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L'Arma dell'Integrazione

Vengono dalla Turchia o dall'Albania, dalla Cina, dal Cile o da El Salvador: sono le nuove leve del nostro corpo militare, allievi volenterosi che si preparano a indossare l'uniforme. Italiani d'adozione, carabinieri per vocazione

Allievi Carabinieri Effettivi (ACE) C'è qualcosa di nuovo, nelle fila dell'Arma. Per rendersene conto, è sufficiente scorrere i nomi di coloro che risultano in forze alla Legione Allievi Carabinieri. All'interno di questo reparto, comandato dal generale di Brigata Sabino Cavaliere e ordinato su sette Scuole dislocate in più parti d'Italia, dove si formano e addestrano le giovani reclute, vi è infatti una significativa presenza di "nuovi cittadini" che giureranno fedeltà alla Patria. Il loro passaporto è italiano, ma sono nati in Cina, Cile, Turchia, Albania, e sono la dimostrazione di come anche un'Istituzione come l'Arma dei Carabinieri possa rappresentare un esempio di integrazione tra popoli e culture.

È stato lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel corso di una recente cerimonia tenutasi nel Palazzo del Quirinale, a sottolineare l'importanza della problematica dell'integrazione nel particolare momento storico che stiamo vivendo, affermando come debbano cadere i vecchi pregiudizi e come sia sempre più necessario «un clima di apertura e apprezzamento verso gli stranieri che si fanno italiani - lavoratori, studenti, ricercatori, imprenditori, sportivi, manager…», e ora possiamo aggiungere: Carabinieri.

I "nuovi cittadini" arruolati nell'Arma, dicevamo, provengono da diverse nazioni: dalla Cina all'Albania, dal Cile a El Salvador, dal Brasile all'Ucraina. Ognuno di loro ha una propria storia da raccontare, fatta di sacrifici e desideri, tra cui quello di abbracciare i valori che sono propri dei Carabinieri. Così ha fatto, ad esempio, l'allieva Ivanna Knysh, ventiduenne proveniente dall'Ucraina, che vive a Pisa dal 1999 con la madre ed è ora in addestramento presso la Scuola Allievi Carabinieri di Reggio Calabria. Ivanna ha avuto l'onore di partecipare alla già citata cerimonia nel Palazzo del Quirinale, prendendo la parola per raccontare la propria esperienza di "italiana d'adozione".

Tra le altre storie di allievi venuti da lontano, sempre presso la Scuola di Reggio Calabria, vi è quella di Hua Chi Quac, ventitreenne d'origine cinese che vive a Verona con i genitori dal 1980, un papà esperto pasticciere in una locale industria dolciaria. Viene invece dal Cile Alexis Manuel Cinà, ventiquattro anni, residente con la propria famiglia adottiva a Roma dal 1994 e tifosissimo supporter della Lazio, mentre è la Turchia il Paese natale del coetaneo Camci Cafer.

Altri esempi di "nuovi cittadini" si possono trovare presso la Scuola Allievi Carabinieri di Torino: qui incontriamo l'allievo Rexhepaj Pauro, ventisettenne, originario di Durazzo (Albania), giunto in Italia con la madre e la sorella nel 1991, all'epoca dei primi sbarchi di profughi della ex-Jugoslavia sulle coste pugliesi, preceduto di poco dal padre. Il giovane risiede a Lecce, e dai leccesi "doc" ha ereditato la passione per la squadra di calcio della città, di cui è acceso tifoso. Tra i suoi colleghi, l'allieva Rizzo Angela Aparecida, venticinquenne, nata in Brasile e residente a Napoli con i genitori adottivi, insegnanti. Grande è stata la sua emozione quando, in occasione del suo Giuramento nella città della Mole, di fronte a numerose autorità, ha recitato la Preghiera del Carabiniere.

Dal Brasile viene anche l'allievo Hugo Vinicius Pinheiro Do Couto, ventinovenne, in addestramento presso la Scuola Allievi Carabinieri di Fossano (Cuneo): la passione nei confronti dell'Arma Hugo la coltiva da sempre, come eredità paterna. In Brasile ha fatto parte di un corpo speciale di Polizia Militare per quasi quattro anni, con l'obiettivo di combattere il narcotraffico nelle favelas.

In ultimo, abbiamo la storia dell'allievo Juan Carlos Turco, ventitreenne della Repubblica di El Salvador, in servizio presso la Scuola Allievi Carabinieri di Roma. Juan Carlos vive a Genova con i genitori adottivi e anche per lui l'amore per l'Arma ha radici profonde. Sbocciò a seguito di un'amicizia, stretta sui banchi delle scuole superiori, con una ragazza il cui padre era un brigadiere dei Carabinieri. Sin da allora ha avuto l'aspirazione di indossare l'uniforme rossoblu.
È estremamente emozionante assistere ogni mattina alla cerimonia dell'alzabandiera e ascoltare questi giovani militari cantare l'Inno di Mameli con orgoglio e fierezza, divenendo, agli occhi della società civile, esempio virtuoso a fronte dei tanti fatti di cronaca che, purtroppo, mostrano quanto sia irto di difficoltà il percorso dell'integrazione. Sono ragazzi pieni di motivazione, di attaccamento ai valori della Nazione, pronti ad offrire la propria gioventù a tutti i rischi inevitabilmente connessi alla difficile missione di Carabiniere. Una motivazione peraltro rafforzata dall'avere prestato già servizio come militari in altre Forze Armate, condizione oggi necessaria per arruolarsi nell'Arma.

Ancora una volta, insomma, l'Arma dei Carabinieri si pone come esempio di concreta integrazione, evidenziando la propria fertile e generosa apertura al nuovo e la lungimiranza delle proprie scelte istituzionali, caratterizzate dalla concreta volontà di perfezionare, ammodernandolo, il proprio strumento operativo, nella consapevolezza che anche la risorsa umana dei "nuovi cittadini" sia estremamente preziosa per contrastare al meglio la criminalità, e in particolar modo quei fenomeni che hanno matrice internazionale, quali il terrorismo e le mafie straniere, queste ultime sempre più radicate nel territorio italiano.
Pietro Oresta