di Mitrovica.
Dopo un rapido passaggio presso la sede di Kfor (denominata Film City per via dei nomi dei viali della base), arriviamo davanti all'ingresso della base di Msu. L'accoglienza è calorosa e trascorrere una giornata con i nostri militari impegnati in una zona come quella di Pristina completa l'idea delle difficoltà e dell'importanza del contributo italiano in Kosovo. In queste missioni non è prevista la "libera uscita" e i ritmi lavorativi sono incalzanti. Perfino affiancare una pattuglia di Msu può rappresentare uno spunto per comprendere come la popolazione guardi ai nostri carabinieri con fiducia. Li riconoscono subito ed esprimono gratitudine per il contributo che l'Arma ha garantito a tutti. Ringraziano perfino noi, per il solo fatto di essere italiani!
La Multinational Specialized Unit è la forza di polizia con status militare di cui dispone Kfor. A Pristina è inquadrata logisticamente anche Eulex (European Union Rule of Law Mission in Kosovo), la missione civile (Pesd) approvata dalla Ue il 16 febbraio 2008, con un mandato che prevede compiti di supporto delle autorità locali e di alcuni poteri esecutivi. Ultimamente si è parlato di un "avvicendamento" di Eulex con la missione civile per l'amministrazione temporanea, Unmik. In realtà, Eulex assorbe solo alcuni aspetti di quest'ultima, con margini che saranno meglio definiti una volta raggiunta la Foc (Full Operational Capability), ossia la piena capacità operativa.
Eulex si sviluppa tra attività di controinsurrezione, operazioni di polizia ad alto rischio, sicurezza dei testimoni, ricerca e neutralizzazione di ordigni esplosivi. Per le missioni più complesse dispone anche di un gruppo d'intervento, nel quale sono inseriti assetti speciali come il Gis dei Carabinieri. Nel complesso delle funzioni di Eulex la presenza dell'Arma è di 125 unità, molte delle quali inquadrate in uno dei due Crc Groups (unità specializzate in operazioni antisommossa). Si tratta del Crc di Pristina, a comando italiano, composto da Carabinieri e Polizia civile polacca.

La visita è finita. Rientriamo a casa con qualcosa che "pesa" nel bagaglio: l'orgoglio di essere italiani, che proviene dall'impegno infaticabile dei nostri militari.

Giovanna Ranaldo
Copertina del mese

La copertina del mese