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SOCIETA'
Bolidi
all'incanto
Dalla Mercedes di Padre Pio alla
Lincoln di John Kennedy: sono le automobili appartenute a
personaggi famosi le vere regine delle aste. Vetture d'epoca
vendute per cifre da capogiro
Il battitore pronuncia la fatidica parola: «Aggiudicato!». Il
silenzio degli ultimi minuti lascia il posto ai mormorii e agli
applausi. Giustificati, visto che l'oggetto appena battuto è stato
assegnato per 7 milioni e 40mila euro. A spuntare la cifra da
capogiro, non una tela di Picasso e nemmeno un vaso cinese della
dinastia Ming, ma un'automobile. Certo, non una qualsiasi. Si
tratta di una Ferrari 250 Gt Swb del 1961, più nota come
"California Spyder". Un'auto "mitica", e tuttavia la cifra per la
quale è stata aggiudicata - nel corso di un'asta svoltasi pochi
mesi fa a Maranello e dedicata esclusivamente ai modelli del
Cavallino Rosso - ha stupito persino i patiti di questo genere di
acquisti: collezionisti molto particolari, dotati di possibilità
economiche ovviamente fuori dalla norma.
La nera Ferrari di cui sopra era appartenuta all'attore James
Coburn, quello dei Magnifici sette e de La grande fuga; se l'è
aggiudicata Chris Evans, un giovanotto inglese che di professione
fa il deejay, alla fine di un emozionante testa a testa con una
misteriosa signora bionda che con una mano rilanciava e con l'altra
accarezzava un minuscolo cagnolino che teneva in grembo.
Quello delle Ferrari d'epoca è un mercato particolarissimo, con
quotazioni che al profano appaiono iperboliche: come i 14 milioni
di euro pagati non molto tempo fa per una Gto. Un fenomeno tutto a
sé, reso possibile non solo dal fascino che in tutto il mondo
esercita il nome Ferrari, ma dal fatto che "Ferrari Classiche", il
settore che si occupa di "rosse" d'epoca, è in grado di soddisfare
le esigenze del collezionista più pignolo. «Abbiamo tutti i disegni
originali di ogni auto prodotta», spiegava in un'intervista al
quotidiano la Repubblica Fabrizio Violati, creatore del museo
"Maranello Rosso", uno dei più grandi al mondo dedicati alla
Ferrari, «e siamo in grado di effettuare qualsiasi tipo di
restauro». "Ferrari Classiche" ha ricevuto 700 richieste di
certificazione in due anni e ne ha eseguite altrettante.
Ferrari a parte, le aste di automobili d'epoca hanno sempre
suscitato grande interesse. Per fare un esempio, un'esposizione di
auto e moto d'antan - con relativa asta - svoltasi lo scorso anno a
Padova ha raccolto 1.200 espositori e attratto ben 50mila
visitatori. A volte ad attirare il compratore è il significato
automobilistico del modello, il suo posto di rilievo nella storia
delle quattro ruote; altre volte il fascino della vettura risiede
in colui che ne fu proprietario: un grande attore, un cantante di
successo, uno statista, insomma un uomo famoso. Succede anche di
trovare i due motivi insieme nella stessa auto: l'Alfa Romeo spyder
"Pescara" del 1935, che fu di Mussolini, è stata venduta all'asta
per 700mila euro (100mila in meno della base d'asta), ma secondo
H&H, la Casa che aveva organizzato l'incanto, più che il peso
storico del proprietario avevano giocato fattori di tipo
automobilistico. Il modello aveva un motore particolare, di 95
cavalli anziché 68 come quello di serie, ed inoltre aveva
partecipato alla Mille Miglia del 1936, guidata niente meno che
dall'autista del duce, Ercole Boratto.
Le automobili dei capi di Stato attirano, come è ovvio, molti
collezionisti privati, ma non sempre le cose vanno per il verso
giusto. E nel 2003 un'associazione di storici riuscì a impedire che
l'esercito serbomontenegrino mettesse all'asta il parco macchine
del "padre" della Repubblica di Jugoslavia, Josip Broz "Tito". Si
trattava di 13 automobili fra le quali una Rolls Royce "Phantom 5"
e alcune preziose Mercedes d'epoca, compresa una costruita
appositamente per Tito. Le Forze Armate speravano di racimolare un
bel po' di soldi, ma gli storici sognavano di vedere quelle vetture
in un futuro museo. E ci riuscirono.
Fu invece messa regolarmente in vendita, nel 1979, l'auto
appartenuta allo scià di Persia. Per poco più di 250 milioni di
lire l'acquirente poté portarsi via un'auto che non aveva nulla da
invidiare alla mitica Aston Martin dell'agente 007: poteva
resistere ad una mina anticarro, era dotata di un sistema a raggi
infrarossi per individuare eventuali assalitori notturni, di un
segnalatore automatico che permetteva la localizzazione in caso di
rapimento, di radiotelefono schermato per messaggi confidenziali,
di telecamere in grado di coprire un raggio di dieci chilometri.
Infine (lo scià non doveva sentirsi molto sicuro…), poteva contare
su ampie riserve di ossigeno per resistere ad oltranza con i vetri
blindati ermeticamente chiusi.
Dalla politica alla religione: la Mercedes 190 D del 1959
appartenuta a Padre Pio è stata battuta all'asta, lo scorso anno,
per 240mila euro. Ben più elevata la base d'asta su eBay, sempre lo
scorso anno, per una Fiat 500 "Topolino" del 1936 che fu usata dal
Santo di Pietrelcina. La vetturetta ha un valore in più: fu
benedetta dallo stesso Padre Pio (e chi vendeva l'auto aggiungeva
una dichiarazione autografata di una figlia spirituale del
santo).
Per restare in tema, le auto appartenute ai pontefici farebbero
certo gola a molti, ma sono gelosamente conservate in Vaticano,
dove costituiscono una galleria di grande valore storico. Qualcuno,
però, si accontenta… Così, per 160 milioni di lire l'americano Jim
Rich si aggiudicò la Ford "Escort" del 1975 che papa Giovanni Paolo
II utilizzava quando era cardinale. Qui certo non fu il valore
dell'auto a convincere l'acquirente: da questo punto di vista si
trattava probabilmente dell'auto meno appetibile mai messa
all'asta, trattandosi di una banale quattro porte con ventuno anni
di vita.
Dal sacro al profano, fu ancora una modesta Ford "Escort" ad essere
messa all'asta su Internet, nel 1998, con una base d'asta
"superiore ai 900 milioni di lire". Cosa rendeva questa
quasi-utilitaria così preziosa? Il fatto che fosse appartenuta alla
principessa Diana. Gliela aveva regalata Carlo nel 1981, quando
erano ancora fidanzati, e Diana l'aveva guidata anche nei primi
mesi di matrimonio.
Cinque anni dopo, sempre su Internet, venne messa all'asta una
Lincoln del 1963 usata (una sola volta) da un altro "mito" morto
tragicamente: John F. Kennedy. Prezzo richiesto: un milione di
dollari, "non trattabile".
Ricchissimo, naturalmente, il "parco" auto di attori e cantanti
famosi finito all'asta: dalla Rolls Royce "Phantom I" del 1927
appartenuta a Fred Astaire, battuta nel 1999 per poco più di 472
milioni di lire, alla Rolls del 1931 che fu di Charlie Chaplin
(stimata 220 milioni di lire nel 1992). Nel 2001 un americano del
New Jersey, ex addetto ai rimorchiatori nel porto di New York,
acquistò una Jaguar "J40" che era appartenuta a Frank Sinatra per
400 milioni di lire. Non la comprò per sé, ma per donarla a Natale
alla moglie, grande fan del cantante.
Una vera pacchia per gli appassionati fu nel 2001, quando il
cantante Elton John, per pagare le spese legali - circa due
miliardi di lire - di una causa persa, decise di affidare a
Christie's la vendita della sua collezione privata di auto. Non
tutta, però: "solo" venti esemplari. Jaguar, Aston Martin, Bentley,
Rolls Royce…, il meglio della produzione inglese con tre soli
tradimenti, tutti italiani: tre Ferrari, una "Testarossa", una 512
Tr e una 412. Peccato che mancasse la piccola sportiva che forse
più di tutte avrebbe attratto i collezionisti: la Ford "Escort Gt"
che fu la prima macchina del cantante. I biografi di Elton ci
dicono che andò distrutta in un incidente.
Rimase invece invenduta, nel 1985, la Rolls appartenuta a un altro
grande della musica, il Beatle John Lennon, messa all'asta da
Christie's. La cifra massima spuntata per la bianca limousine fu di
500 milioni di lire e il proprietario decise di tenersela.
Alla fine di questa chiacchierata il lettore si chiederà quale sia
stata la cifra più alta mai pagata per la vendita all'asta di
un'automobile. A dare una risposta troppo sicura si rischia di
sbagliare, tuttavia è probabile che sia rimasto imbattuto il prezzo
che nel 1989 fu pagato da un giapponese per una Ferrari Gto (sempre
le "rosse"…) del 1962: 22 miliardi di lire. Nonostante il passaggio
all'euro e la galoppante inflazione, una bella cifra anche
oggi. |
Maurizio Quilici
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