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REPORTAGE
Carabinieri
Department
Una visita a Baghdad, dove l'Arma
addestra la Polizia irachena per conto della Nato: dal 2007 almeno
tremila allievi hanno seguito i corsi di formazione gestiti dalla
2a Brigata Mobile a Camp Dublin
Si sono voluti chiamare "Carabinieri Department" e nessuno ha
voluto negarglielo. Sono un gruppo di poliziotti istruttori
iracheni che, sotto il costante controllo dei Carabinieri
paracadutisti del 1° Reggimento Tuscania e di altri Reparti della
2ª Brigata Mobile, con l'apporto di militari dell'Arma
territoriale, addestrano centinaia di agenti dell'Iraqi National
Police (Inp) nella base di Camp Dublin, alla periferia di Baghdad.
Un programma di formazione che fa parte della Ntm-I, la Nato
Training Mission in Iraq, attualmente affidata al generale di
divisione italiano Paolo Bosotti e comprendente attività svolte da
personale militare interforze. È questa una delle realizzazioni
pratiche della cosiddetta capacity building, ovvero di quel
programma di supporto all'autoformazione e al consolidamento del
nuovo Stato iracheno cui l'Italia contribuisce in maniera
determinante. Un'attività lontana dalle luci della ribalta, ma non
per questo meno significativa: è stato lo stesso premier iracheno
Al Maliki, infatti, a chiedere al governo italiano di aumentare il
contingente di carabinieri istruttori.
LAVORARE TRA LA GENTE. Siamo andati a trovare i militari dell'Arma
a Camp Dublin, una landa assolata e sabbiosa dove di giorno, in
estate, la temperatura non scende sotto i 45 gradi all'ombra. Le
condizioni climatiche, però, non sono un motivo di sosta per le
attività addestrative. Dall'ottobre 2007 sono circa 3mila i
poliziotti iracheni che hanno svolto corsi di formazione di circa
due mesi. E se originariamente ogni ciclo di studi vedeva 450
allievi, quello che inizierà prima di Natale ne coinvolgerà 900,
con un impegno anche logistico - curato dal Comando statunitense -
di particolare importanza in termini di alloggi, mense, spazi
didattici. Tutto fino al termine della missione, previsto - salvo
proroghe - per il novembre 2009.
Gli iracheni che arrivano a frequentare questa attività di
formazione hanno bagagli di esperienze e preparazione spesso molto
diversi tra loro. Alla fine del corso, dopo un doppio esame che non
tutti superano, escono dalla scuola dell'Arma poliziotti che si
distinguono nettamente dagli altri colleghi, per la professionalità
e soprattutto per la capacità di approccio con la popolazione.
Perché se da un lato è determinante controllare efficacemente il
territorio, nonché prevenire e reprimere il crimine, dall'altro
occorre anche ottenere il consenso della gente, guadagnarsene
giorno dopo giorno la fiducia. Cosa non sempre facile, almeno
finora, in Iraq.
FORMARE I FORMATORI. Una settantina di carabinieri coordinano tutte
le attività di formazione. Da quelle riguardanti le tipiche azioni
di polizia (mantenimento dell'ordine pubblico, gestione
dell'emergenza, modalità di intervento sul luogo di un crimine) a
quelle di carattere più specificatamente militare: gli allievi
vengono addestrati a rastrellare una zona cittadina, a irrompere in
ambienti a rischio, a mettere in sicurezza la popolazione civile.
Molti corsisti diventano anche tiratori scelti, in grado di colpire
il bersaglio a una distanza di almeno trecento metri. Alcuni
militari del Gis, il Gruppo d'Intervento Speciale, insegnano poi le
tecniche per effettuare efficaci servizi di scorta a personalità
istituzionali. Nell'ultimo corso si sono aggiunte anche specifiche
materie destinate ai quadri della Polizia nazionale irachena, tra
cui la pianificazione operativa, le tecniche fondamentali di
raccolta e conservazione delle informazioni. Cuore della missione è
infatti il progetto Train the trainers, che mira a formare una
"classe" di istruttori, selezionati tra i migliori allievi
frequentatori dei corsi, cui passare le redini alla fine della
missione, quando i carabinieri lasceranno Camp Dublin e gli
iracheni dovranno essere in grado di fare da soli.
UNA GIORNATA A CAMP DUBLIN. Le ore scorrono rapide e cadenzate, a
Camp Dublin. Sveglia alle 5.00, seguita dalla preghiera. Alle 6.00
attività fisica, cosa piuttosto insolita, fino ad oggi, per un
poliziotto iracheno. Dopo la colazione, l'attività didattica si
svolge dalle 8.00 alle 12.00, per riprendere poi dalle 14.00 alle
18.00. Frequenti le esercitazioni al poligono di tiro, dove gli
allievi imparano il corretto uso delle armi, che per loro si
trasformeranno da un originario strumento di offesa a un mezzo per
garantire l'altrui sicurezza. Un cambiamento di mentalità radicale,
ma necessario e realizzabile.
Dentro una delle aule di lezione, in un pomeriggio d'agosto, la
temperatura non riesce a scendere sotto i 35°, nonostante i
condizionatori d'aria. Ma istruttori e allievi vanno avanti lo
stesso. Il carabiniere, con l'aiuto di un interprete e di
proiezioni, spiega con pazienza l'argomento del giorno. Ogni tanto
deve interrompersi per la traduzione. Come in ogni aula scolastica
del mondo, c'è chi segue con la massima attenzione, qualcun altro
invece si distrae con più facilità. Quando poi entra un
giornalista, pur in punta di piedi, la maggior parte degli occhi è
diretta verso l'ospite, tanto che s'impone un'apprezzatissima
pausa. «Ben vengano questi corsi di formazione, dovevano esserci
anche prima», dice senza piaggeria l'allievo Mustafa Sadon Salem,
23enne di Baghdad, sposato con un figlio, il desiderio di fare
l'infermiere in Polizia. «Nel nostro lavoro», precisa Mustafa,
«bisogna saper fare di tutto». «Auguro a tutti i poliziotti
iracheni di poter fare questo addestramento», concorda l'allievo
Dari Jeweed Arak, 37 anni, di Kerbala, sposato con sei figli. «Una
scuola indispensabile per la nostra attività operativa, in
particolare per quella investigativa».
"FRATELLI CARABINIERI". Cornice di non secondaria importanza della
realtà irachena sono gli ottimi rapporti interpersonali che gli
"italiani" stabiliscono non solo con i colleghi del posto, ma anche
con il personale di sorveglianza alla base. Di norma si tratta di
contractors provenienti da ogni parte del mondo, che passano almeno
sei mesi a controllare accessi e visitatori. Ore e ore sotto un
sole che non perdona. Emblematico del clima di rispetto e di
amicizia che si respira in questa base, un drappo azzurro affisso
su una parete del Comando dei Carabinieri di Camp Dublin. Lo ha
disegnato a mano un soldato delle isole Fiji, in segno «di umile
gratitudine e di apprezzamento» verso i suoi carabinieri
brothers.
CAMBIAMENTI DI MENTALITA'. «In Iraq stiamo portando con successo il
modello carabiniere», ci dicono al Comando Nato di Baghdad, «un
modello che naturalmente viene adattato alle esigenze e alle
potenzialità della Polizia locale. Per permettere ad essa, in un
futuro più prossimo possibile, di sapersi autogestire con efficacia
in tema di sicurezza pubblica». «Un tempo la gente, qui in Iraq,
davanti a un poliziotto o a un posto di blocco, scappava», aggiunge
l'Ambasciatore italiano Maurizio Melani, «perché ne aveva paura.
Oggi le cose sono cambiate, l'approccio con la popolazione è
diverso, sono i cittadini che chiamano la Polizia, quando ne hanno
bisogno. E se questo avviene è anche grazie ai
Carabinieri». |
Sandro Addario
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