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Tutela dell'ambiente e letteratura

Una nuova collana pubblicata da Edizioni Ambiente mira a trasmettere, attraverso le pagine dei più affermati scrittori contemporanei italiani, l'importanza della lotta all'"ecomafia". Un nemico quotidiano anche per i Carabinieri del Comando per la Tutela dell'Ambiente

Carabinieri del Comando per la Tutela dell'Ambiente in fase operativa È un gatto. Si chiama Verdenero, perché ama il verde che fa da sfondo ai tratti stilizzati degli occhi neri, della bocca, delle orecchie che formano la sua figura. A guardarlo, si capisce subito che è molto arrabbiato. Ce l'ha con chiunque attenti all'equilibrio ambientale: con i privati che sporcano o inquinano per distrazione, incuria, cialtronaggine; con gli amministratori che non fanno le leggi in difesa della natura o non ne impongono il rispetto; ma soprattutto con quella che definisce "l'ecomafia", la criminalità più o meno organizzata che ha il suo business nel traffico e nello smaltimento illegale di rifiuti, spesso tossici, nell'infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici, nell'abusivismo edilizio, nel racket degli animali selvatici, nei furti di opere d'arte. Ed ecomafia è anche la criminalità della porta accanto, quella del funzionario corrotto o dell'imprenditore colluso. È la cultura dell'interesse privato, che erode il concetto stesso di quel Bene comune rappresentato dall'equilibrio ambientale.

Per questo Verdenero è diventato l'animatore, il simbolo e la mascotte di una collana di libri inaugurata da Edizioni Ambiente, una piccola ma combattiva casa editrice milanese tutta dedicata alla natura e alla sua difesa. Una collana non di saggi paludati e irti di numeri, ma di racconti che si ispirano ai grandi delitti ambientali con il linguaggio più avvincente tipico del giallo, o meglio del noir. E che ha per autori alcuni dei più importanti scrittori italiani: da Niccolò Ammaniti a Simona Vinci, da Piero Colaprico a Giancarlo De Cataldo, da Massimo Carlotto ai Wu Ming, da Licia Troisi a Loriano Macchiavelli, da Marco Vichi a Leonardo Gori, da Tullio Avoledo a Girolamo De Michele, da Carlo Lucarelli a Valerio Varesi.

Così, tra i primi titoli già usciti, troviamo ad esempio Bloody Mary, in cui Vichi e Gori, in insolita accoppiata, raccontano (sullo sfondo del grande amore tra un immigrato dell'Est europeo e una bellissima ex prostituta) dell'immensa area agricola tra Napoli e Caserta, scelta dalla camorra per diventare la più grande "pattumiera d'Italia": qui i rifiuti tossici delle industrie del Nord vengono riciclati a prezzi stracciati, spesso spacciandoli ad ignari o compiacenti contadini che li spargono sul terreno come fossero un ottimo fertilizzante (che poi filtra nella falda acquifera, diventando parte della catena alimentare).

Oppure c'è Fuoco!, dove la storia avvincente di due adolescenti arrivati in Puglia da Roma e Napoli serve a Giancarlo De Cataldo per ricreare il mondo degli incendi dolosi. O Rovina, una sorta di pièce teatrale di Simona Vinci in cui i protagonisti sono tasselli ignari di un immenso piano di speculazione edilizia in Emilia-Romagna. O ancora L'ultimo giorno felice, nel quale Tullio Avoledo racconta come muoiono i fiumi attraverso la malinconica gita in barca di una famiglia.
Le brevi trame accennate qui sopra non ingannino: ogni storia è un giallo-noir a tutti gli effetti, con doverosa carica di mistero, suspence, colpi di scena e finali a sorpresa. «Il nostro obiettivo», spiega Alberto Ibba, ideatore e direttore della collana di Edizioni Ambiente, «era far uscire il tema dell'ecomafia dalla stretta cornice degli operatori di settore. Il fenomeno, ormai, ha una portata tale che si considera una vera e propria guerra al "bene comune". Era giusto che i cittadini venissero sensibilizzati, visto che tutto ciò che ruota intorno all'ecomafia riguarda da vicino il quotidiano di ciascuno di noi: casa, aria, acqua, cibo, sicurezza… E per ottenere il massimo dell'attenzione, il meccanismo della fiction è prezioso».

Alla fine di ciascun romanzo, una breve scheda tecnica e informativa riporta il tema toccato nella trama alla tragica realtà. E attraverso l'incrocio di questi due strumenti - uno narrativo, l'altro scientifico -, si delineano tutti i contorni del "nemico": quell'ecomafia che Edizioni Ambiente fotografa ogni anno in un rapporto redatto con la collaborazione di Legambiente. Un'industria che ha oggi un volume d'affari di 20 miliardi di euro: importo pari a più della metà di una Finanziaria dello Stato italiano.

L'Arma per l'ambiente. Settemilaseicentoventinove controlli effettuati, 3.105 persone segnalate, 150 arresti, 3.765 sanzioni penali e amministrative, 1.002 sequestri: sono questi i numeri, per il 2007, dell'attività del Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente (Ccta), un'unità dell'Arma specializzata nell'individuazione e nella repressione dei reati commessi da quella particolare forma di criminalità organizzata che è stata definita come "ecomafia".

La struttura è articolata in tre Comandi responsabili: dell'Italia settentrionale, con sede a Treviso, dell'Italia centrale, con sede a Roma, e dell'Italia meridionale, con sede a Napoli; da essi dipendono 29 Nuclei Operativi attivi a livello regionale e interprovinciale. A questa organizzazione si affianca, a livello nazionale, un Reparto Operativo, composto da una Sezione Operativa Centrale, con compiti essenzialmente investigativi in operazioni e indagini complesse, anche con risvolti internazionali; da una Sezione Inquinamento da Sostanze Radioattive; e da una Sezione Inquinamento Atmosferico e Industrie a Rischio di Incidente Rilevante, che svolge attività di controllo sul rispetto della speciale normativa vigente in materia.

Il Ccta, funzionalmente alle dipendenze del Ministro dell'Ambiente, svolge la propria attività in stretta collaborazione con i reparti dell'Organizzazione Territoriale e Speciale dell'Arma dei Carabinieri (elicotteri, natanti, subacquei, Nas, eccetera), per proteggere il patrimonio paesaggistico e ambientale contro l'inquinamento acustico, atmosferico, idrico, del suolo, radioattivo ed elettromagnetico. Tutte attività importanti, ma il Ccta dedica un'attenzione particolare ai settori collegati al ciclo del cemento e a quello dei rifiuti. Nel primo caso, si tratta di combattere soprattutto lo sfruttamento illegale delle cave e il fenomeno dell'abusivismo edilizio; nel secondo, ci si dedica principalmente al fenomeno dei cosiddetti "rifiuti scomparsi", quelli cioè della cui produzione si ha una stima precisa, ma non si sa che fine abbiano fatto. Non di rado si tratta di sostanze pericolose, tossiche, che, disperse sul territorio, finiscono per entrare nel ciclo della catena alimentare. Per non parlare dei rifiuti metallici o dei semilavorati radioattivi che provengono da Paesi esterni alla Comunità europea e che richiedono un'attenta vigilanza per evitare che finiscano nei cicli di lavorazione dell'acciaio, con conseguenze devastanti sulla salute pubblica.

La strategia operativa del Reparto scaturisce dall'attenta analisi criminale dei fenomeni di illegalità del settore, che vengono quindi sistematicamente investigati sul campo a livello tattico e integrati armonicamente con una continua attività preventiva, che trova la sua ragion d'essere nella diffusione della cosiddetta "cultura della legalità ambientale". L'attività di analisi criminale, attraverso lo studio dei fenomeni di impatto ambientale delle attività antropiche, siano esse legali o illegali, individua le linee guida delle scelte operative.

Queste sono volte, da una parte, allo sviluppo di "campagne tematiche" che individuano categorie di obiettivi omogenei sui quali si attesta l'attenzione dei reparti, allo scopo di verificare il rispetto della normativa vigente. Come esempio, si possono citare le recenti campagne di controllo sulla corretta gestione dei rifiuti negli aeroporti e sulle navi di linea e i controlli sugli allevamenti bufalini per valutare il tasso di diossina nei prodotti caseari, originato dalla combustione dei rifiuti nelle zone di pascolo. L'altra direzione operativa mira invece alla repressione dei crimini ambientali, una attività investigativa di polizia giudiziaria finalizzata a disarticolare le organizzazioni criminali dedite al traffico dei rifiuti. Fenomeno che, sempre più, sta assumendo una preoccupante dimensione internazionale nella quale l'Italia si trova, causa la posizione geografica, al centro di movimenti illeciti di rifiuti da e per l'Unione Europea, diretti verso realtà lontane come la Cina, la Siria e i Paesi africani.

Tra gli interventi realizzati dall'Arma in questo campo ricordiamo le recenti operazioni "Ombre Cinesi" e "Mesopotamia", che hanno aperto nuovi orizzonti investigativi transnazionali, e "l'Operazione Chernobyl", che ha confermato come il settore dello smaltimento illecito dei rifiuti stia diventando, a livello nazionale, una attività illegale come tutte le altre, caratterizzata da notevoli possibilità di lucro e margini di rischio accettabili.

Le linee guida delle scelte operative sono integrate e completate da una sistematica azione preventiva che, attraverso la diffusione della "cultura della legalità", impegna il Comando in una serie di manifestazioni, dibattiti, seminari e conferenze. I militari dell'Arma portano il loro bagaglio di conoscenze nelle scuole, nelle università e nei consessi nazionali, con la precipua missione di contribuire alla formazione di una corretta coscienza ambientale.

I Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente sono chiamati inoltre, in qualità di esperti, a programmati e sistematici incontri di studio a livello internazionale ed europeo con altre forze di Polizia ambientale, in cui vengono discussi i problemi comuni di approccio al contrasto della criminalità ambientale e vengono suggerite, se necessario, valutazioni critiche e propositive agli organismi europei che si occupano di simili problemi.

Gianni Farneti