|
|
Home > L'Editoria >
Il Carabiniere >
Anno 2009 >
Aprile >
SOCIETA'
L'Arma
dell'Integrazione
Vengono dalla Turchia o dall'Albania,
dalla Cina, dal Cile o da El Salvador: sono le nuove leve del
nostro corpo militare, allievi volenterosi che si preparano a
indossare l'uniforme. Italiani d'adozione, carabinieri per
vocazione
C'è qualcosa di nuovo, nelle fila dell'Arma. Per rendersene conto,
è sufficiente scorrere i nomi di coloro che risultano in forze alla
Legione Allievi Carabinieri. All'interno di questo reparto,
comandato dal generale di Brigata Sabino Cavaliere e ordinato su
sette Scuole dislocate in più parti d'Italia, dove si formano e
addestrano le giovani reclute, vi è infatti una significativa
presenza di "nuovi cittadini" che giureranno fedeltà alla Patria.
Il loro passaporto è italiano, ma sono nati in Cina, Cile, Turchia,
Albania, e sono la dimostrazione di come anche un'Istituzione come
l'Arma dei Carabinieri possa rappresentare un esempio di
integrazione tra popoli e culture.
È stato lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
nel corso di una recente cerimonia tenutasi nel Palazzo del
Quirinale, a sottolineare l'importanza della problematica
dell'integrazione nel particolare momento storico che stiamo
vivendo, affermando come debbano cadere i vecchi pregiudizi e come
sia sempre più necessario «un clima di apertura e apprezzamento
verso gli stranieri che si fanno italiani - lavoratori, studenti,
ricercatori, imprenditori, sportivi, manager…», e ora possiamo
aggiungere: Carabinieri.
I "nuovi cittadini" arruolati nell'Arma, dicevamo, provengono da
diverse nazioni: dalla Cina all'Albania, dal Cile a El Salvador,
dal Brasile all'Ucraina. Ognuno di loro ha una propria storia da
raccontare, fatta di sacrifici e desideri, tra cui quello di
abbracciare i valori che sono propri dei Carabinieri. Così ha
fatto, ad esempio, l'allieva Ivanna Knysh, ventiduenne proveniente
dall'Ucraina, che vive a Pisa dal 1999 con la madre ed è ora in
addestramento presso la Scuola Allievi Carabinieri di Reggio
Calabria. Ivanna ha avuto l'onore di partecipare alla già citata
cerimonia nel Palazzo del Quirinale, prendendo la parola per
raccontare la propria esperienza di "italiana d'adozione".
Tra le altre storie di allievi venuti da lontano, sempre presso la
Scuola di Reggio Calabria, vi è quella di Hua Chi Quac,
ventitreenne d'origine cinese che vive a Verona con i genitori dal
1980, un papà esperto pasticciere in una locale industria
dolciaria. Viene invece dal Cile Alexis Manuel Cinà, ventiquattro
anni, residente con la propria famiglia adottiva a Roma dal 1994 e
tifosissimo supporter della Lazio, mentre è la Turchia il Paese
natale del coetaneo Camci Cafer.
Altri esempi di "nuovi cittadini" si possono trovare presso la
Scuola Allievi Carabinieri di Torino: qui incontriamo l'allievo
Rexhepaj Pauro, ventisettenne, originario di Durazzo (Albania),
giunto in Italia con la madre e la sorella nel 1991, all'epoca dei
primi sbarchi di profughi della ex-Jugoslavia sulle coste pugliesi,
preceduto di poco dal padre. Il giovane risiede a Lecce, e dai
leccesi "doc" ha ereditato la passione per la squadra di calcio
della città, di cui è acceso tifoso. Tra i suoi colleghi, l'allieva
Rizzo Angela Aparecida, venticinquenne, nata in Brasile e residente
a Napoli con i genitori adottivi, insegnanti. Grande è stata la sua
emozione quando, in occasione del suo Giuramento nella città della
Mole, di fronte a numerose autorità, ha recitato la Preghiera del
Carabiniere.
Dal Brasile viene anche l'allievo Hugo Vinicius Pinheiro Do Couto,
ventinovenne, in addestramento presso la Scuola Allievi Carabinieri
di Fossano (Cuneo): la passione nei confronti dell'Arma Hugo la
coltiva da sempre, come eredità paterna. In Brasile ha fatto parte
di un corpo speciale di Polizia Militare per quasi quattro anni,
con l'obiettivo di combattere il narcotraffico nelle favelas.
In ultimo, abbiamo la storia dell'allievo Juan Carlos Turco,
ventitreenne della Repubblica di El Salvador, in servizio presso la
Scuola Allievi Carabinieri di Roma. Juan Carlos vive a Genova con i
genitori adottivi e anche per lui l'amore per l'Arma ha radici
profonde. Sbocciò a seguito di un'amicizia, stretta sui banchi
delle scuole superiori, con una ragazza il cui padre era un
brigadiere dei Carabinieri. Sin da allora ha avuto l'aspirazione di
indossare l'uniforme rossoblu.
È estremamente emozionante assistere ogni mattina alla cerimonia
dell'alzabandiera e ascoltare questi giovani militari cantare
l'Inno di Mameli con orgoglio e fierezza, divenendo, agli occhi
della società civile, esempio virtuoso a fronte dei tanti fatti di
cronaca che, purtroppo, mostrano quanto sia irto di difficoltà il
percorso dell'integrazione. Sono ragazzi pieni di motivazione, di
attaccamento ai valori della Nazione, pronti ad offrire la propria
gioventù a tutti i rischi inevitabilmente connessi alla difficile
missione di Carabiniere. Una motivazione peraltro rafforzata
dall'avere prestato già servizio come militari in altre Forze
Armate, condizione oggi necessaria per arruolarsi nell'Arma.
Ancora una volta, insomma, l'Arma dei Carabinieri si pone come
esempio di concreta integrazione, evidenziando la propria fertile e
generosa apertura al nuovo e la lungimiranza delle proprie scelte
istituzionali, caratterizzate dalla concreta volontà di
perfezionare, ammodernandolo, il proprio strumento operativo, nella
consapevolezza che anche la risorsa umana dei "nuovi cittadini" sia
estremamente preziosa per contrastare al meglio la criminalità, e
in particolar modo quei fenomeni che hanno matrice internazionale,
quali il terrorismo e le mafie straniere, queste ultime sempre più
radicate nel territorio italiano. |
Pietro Oresta
|
|
|