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C'era una volta...

... Il Corriere dei Piccoli. Una suggestiva e tenera mostra, a Milano, racconta i cento anni di un giornalino che ha accompagnato tante generazioni

Sergio Tofano, Qui comincia la sciagura / del signor Bonaventura, n. 32, 10 agosto 1919, copertina Un viaggio lungo tutto un secolo, o quasi, per raccontare uno straordinario prodotto editoriale e le diverse generazioni di bambini e di ragazzi che si sono riconosciuti nelle sue pagine. Una mostra (aperta fino al 17 maggio a Milano, presso la Rotonda di via Besana) per celebrare i cento anni dalla nascita del Corriere dei Piccoli e per rivivere tra le immagini dell'esposizione la magia dell'infanzia che si mescola col fascino della storia.
È datato 27 dicembre 1908 il primo numero del Corriere dei Piccoli. La rivista costava 10 centesimi della lira dell'epoca e fu tirata in 80mila copie. Un esordio già caratterizzato dalla testata disegnata da Antonio Rubino e da un imponente sforzo editoriale alle spalle. Per circa due anni i piani alti di via Solferino, a partire dall'allora Direttore del Corriere della Sera Luigi Albertini e da quello che sarà il Direttore del Corrierino Silvio Spaventa Filippi, avevano lavorato al varo di un giornale per ragazzi. Una preparazione portata avanti scandagliando il panorama internazionale dei periodici e dell'editoria per l'infanzia e dando corpo a quella che era un'idea proposta originariamente dall'educatrice Paola Lombroso Carrara.

La nascita del nuovo periodico beneficiava dell'acquisizione dei diritti di pubblicazione dei migliori comics stranieri e in particolare americani, e delle recenti innovazioni tecnologiche che consentivano di stampare tavole a colori anche su grandissime tirature. E i risultati si fecero vedere da subito. A marzo 1909 il Corrierino contava già 1.950 abbonati: un successone, se si considera che l'altra corazzata illustrata di via Solferino, la Domenica del Corriere, registrava alla stessa data, dopo un decennio di pubblicazioni, 2.479 abbonamenti.

La mostra propone più di trecento opere, tra disegni, grafiche e numeri pubblicati che, soprattutto, raccontano un viaggio nel tempo, distillando il meglio di oltre 39mila fogli conservati nell'archivio del Corriere dei Piccoli. Un allestimento cronologico e per autori che offre al visitatore la straordinaria sensazione di ritrovare l'infanzia non solo propria, ma anche di quelli che lo hanno preceduto o seguito.

A rafforzare l'impressione di un viaggio della fanciullezza attraverso i decenni del secolo da poco finito, la logica dell'esposizione, che propone, sezione per sezione, un parallelo tra le prime pagine del Corrierino e quelle del Corriere della Sera. Un abbinamento da sempre nella mente degli artefici del Corriere dei Piccoli, che volevano un periodico dedicato ai giovani delle stesse famiglie che leggevano il quotidiano di via Solferino e il suo domenicale illustrato. Così, di sezione in sezione, la memoria degli eventi storici e delle epoche viene filtrata con i colori e l'immaginario della fanciullezza.

«Il Corriere dei Piccoli è sempre stato uno specchio dei tempi. Ricordo una storia di Sor Pampurio realizzata da Carlo Bisi negli anni Trenta. Il protagonista è in cerca di un appartamento, ma non riesce a trovarne nessuno che gli aggradi perché nelle prossimità di tutti c'è un rumoroso cinema che propone film di divi americani. È un esempio, ma credo sia in grado di mostrare il forte legame tra il Corrierino e la società italiana». A parlare è Fabio Gadducci, storico e appassionato del fumetto, che per Rizzoli è stato coautore de Il secolo del Corriere dei Piccoli, un'antologia del settimanale del Signor Bonaventura e del Signor Rossi.

La figura essenziale ed elegante del Signor Bonaventura è un po' il simbolo della mostra di Milano ed evidenzia quanto il personaggio creato da Sergio Tofano sia legato a doppio filo con il Corrierino. Il suo esordio è del 1917, otto vignette con testo in versi che daranno il via ad un tormentone - "Qui comincia l'avventura..." - entrato nel linguaggio comune, insieme alla stratosferica ricompensa di Un milione che poneva fine ad ogni storia, premiando la buona azione di turno del protagonista. Un personaggio nato per fare da contraltare a Fortunello, il nome italiano di Happy Hooligan del quale il Corrierino aveva acquisito i diritti e pubblicato le vignette, e che avrebbe finito per acquisire un ruolo ed un successo autonomi. Il mix di eroi nazionali e personaggi di importazione, del resto, è stato fin dal primo numero una delle formule magiche del Corriere dei Piccoli, unita ad una qualità straordinaria, dei testi e dei disegni.

«Fin da subito il lotto dei collaboratori al giornale», commenta Gadducci, «vede illustratori di altissimo livello che caratterizzarono il prodotto e fecero fruttare lo sforzo creativo ed economico fatto sul Corrierino». Un investimento stratosferico per l'epoca, se si pensa che il consuntivo del 1908, in pratica i costi di avvio dell'iniziativa, parlava di 93mila lire, di cui oltre 15mila per i soli disegni. E il binomio grandi disegnatori e grandi personaggi ha per decenni continuato a caratterizzare il prodotto. Oltre ai già citati Rubino, Bisi e Tofano, non si possono non ricordare Bruno Angoletta con il personaggio di Marmittone, il soldato goffo nato nel 1928 e, in tempi più recenti, Bruno Bozzetto con il Signor Rossi, Grazia Nidasio con Valentina Melaverde, Altan con Pimpa e Hugo Pratt con l'Uomo ombra.

Personaggi che hanno scolpito epoche e ricordi indelebili nella mente dei piccoli lettori e che, nell'allestimento di Milano, vivono in una sorta di nebulosa fantastica che gravita intorno al Novecento. Così la visita permette di fare un tuffo nella propria infanzia e un salto tra le epoche scandite dalle varie prime pagine del Corriere dei grandi. Il viaggio inizia agli albori del secolo con la rassegna di quanto in Italia e all'estero esisteva nel settore della stampa specializzata per ragazzi. Un panorama del quale, come detto, il Corriere dei Piccoli si nutrirà per poi irrompere con grande originalità, lanciando il guanto di sfida in primo luogo a quel Giornalino della Domenica stampato a Firenze che, prima del 27 dicembre 1909, era il principale esempio italiano di periodico per ragazzi.

Illustrazioni e versi in rima - i fumetti arriveranno in seguito, pian piano - che attingono da una realtà di cronaca che per noi è diventata storia. «Un trasporto militare dee per Tripoli salpare», recita una storia del marzo 1912, in quella che per il Regno d'Italia era piena guerra di Libia. Una filastrocca patriottica che al visitatore di oggi, più che evocare fasti coloniali, suscita una velata tenerezza. Si immagina, magari, un nonno, figlio del proprio tempo, sfogliare la rivista con lo stesso entusiasmo col quale, a chi è venuto dopo, è capitato d'imbattersi nelle visionarie immagini di Benito Jacovitti o nel futuro metallico di Selenia, il primo fumetto italiano di fantascienza firmato nel 1962 da Mino Milani e Dino Battaglia.

Storie e storielle di come eravamo e di come siamo stati, che spaziano dall'ingenuo surrealismo di Quadratino e Mamma Geometria del 1910 all'avventura spaziale di Anno 2000. La battaglia finale del 1974, anno in cui, ce lo dice una copia del Corriere esposta, la sonda Mariner 10 sorvolò Mercurio. Racconti per i piccoli, ma scrupolosamente in presa diretta da un'Italia che, non senza travagli interni, si trasforma. Così una filastrocca degli anni Quaranta, nella quale "Lia la cittadina" si contrappone malamente alla sua coetanea contadina, fa da contrappeso a Violante, disegnata negli anni Sessanta da Grazia Nidasio come prototipo delle ragazzine vivaci e moderne di un Paese che contadino non era più.

E il bello della mostra, e del Corrierino, è proprio in questo suo mescolare, in quasi cent'anni di storia, personaggi diversissimi, specchio di tempi ancora più diversi, senza mai perdere di vista il pubblico di riferimento: i ragazzi. E ai ragazzi di oggi la mostra di Milano ha pensato di proporre spazi dedicati e laboratori nei quali potersi cimentare con l'arte di immaginare storie e disegnare fumetti.

Storie, quelle del Corriere dei Piccoli, che non hanno mancato di lasciare la stampa del giornale per vivere una vita autonoma, indice del grande successo avuto con il pubblico. È il caso, ad esempio, proprio del Signor Bonaventura, che già negli anni Trenta ispira giocattoli come "La tombola Milionaria" o la riproduzione in legno del suo inseparabile bassotto giallo. Storie che non hanno mancato di avere autori più che illustri. Nel 1929, ad esempio, un ventiduenne Bruno Munari, allora sconosciuto ma destinato a diventare figura di prima grandezza dell'arte e del design del XX secolo, illustra con vignette dal sapore cubista un racconto di Silvio Zambaldi, noto scrittore e commediografo dell'epoca. O, tanto per citare un caso più recente, nel 1961 un astro della letteratura per ragazzi come Gianni Rodari incomincia ad apparire sul Corrierino, collaborandovi fino al 1977 con una miriade di fiabe, racconti e filastrocche.

Cento anni di una testata che ha saputo ritagliarsi un ruolo nella storia dei grandi giornali popolari, rinnovandosi, attraversando la grande ventata di novità degli anni Venti, due guerre mondiali, la ricostruzione e gli anni della grande modernizzazione del Paese. E con la modernità, la luce perlata del televisore inizia a mescolarsi con i colori di stampa e le grafiche del Corrierino. Nel 1961 appare il primo episodio che ha come protagonista Mago Zurlì, il personaggio interpretato da Cino Tortorella già protagonista di una fortunata serie televisiva. Nello stesso anno Topo Gigio di Maria Perego appare sulle pagine del giornale, dopo essere stato, l'anno prima, personaggio di grandissimo successo della Tv dei Ragazzi e primo pupazzo a fare da testimonial a Carosello per una marca di biscotti.

Negli stessi anni il giornale vira anche verso il fumetto d'autore. Nel 1962, oltre al già citato fumetto fantascientifico Selenia, firma per la prima volta sul Corrierino Hugo Pratt. Un cambio di direzione che nel 1968 porterà la testata ad assumere il sottotitolo di "Settimanale dei ragazzi italiani". Un segno nell'aria di quella che sarebbe stata la rivoluzione del 1972. Dopo un sondaggio tra i lettori ed un lavoro di trasformazione durato due anni, il Corriere dei Piccoli si trasformò in Corriere dei Ragazzi. Il vecchio Corrierino per sedici numeri diventò un inserto interno al nuovo giornale, per poi ritornare di nuovo a vita autonoma.

Ma i tempi, intanto, erano cambiati. Alla televisione pubblica di lì a poco si sarebbe affiancata la televisione commerciale e un'offerta d'intrattenimento sempre più onnipresente. Il filone cercato e inseguito con tanta intelligenza a inizio secolo da Luigi Albertini, dopo innumerevoli cambi di epoche e di uomini al timone del Corrierino, iniziava ad esaurirsi. Nell'immaginario dei più giovani le storie illustrate ed i fumetti cedevano pian piano il passo alle immagini in movimento.

Nell'esposizione milanese un maxischermo mostra i personaggi che hanno vissuto a cavallo tra cinescopio e pagina stampata. La loro voce tecnologica evoca l'infanzia o l'adolescenza di chi oggi, magari, non è proprio un ragazzino. Ma il fruscìo impercettibile dei "giornaletti", il loro odore di carta e d'inchiostro, evoca qualcosa di più profondo. Un tempo nel quale l'attesa dell'arrivo in edicola della propria rivista preferita aveva l'innocente poesia di un piccolo Sabato del villaggio.