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Marzo >
NATURA
I tropici a
Zurigo
Una foresta nel cuore della maggiore
città svizzera? No, non è una visione, ma un progetto realizzato
dallo zoo cittadino per ricreare, nel bel mezzo delle Alpi,
l'ambiente della penisola di Masoala, in
Madagascar
Le caratteristiche foglie del Ravenala madascariensis, detto anche
"Albero del viandante", si agitano sotto un venticello carico di
gocce minutissime, riversando sulle nostre teste una doccia
imprevista. È naturale, visto che siamo nella foresta di Masoala,
che, nonostante il nome esotico e il clima tropicale, è stata
creata dallo Zoo di Zurigo per preservare la biodiversità di uno
degli ecosistemi più delicati del mondo. Un luogo fantastico, con
temperature che variano dai 20 ai 30°C, un tasso di umidità
superiore all'80 per cento e precipitazioni di ben 6 millimetri al
giorno. Nel padiglione vivono esclusivamente flora e fauna
originarie di Masoala, penisola ricoperta di foreste a nord-est del
Madagascar, e i visitatori possono ammirare un mondo naturale
affascinante e sconosciuto, creando un legame diretto con quel
paradiso lontano.
L'isolamento del Madagascar dall'Africa e dall'Asia, le differenze
di clima, di topografia e di geologia hanno permesso alla flora e
alla fauna lo sviluppo autonomo di una grande varietà di specie
animali e vegetali endemiche. Dieci ettari di foresta, però,
spariscono ogni giorno dalla penisola di Masoala, e con ogni
ettaro, anche un numero incredibile di animali e piante unici al
mondo: con il Progetto Masoala, lo Zoo di Zurigo aiuta il governo
malgascio nel suo sforzo di proteggere e conservare queste
meraviglie della natura. E sì, perché secondo la Conservation
International il Madagascar è una delle tre zone ad elevata
sensibilità ambientale sulla Terra, i cosiddetti hot spots, e
Masoala ne costituisce la parte più importante, quella che di fatto
comprende la più grande biodiversità del Madagascar.
Alla fine di giugno 2003 è stato dunque aperto a Zurigo questo
parco in cui si è riprodotto nei minimi particolari il paesaggio
del Madagascar, con sentieri tortuosi che fiancheggiano ruscelli,
laghi e una cascata alta sei metri, conducendo i visitatori
attraverso una fitta foresta popolata da più di 20mila piante e
quarantacinque specie di vertebrati tropicali come i Lemuri, le
Tartarughe giganti, le Volpi volanti, le Rane pomodoro e i Pesci
corallini. Chiunque la attraversi, contribuisce con il prezzo del
biglietto a finanziare progetti di conservazione per la "vera"
Masoala.
INCONTRI. Ci accingiamo ad attraversare il traballante ponticello
di corda che unisce le due rive di uno stagno: sembriamo tanti
improvvisati Indiana Jones alla ricerca di un precario equilibrio.
Chi ride spavaldo, chi ha paura di cadere, chi non vuole
attraversare. Sotto, intanto, tra piante acquatiche e felci, liane
e bambù, un Ibis crestato col suo lungo becco sonda il fondo alla
ricerca di vermi, mentre alcune Rane pomodoro occhieggiano tra le
foglie, infastidite per tanto trambusto.
Improvvisamente, un urlo disumano squarcia le foglie degli alberi:
tutti alzano lo sguardo verso l'alto. A circa 30 metri d'altezza,
tra il folto della vegetazione, uno strano animale spicca balzi
enormi, con gran fracasso, da una cima all'altra. È un Vari rosso,
dalla lunga coda che gli permette di bilanciarsi durante i salti da
un ramo all'altro. I Lemuridi, la famiglia a cui esso appartiene,
sono primati, progenitori delle scimmie, e si trovano quasi
esclusivamente in Madagascar. Si nutrono di frutta, semi, germogli,
verdure e nettare e non sono aggressivi. Il Vari raggiunge in un
battibaleno il suolo, dove gli è stata preparata, in bella vista,
una lauta colazione a base di banane. Dopo essersi strafogato,
senza averci degnato di uno sguardo, così com'era venuto riprende
il "volo", scomparendo.
Poco più in là, qualcuno ha appena scorto un Camaleonte che,
illuminato dal sole, fa sfoggio della sua vistosa livrea: è uno dei
pochi animali che abbiano la rara possibilità di mutare il colore
della pelle, uniformandolo al colore dell'ambiente nel quale si
muovono. Chissà se è infastidito dalla nostra presenza, se è
intento a corteggiare una femmina, fenomeno che precede
l'accoppiamento, o se si sta preparando per un combattimento?
Non lo sapremo mai.
È immobile come una statua dalla pelle granulosa: solo i suoi occhi
sferici, grossi e sporgenti, sono vivaci e mobilissimi, potendo
roteare indipendentemente l'uno e l'altro. Ma ecco un colpo di
fortuna: con una sorprendente velocità, senza per nulla scomporsi,
il Camaleonte estroflette la lunghissima lingua vischiosa,
sicuramente più lunga di tutto il suo corpo, e la usa come una
frusta, afferrando il malcapitato insetto che ha osato
avvicinarglisi e ingoiandolo in una frazione di secondo.
Ora il sentiero s'apre su di un laghetto coperto da ninfee, tra le
quali si aggirano con circospezione un Uccello martello e alcuni
Coua particolarmente attraenti. Ma a polarizzare la nostra
attenzione è lo spettacolo delle Tartarughe giganti, che passano la
giornata a brucare la vegetazione o, durante le ore più calde,
immerse in pozze fangose, per abbassare la temperatura
corporea.
Questi erbivori primordiali, che raggiungono anche i duecento
chili di peso, al centro del laghetto hanno un'isoletta tutta per
loro. Vivono in completa libertà e nel modo più naturale, come
tutti gli altri animali. Il loro habitat, ricreato in un ecosistema
racchiuso da una volta di materiale resistente e trasparente, offre
alla fauna e alla flora le stesse condizioni climatiche che regnano
in Madagascar nella penisola di Masoala.
TECNOLOGIE AL SERVIZIO DELLA NATURA. Una ventina d'anni fa una
foresta artificiale come quella di Zurigo, che si estende per oltre
un ettaro, sarebbe stata irrealizzabile. Oggi, grazie ai materiali
d'avanguardia utilizzati, sensibili alla luce e all'alto valore
d'isolamento, anche le piante tropicali possono sopravvivere a
latitudini così lontane da quelle originarie.
Per ridurre al massimo le spese energetiche, il padiglione di
200mila metri cubi è riscaldato da un sofisticato impianto a
circolazione d'aria. Se necessario, il calore è prodotto da una
caldaia senza emissioni inquinanti, alimentata da trucioli di
legno. Un sistema di recupero del calore viene utilizzato per
ridurre al massimo i bisogni di energia fornita dal legno. Quando
c'è il sole, la struttura si scalda velocemente. Se la temperatura
dell'aria oltrepassa un certo valore limite, l'aria calda viene
condotta all'interno della volta da un camino di aspirazione alto
25 metri. In seguito sarà raffreddata da una centrale d'aerazione e
reintrodotta lateralmente da 52 bocche d'aerazione.
Il calore eccedente è immagazzinato in una cisterna di 250 metri.
La sera, quando l'ambiente non è più così caldo, viene ritirato
dalla cisterna e l'aria circostante è riscaldata fino alla
temperatura richiesta. Un sistema energetico, questo, che in
inverno permette di coprire dal 20 al 30 per cento del fabbisogno e
che in estate, invece, è alimentato solo dal calore
eccedente.
Anche l'impianto di pioggia tropicale è un elemento centrale della
struttura. Per evitare di attingere e disincrostare una grande
quantità d'acqua dalla rete pubblica, l'acqua piovana viene
raccolta sul tetto della struttura in una cisterna da mille metri,
preparata secondo le necessità, temporaneamente stoccata in bacini
diurni e riscaldata a 20°C. L'impianto di pioggia tropicale e di
preparazione delle acque è regolato in modo da permettere
un'irrigazione equivalente a 80mila litri d'acqua al giorno.
Questo realizzato presso lo Zoo di Zurigo è l'unico modo possibile
per entrare in contatto, nel cuore delle Alpi, con una realtà tanto
diversa da quella che ci circonda, con creature così fantastiche
che, se non fosse assolutamente vietato, verrebbe voglia di
accarezzare. E per soddisfare un interesse e una curiosità
certamente maggiori di quelli che proveranno questi animali, ormai
abituati al via vai dei visitatori che si danno continuamente il
cambio lungo i sentieri di questo piccolo
paradiso. |
Cora Braun e Giuseppe
Barbieri
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