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SPECIALE
C'era una
volta...
... Il Corriere dei Piccoli. Una
suggestiva e tenera mostra, a Milano, racconta i cento anni di un
giornalino che ha accompagnato tante generazioni
Un viaggio lungo tutto un secolo, o quasi, per raccontare uno
straordinario prodotto editoriale e le diverse generazioni di
bambini e di ragazzi che si sono riconosciuti nelle sue pagine. Una
mostra (aperta fino al 17 maggio a Milano, presso la Rotonda di via
Besana) per celebrare i cento anni dalla nascita del Corriere dei
Piccoli e per rivivere tra le immagini dell'esposizione la magia
dell'infanzia che si mescola col fascino della storia.
È datato 27 dicembre 1908 il primo numero del Corriere dei Piccoli.
La rivista costava 10 centesimi della lira dell'epoca e fu tirata
in 80mila copie. Un esordio già caratterizzato dalla testata
disegnata da Antonio Rubino e da un imponente sforzo editoriale
alle spalle. Per circa due anni i piani alti di via Solferino, a
partire dall'allora Direttore del Corriere della Sera Luigi
Albertini e da quello che sarà il Direttore del Corrierino Silvio
Spaventa Filippi, avevano lavorato al varo di un giornale per
ragazzi. Una preparazione portata avanti scandagliando il panorama
internazionale dei periodici e dell'editoria per l'infanzia e dando
corpo a quella che era un'idea proposta originariamente
dall'educatrice Paola Lombroso Carrara.
La nascita del nuovo periodico beneficiava dell'acquisizione dei
diritti di pubblicazione dei migliori comics stranieri e in
particolare americani, e delle recenti innovazioni tecnologiche che
consentivano di stampare tavole a colori anche su grandissime
tirature. E i risultati si fecero vedere da subito. A marzo 1909 il
Corrierino contava già 1.950 abbonati: un successone, se si
considera che l'altra corazzata illustrata di via Solferino, la
Domenica del Corriere, registrava alla stessa data, dopo un
decennio di pubblicazioni, 2.479 abbonamenti.
La mostra propone più di trecento opere, tra disegni, grafiche e
numeri pubblicati che, soprattutto, raccontano un viaggio nel
tempo, distillando il meglio di oltre 39mila fogli conservati
nell'archivio del Corriere dei Piccoli. Un allestimento cronologico
e per autori che offre al visitatore la straordinaria sensazione di
ritrovare l'infanzia non solo propria, ma anche di quelli che lo
hanno preceduto o seguito.
A rafforzare l'impressione di un viaggio della fanciullezza
attraverso i decenni del secolo da poco finito, la logica
dell'esposizione, che propone, sezione per sezione, un parallelo
tra le prime pagine del Corrierino e quelle del Corriere della
Sera. Un abbinamento da sempre nella mente degli artefici del
Corriere dei Piccoli, che volevano un periodico dedicato ai giovani
delle stesse famiglie che leggevano il quotidiano di via Solferino
e il suo domenicale illustrato. Così, di sezione in sezione, la
memoria degli eventi storici e delle epoche viene filtrata con i
colori e l'immaginario della fanciullezza.
«Il Corriere dei Piccoli è sempre stato uno specchio dei tempi.
Ricordo una storia di Sor Pampurio realizzata da Carlo Bisi negli
anni Trenta. Il protagonista è in cerca di un appartamento, ma non
riesce a trovarne nessuno che gli aggradi perché nelle prossimità
di tutti c'è un rumoroso cinema che propone film di divi americani.
È un esempio, ma credo sia in grado di mostrare il forte legame tra
il Corrierino e la società italiana». A parlare è Fabio Gadducci,
storico e appassionato del fumetto, che per Rizzoli è stato
coautore de Il secolo del Corriere dei Piccoli, un'antologia del
settimanale del Signor Bonaventura e del Signor Rossi.
La figura essenziale ed elegante del Signor Bonaventura è un po' il
simbolo della mostra di Milano ed evidenzia quanto il personaggio
creato da Sergio Tofano sia legato a doppio filo con il Corrierino.
Il suo esordio è del 1917, otto vignette con testo in versi che
daranno il via ad un tormentone - "Qui comincia l'avventura..." -
entrato nel linguaggio comune, insieme alla stratosferica
ricompensa di Un milione che poneva fine ad ogni storia, premiando
la buona azione di turno del protagonista. Un personaggio nato per
fare da contraltare a Fortunello, il nome italiano di Happy
Hooligan del quale il Corrierino aveva acquisito i diritti e
pubblicato le vignette, e che avrebbe finito per acquisire un ruolo
ed un successo autonomi. Il mix di eroi nazionali e personaggi di
importazione, del resto, è stato fin dal primo numero una delle
formule magiche del Corriere dei Piccoli, unita ad una qualità
straordinaria, dei testi e dei disegni.
«Fin da subito il lotto dei collaboratori al giornale», commenta
Gadducci, «vede illustratori di altissimo livello che
caratterizzarono il prodotto e fecero fruttare lo sforzo creativo
ed economico fatto sul Corrierino». Un investimento stratosferico
per l'epoca, se si pensa che il consuntivo del 1908, in pratica i
costi di avvio dell'iniziativa, parlava di 93mila lire, di cui
oltre 15mila per i soli disegni. E il binomio grandi disegnatori e
grandi personaggi ha per decenni continuato a caratterizzare il
prodotto. Oltre ai già citati Rubino, Bisi e Tofano, non si possono
non ricordare Bruno Angoletta con il personaggio di Marmittone, il
soldato goffo nato nel 1928 e, in tempi più recenti, Bruno Bozzetto
con il Signor Rossi, Grazia Nidasio con Valentina Melaverde, Altan
con Pimpa e Hugo Pratt con l'Uomo ombra.
Personaggi che hanno scolpito epoche e ricordi indelebili nella
mente dei piccoli lettori e che, nell'allestimento di Milano,
vivono in una sorta di nebulosa fantastica che gravita intorno al
Novecento. Così la visita permette di fare un tuffo nella propria
infanzia e un salto tra le epoche scandite dalle varie prime pagine
del Corriere dei grandi. Il viaggio inizia agli albori del secolo
con la rassegna di quanto in Italia e all'estero esisteva nel
settore della stampa specializzata per ragazzi. Un panorama del
quale, come detto, il Corriere dei Piccoli si nutrirà per poi
irrompere con grande originalità, lanciando il guanto di sfida in
primo luogo a quel Giornalino della Domenica stampato a Firenze
che, prima del 27 dicembre 1909, era il principale esempio italiano
di periodico per ragazzi.
Illustrazioni e versi in rima - i fumetti arriveranno in seguito,
pian piano - che attingono da una realtà di cronaca che per noi è
diventata storia. «Un trasporto militare dee per Tripoli salpare»,
recita una storia del marzo 1912, in quella che per il Regno
d'Italia era piena guerra di Libia. Una filastrocca patriottica che
al visitatore di oggi, più che evocare fasti coloniali, suscita una
velata tenerezza. Si immagina, magari, un nonno, figlio del proprio
tempo, sfogliare la rivista con lo stesso entusiasmo col quale, a
chi è venuto dopo, è capitato d'imbattersi nelle visionarie
immagini di Benito Jacovitti o nel futuro metallico di Selenia, il
primo fumetto italiano di fantascienza firmato nel 1962 da Mino
Milani e Dino Battaglia.
Storie e storielle di come eravamo e di come siamo stati, che
spaziano dall'ingenuo surrealismo di Quadratino e Mamma Geometria
del 1910 all'avventura spaziale di Anno 2000. La battaglia finale
del 1974, anno in cui, ce lo dice una copia del Corriere esposta,
la sonda Mariner 10 sorvolò Mercurio. Racconti per i piccoli, ma
scrupolosamente in presa diretta da un'Italia che, non senza
travagli interni, si trasforma. Così una filastrocca degli anni
Quaranta, nella quale "Lia la cittadina" si contrappone malamente
alla sua coetanea contadina, fa da contrappeso a Violante,
disegnata negli anni Sessanta da Grazia Nidasio come prototipo
delle ragazzine vivaci e moderne di un Paese che contadino non era
più.
E il bello della mostra, e del Corrierino, è proprio in questo suo
mescolare, in quasi cent'anni di storia, personaggi diversissimi,
specchio di tempi ancora più diversi, senza mai perdere di vista il
pubblico di riferimento: i ragazzi. E ai ragazzi di oggi la mostra
di Milano ha pensato di proporre spazi dedicati e laboratori nei
quali potersi cimentare con l'arte di immaginare storie e disegnare
fumetti.
Storie, quelle del Corriere dei Piccoli, che non hanno mancato di
lasciare la stampa del giornale per vivere una vita autonoma,
indice del grande successo avuto con il pubblico. È il caso, ad
esempio, proprio del Signor Bonaventura, che già negli anni Trenta
ispira giocattoli come "La tombola Milionaria" o la riproduzione in
legno del suo inseparabile bassotto giallo. Storie che non hanno
mancato di avere autori più che illustri. Nel 1929, ad esempio, un
ventiduenne Bruno Munari, allora sconosciuto ma destinato a
diventare figura di prima grandezza dell'arte e del design del XX
secolo, illustra con vignette dal sapore cubista un racconto di
Silvio Zambaldi, noto scrittore e commediografo dell'epoca. O,
tanto per citare un caso più recente, nel 1961 un astro della
letteratura per ragazzi come Gianni Rodari incomincia ad apparire
sul Corrierino, collaborandovi fino al 1977 con una miriade di
fiabe, racconti e filastrocche.
Cento anni di una testata che ha saputo ritagliarsi un ruolo nella
storia dei grandi giornali popolari, rinnovandosi, attraversando la
grande ventata di novità degli anni Venti, due guerre mondiali, la
ricostruzione e gli anni della grande modernizzazione del Paese. E
con la modernità, la luce perlata del televisore inizia a
mescolarsi con i colori di stampa e le grafiche del Corrierino. Nel
1961 appare il primo episodio che ha come protagonista Mago Zurlì,
il personaggio interpretato da Cino Tortorella già protagonista di
una fortunata serie televisiva. Nello stesso anno Topo Gigio di
Maria Perego appare sulle pagine del giornale, dopo essere stato,
l'anno prima, personaggio di grandissimo successo della Tv dei
Ragazzi e primo pupazzo a fare da testimonial a Carosello per una
marca di biscotti.
Negli stessi anni il giornale vira anche verso il fumetto d'autore.
Nel 1962, oltre al già citato fumetto fantascientifico Selenia,
firma per la prima volta sul Corrierino Hugo Pratt. Un cambio di
direzione che nel 1968 porterà la testata ad assumere il
sottotitolo di "Settimanale dei ragazzi italiani". Un segno
nell'aria di quella che sarebbe stata la rivoluzione del 1972. Dopo
un sondaggio tra i lettori ed un lavoro di trasformazione durato
due anni, il Corriere dei Piccoli si trasformò in Corriere dei
Ragazzi. Il vecchio Corrierino per sedici numeri diventò un inserto
interno al nuovo giornale, per poi ritornare di nuovo a vita
autonoma.
Ma i tempi, intanto, erano cambiati. Alla televisione pubblica di
lì a poco si sarebbe affiancata la televisione commerciale e
un'offerta d'intrattenimento sempre più onnipresente. Il filone
cercato e inseguito con tanta intelligenza a inizio secolo da Luigi
Albertini, dopo innumerevoli cambi di epoche e di uomini al timone
del Corrierino, iniziava ad esaurirsi. Nell'immaginario dei più
giovani le storie illustrate ed i fumetti cedevano pian piano il
passo alle immagini in movimento.
Nell'esposizione milanese un maxischermo mostra i personaggi che
hanno vissuto a cavallo tra cinescopio e pagina stampata. La loro
voce tecnologica evoca l'infanzia o l'adolescenza di chi oggi,
magari, non è proprio un ragazzino. Ma il fruscìo impercettibile
dei "giornaletti", il loro odore di carta e d'inchiostro, evoca
qualcosa di più profondo. Un tempo nel quale l'attesa dell'arrivo
in edicola della propria rivista preferita aveva l'innocente poesia
di un piccolo Sabato del villaggio. |
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