|
|
Home > L'Editoria >
Il Carabiniere >
Anno 2009 >
Maggio >
ANNIVERSARI
L'Arma e l'Arte
Compie quarant'anni il Comando
Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale: un reparto
specializzato dell'Arma che fa scuola nel mondo
Sono quindici i "colpi grossi" messi a segno dal Comando
Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Quindici indagini
destinate a lasciare il segno nella storia di questo prestigioso
Comando dell'Arma, portando al recupero di opere dal valore
inestimabile. Se si potesse raccontarne i retroscena, si
mostrerebbero certo più rocambolesche e affascinanti di quelle
narrate in Caccia al ladro d'autore, le avventure del capitano
Maffei, l'ufficiale dei Carabinieri interpretato da Giuliano Gemma
nella serie di sette episodi messa in onda dalla Rai nell'83 ed
ispirata proprio al lavoro degli investigatori di quello che allora
si chiamava Nucleo Tutela Patrimonio Artistico.
Niente fiction, però, ma solo realtà, fatta di impegno, valori e
professionalità, nelle operazioni che hanno "riportato a casa"
capolavori come la Madonna col Bambino di Bellini, i dipinti su
tavola di Piero dalla Francesca e Raffaello, il gruppo marmoreo
della Triade Capitolina, la Madonna col Bambino del Pinturicchio,
il cratere di Asteas e quello di Eufronio, la Sacra Famiglia del
Parmigianino. Pezzi inimitabili, recuperati da un manipolo di
"segugi": carabinieri che - il 3 maggio sono quarant'anni - vanno a
caccia di tesori archeologici e d'arte sottratti al nostro Paese,
il più grande "giacimento" di opere d'arte esistente al
mondo.
E non finiscono certo qui i successi mietuti da questi militari
posti al servizio della bellezza. Si potrebbero creare dal nulla
molti nuovi musei mettendo insieme l'enorme mole di reperti
archeologici e beni culturali recuperati negli ultimi quattro
decenni dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (Tpc),
l'organismo investigativo che più di ogni altro contribuisce alla
salvaguardia e alla difesa di uno degli elementi principali della
nostra identità nazionale. Un esempio di professionalità e
dedizione riconosciuto a livello mondiale.
«Quando vado all'estero, mi accorgo che siamo unanimemente
considerati in un modo che davvero inorgoglisce, e che ci fa
sentire all'altezza delle attenzioni che il Comando Generale ci ha
riservato sin dalla costituzione», spiega il generale Giovanni
Nistri, Comandante del Tpc. «L'augurio che posso dunque farmi, e
fare, al Comando Tutela Patrimonio Culturale in occasione di questo
compleanno, è quello che il prestigio da esso goduto possa
ulteriormente accrescersi nel futuro».
Quando gli si chiede quale sia il suo sogno nel cassetto, poi, il
Comandante non ha dubbi: «Spero che i miei collaboratori riescano a
ritrovare la Natività del Caravaggio, trafugata a Palermo proprio
quando il Tpc è nato, o il Bambinello dell'Ara Coeli». «Sarebbe una
gioia altrettanto grande, però», aggiunge, «scoprire e recuperare
capolavori dell'antichità della cui esistenza noi stessi siamo
all'oscuro o di cui abbiamo solo flebili tracce. Tesori scavati
clandestinamente, finiti nelle mani dei trafficanti prima ancora
che il mondo potesse conoscerli».
Quarant'anni, insomma, e non sentirli, sempre al passo con le sfide
poste dai trafficanti, al punto da diventare un modello da seguire
e imitare nel mondo. I "cacciatori di tesori rubati" hanno
cominciato in sedici: era il 1969. Oggi sono trecento.
Super-specializzati (hanno acquisito la loro preparazione anche
tramite corsi organizzati dal Ministero per i Beni e le Attività
Culturali) e organizzati in strutture molto agili: un Reparto
Operativo con competenza territoriale, ma anche con compiti di
coordinamento sull'intero territorio nazionale per le indagini di
più ampia portata (il Reparto operativo è a sua volta suddiviso
nelle sezioni Antiquariato, Archeologia, Falsificazione e Arte
Contemporanea); una Sezione e dodici Nuclei con competenza
regionale o interregionale, che naturalmente contano anche sulla
collaborazione delle componenti territoriali dell'Arma.
Il Nucleo Tutela Patrimonio Artistico, dal 2001 Comando Carabinieri
Tutela Patrimonio Culturale, è stato il primo reparto di polizia al
mondo specializzato nella lotta al traffico illecito dei beni
culturali. Proprio la sua costituzione alle dipendenze funzionali
del Ministero della Pubblica Istruzione (dopo l'istituzione del
Ministero per i Beni Culturali, il reparto è passato alle
dipendenze di quel Dicastero, collaborando direttamente con il
Ministro) suona come la prova della particolare sensibilità del
Paese per la protezione e la salvaguardia dell'immenso patrimonio
culturale nazionale, maturata già prima delle indicazioni impartite
con la convenzione Unesco del 1970. Dal 1992 questo settore di
tutela è stato affidato all'Arma dei Carabinieri in via
prioritaria. Nel 2006, poi, un Decreto del Ministro dell'Interno ha
attribuito al Comando Tpc la funzione di punto di riferimento e di
snodo informativo e di analisi per tutte le Forze di Polizia. Per
avere un'idea dell'impegno del Tpc basta dire che, agli inizi di
questo decennio, si valutava che in Italia fossero presenti circa
3.500 musei, 13mila biblioteche, 20mila castelli, 95mila chiese,
6mila siti archeologici, oltre ad archivi, centri storici,
ville.
Il Comando Tpc è riuscito, negli anni, a raccogliere un patrimonio
di dati e di elementi investigativi e di analisi tale da richiedere
già negli anni Ottanta l'impiego di sofisticati strumenti
informatici. È nata così la Banca Dati dei beni culturali
illecitamente sottratti, che contiene informazioni sui beni da
ricercare, di provenienza sia italiana sia estera, e sui reati
collegati: il database contiene circa 126mila eventi e 3.188.000
oggetti, con oltre 354mila immagini, ed è senza dubbio il più ampio
ed articolato al mondo, uno strumento di indagine insostituibile,
di recente reso ancor più sofisticato, che può dare un notevole
contributo anche all'analisi dell'attività operativa e alla
pianificazione dei suoi sviluppi.
«Non è un semplice strumento di consultazione», spiega il generale
Nistri. «Ne abbiamo man mano migliorato applicativi e funzionalità,
così ora è in grado di comparare automaticamente le immagini, può
essere consultato online direttamente sul luogo dell'intervento, e
supporta sofisticati programmi per l'analisi operativa. È uno
strumento indispensabile, insomma, che tuttavia, come qualunque
apparato tecnologico, deve essere governato dalla passione e dalla
competenza dell'uomo. La Banca Dati non potrebbe essere così
funzionale senza le capacità e la dedizione dei nostri
militari».
I risultati di tanta dedizione, in cifre, parlano chiaro: 389.188
beni culturali e 823.053 reperti archeologici provenienti da scavi
clandestini recuperati; 25.716 persone denunciate per reati
attinenti al settore. Tombaroli, ladri specializzati, trafficanti,
piccoli mediatori, ma anche grandi intermediari, collezionisti
privati, semplici appassionati e persino importanti istituzioni
museali: questi i "nemici" contro i quali da sempre si batte il
Tpc. Non mancano, poi, come ci ricorda ancora il generale Nistri,
altri pericoli: «Innanzitutto la possibilità dell'assuefazione ad
un'idea di mercificazione del bene culturale, che rende possibile
ogni genere di mercato e dunque crea le condizioni per il permanere
di attività illegali, o comunque che eludono ogni regola. C'è poi
il grande problema della falsificazione e dei falsari, unito ad un
uso spregiudicato dei siti Internet che vendono antichità e alla
condotta non sempre inappuntabile delle Case d'Asta. Si deve
richiedere per questo, anche sul piano internazionale, un
adeguamento legislativo nel campo degli strumenti di contrasto alla
criminalità in questo settore, uno sforzo capace di imporre una
condotta effettivamente aderente alle asserzioni di principio e ai
codici deontologici».
Molte nazioni hanno chiesto - e chiedono - l'intervento dei
carabinieri del Tpc. A loro si è fatto ricorso, ad esempio, quando
si è trattato di evitare la razzia del patrimonio archeologico
iracheno, o di formare la Polizia locale a compiti di difesa e
salvaguardia dei beni culturali, in particolare a Nassiriya. E
anche questo ha contribuito a consolidare un ulteriore risultato
che si può ascrivere all'azione svolta dai carabinieri a difesa del
patrimonio culturale, italiano e non solo: la crescita di una
coscienza e di un'attenzione prima inesistenti nei confronti di
determinati problemi.
Sul piano internazionale, in particolare, i carabinieri del Tpc,
individuando canali di traffico spesso inimmaginabili, hanno
costruito le condizioni per accordi volti ad ottenere da
istituzioni museali straniere il rientro in patria di reperti
archeologici e opere d'arte trafugati dal nostro Paese. Un
risultato non scontato, se si considera che per anni hanno dovuto
fare i conti anche con il disprezzo di principi pure formalmente
condivisi da tutti, oltre che sanciti dalla convenzione Unesco del
1970.
«Abbiamo lavorato al fianco di grandi professionalità in questo
campo», spiega il generale Nistri. «Il risultato raggiunto è stato
frutto di uno sforzo collettivo profuso da archeologi, diplomatici,
funzionari del MiBac, dell'Avvocatura dello Stato, dell'Autorità
Giudiziaria. Insieme ci siamo impegnati, più ancora che per far
rientrare i capolavori in Patria, per far comprendere ai musei
esteri che possono ottenerli senza rivolgersi al mercato
clandestino, per esempio attraverso prestiti di lunga durata. Il
mercato illegale, infatti, crea un danno inestimabile non solo al
Paese che viene spoliato, ma alla memoria e all'identità
dell'intera Umanità». |
Fabrizio Feo
|
|
|