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L'Arma e l'Arte

Compie quarant'anni il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale: un reparto specializzato dell'Arma che fa scuola nel mondo

Carabinieri del TPC mostrano il 'Gesù Bambino' rubato dalla chiesa di San Francesco, a Palermo, nel 2003 e ritrovato due anni dopo Sono quindici i "colpi grossi" messi a segno dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Quindici indagini destinate a lasciare il segno nella storia di questo prestigioso Comando dell'Arma, portando al recupero di opere dal valore inestimabile. Se si potesse raccontarne i retroscena, si mostrerebbero certo più rocambolesche e affascinanti di quelle narrate in Caccia al ladro d'autore, le avventure del capitano Maffei, l'ufficiale dei Carabinieri interpretato da Giuliano Gemma nella serie di sette episodi messa in onda dalla Rai nell'83 ed ispirata proprio al lavoro degli investigatori di quello che allora si chiamava Nucleo Tutela Patrimonio Artistico.

Niente fiction, però, ma solo realtà, fatta di impegno, valori e professionalità, nelle operazioni che hanno "riportato a casa" capolavori come la Madonna col Bambino di Bellini, i dipinti su tavola di Piero dalla Francesca e Raffaello, il gruppo marmoreo della Triade Capitolina, la Madonna col Bambino del Pinturicchio, il cratere di Asteas e quello di Eufronio, la Sacra Famiglia del Parmigianino. Pezzi inimitabili, recuperati da un manipolo di "segugi": carabinieri che - il 3 maggio sono quarant'anni - vanno a caccia di tesori archeologici e d'arte sottratti al nostro Paese, il più grande "giacimento" di opere d'arte esistente al mondo.

E non finiscono certo qui i successi mietuti da questi militari posti al servizio della bellezza. Si potrebbero creare dal nulla molti nuovi musei mettendo insieme l'enorme mole di reperti archeologici e beni culturali recuperati negli ultimi quattro decenni dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (Tpc), l'organismo investigativo che più di ogni altro contribuisce alla salvaguardia e alla difesa di uno degli elementi principali della nostra identità nazionale. Un esempio di professionalità e dedizione riconosciuto a livello mondiale.

«Quando vado all'estero, mi accorgo che siamo unanimemente considerati in un modo che davvero inorgoglisce, e che ci fa sentire all'altezza delle attenzioni che il Comando Generale ci ha riservato sin dalla costituzione», spiega il generale Giovanni Nistri, Comandante del Tpc. «L'augurio che posso dunque farmi, e fare, al Comando Tutela Patrimonio Culturale in occasione di questo compleanno, è quello che il prestigio da esso goduto possa ulteriormente accrescersi nel futuro».

Quando gli si chiede quale sia il suo sogno nel cassetto, poi, il Comandante non ha dubbi: «Spero che i miei collaboratori riescano a ritrovare la Natività del Caravaggio, trafugata a Palermo proprio quando il Tpc è nato, o il Bambinello dell'Ara Coeli». «Sarebbe una gioia altrettanto grande, però», aggiunge, «scoprire e recuperare capolavori dell'antichità della cui esistenza noi stessi siamo all'oscuro o di cui abbiamo solo flebili tracce. Tesori scavati clandestinamente, finiti nelle mani dei trafficanti prima ancora che il mondo potesse conoscerli».

Quarant'anni, insomma, e non sentirli, sempre al passo con le sfide poste dai trafficanti, al punto da diventare un modello da seguire e imitare nel mondo. I "cacciatori di tesori rubati" hanno cominciato in sedici: era il 1969. Oggi sono trecento. Super-specializzati (hanno acquisito la loro preparazione anche tramite corsi organizzati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali) e organizzati in strutture molto agili: un Reparto Operativo con competenza territoriale, ma anche con compiti di coordinamento sull'intero territorio nazionale per le indagini di più ampia portata (il Reparto operativo è a sua volta suddiviso nelle sezioni Antiquariato, Archeologia, Falsificazione e Arte Contemporanea); una Sezione e dodici Nuclei con competenza regionale o interregionale, che naturalmente contano anche sulla collaborazione delle componenti territoriali dell'Arma.

Il Nucleo Tutela Patrimonio Artistico, dal 2001 Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, è stato il primo reparto di polizia al mondo specializzato nella lotta al traffico illecito dei beni culturali. Proprio la sua costituzione alle dipendenze funzionali del Ministero della Pubblica Istruzione (dopo l'istituzione del Ministero per i Beni Culturali, il reparto è passato alle dipendenze di quel Dicastero, collaborando direttamente con il Ministro) suona come la prova della particolare sensibilità del Paese per la protezione e la salvaguardia dell'immenso patrimonio culturale nazionale, maturata già prima delle indicazioni impartite con la convenzione Unesco del 1970. Dal 1992 questo settore di tutela è stato affidato all'Arma dei Carabinieri in via prioritaria. Nel 2006, poi, un Decreto del Ministro dell'Interno ha attribuito al Comando Tpc la funzione di punto di riferimento e di snodo informativo e di analisi per tutte le Forze di Polizia. Per avere un'idea dell'impegno del Tpc basta dire che, agli inizi di questo decennio, si valutava che in Italia fossero presenti circa 3.500 musei, 13mila biblioteche, 20mila castelli, 95mila chiese, 6mila siti archeologici, oltre ad archivi, centri storici, ville.

Il Comando Tpc è riuscito, negli anni, a raccogliere un patrimonio di dati e di elementi investigativi e di analisi tale da richiedere già negli anni Ottanta l'impiego di sofisticati strumenti informatici. È nata così la Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, che contiene informazioni sui beni da ricercare, di provenienza sia italiana sia estera, e sui reati collegati: il database contiene circa 126mila eventi e 3.188.000 oggetti, con oltre 354mila immagini, ed è senza dubbio il più ampio ed articolato al mondo, uno strumento di indagine insostituibile, di recente reso ancor più sofisticato, che può dare un notevole contributo anche all'analisi dell'attività operativa e alla pianificazione dei suoi sviluppi.

«Non è un semplice strumento di consultazione», spiega il generale Nistri. «Ne abbiamo man mano migliorato applicativi e funzionalità, così ora è in grado di comparare automaticamente le immagini, può essere consultato online direttamente sul luogo dell'intervento, e supporta sofisticati programmi per l'analisi operativa. È uno strumento indispensabile, insomma, che tuttavia, come qualunque apparato tecnologico, deve essere governato dalla passione e dalla competenza dell'uomo. La Banca Dati non potrebbe essere così funzionale senza le capacità e la dedizione dei nostri militari».

I risultati di tanta dedizione, in cifre, parlano chiaro: 389.188 beni culturali e 823.053 reperti archeologici provenienti da scavi clandestini recuperati; 25.716 persone denunciate per reati attinenti al settore. Tombaroli, ladri specializzati, trafficanti, piccoli mediatori, ma anche grandi intermediari, collezionisti privati, semplici appassionati e persino importanti istituzioni museali: questi i "nemici" contro i quali da sempre si batte il Tpc. Non mancano, poi, come ci ricorda ancora il generale Nistri, altri pericoli: «Innanzitutto la possibilità dell'assuefazione ad un'idea di mercificazione del bene culturale, che rende possibile ogni genere di mercato e dunque crea le condizioni per il permanere di attività illegali, o comunque che eludono ogni regola. C'è poi il grande problema della falsificazione e dei falsari, unito ad un uso spregiudicato dei siti Internet che vendono antichità e alla condotta non sempre inappuntabile delle Case d'Asta. Si deve richiedere per questo, anche sul piano internazionale, un adeguamento legislativo nel campo degli strumenti di contrasto alla criminalità in questo settore, uno sforzo capace di imporre una condotta effettivamente aderente alle asserzioni di principio e ai codici deontologici».

Molte nazioni hanno chiesto - e chiedono - l'intervento dei carabinieri del Tpc. A loro si è fatto ricorso, ad esempio, quando si è trattato di evitare la razzia del patrimonio archeologico iracheno, o di formare la Polizia locale a compiti di difesa e salvaguardia dei beni culturali, in particolare a Nassiriya. E anche questo ha contribuito a consolidare un ulteriore risultato che si può ascrivere all'azione svolta dai carabinieri a difesa del patrimonio culturale, italiano e non solo: la crescita di una coscienza e di un'attenzione prima inesistenti nei confronti di determinati problemi.

Sul piano internazionale, in particolare, i carabinieri del Tpc, individuando canali di traffico spesso inimmaginabili, hanno costruito le condizioni per accordi volti ad ottenere da istituzioni museali straniere il rientro in patria di reperti archeologici e opere d'arte trafugati dal nostro Paese. Un risultato non scontato, se si considera che per anni hanno dovuto fare i conti anche con il disprezzo di principi pure formalmente condivisi da tutti, oltre che sanciti dalla convenzione Unesco del 1970.

«Abbiamo lavorato al fianco di grandi professionalità in questo campo», spiega il generale Nistri. «Il risultato raggiunto è stato frutto di uno sforzo collettivo profuso da archeologi, diplomatici, funzionari del MiBac, dell'Avvocatura dello Stato, dell'Autorità Giudiziaria. Insieme ci siamo impegnati, più ancora che per far rientrare i capolavori in Patria, per far comprendere ai musei esteri che possono ottenerli senza rivolgersi al mercato clandestino, per esempio attraverso prestiti di lunga durata. Il mercato illegale, infatti, crea un danno inestimabile non solo al Paese che viene spoliato, ma alla memoria e all'identità dell'intera Umanità».
Fabrizio Feo