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Racconto di Natale

Francesca e Babbo Natale

Pomeriggio. La scuola è finita, Francesca è appena tornata a casa. Quale sarà il suo primo pensiero?
«Mamma, posso giocare con la mia bambola?».
Domanda classica della mamma.
«E i compiti quando li fai?»
Risposta ancora più classica.
«Li ho già fatti a scuola».
Mamma poco convinta. Francesca cambia discorso.
«Mamma, per Natale posso chiedere a papà di comprarmi una bambola nuova? Con questa ci gioco da un sacco di tempo…».
Manovra riuscita: ai compiti non si pensa più.
«Francy, ti ho spiegato che quest'anno il papà non potrà passare le feste con noi».
«Sì, me l'hai spiegato. Ma io non ho capito».
La mamma si siede accanto a Francesca. Il discorso non sarà semplice.
«Amore mio, tu lo sai che lavoro fa il tuo papà, non è vero?».
«Certo! Fa il carabiniere! Ha una divisa bellissima, con un cappello grande grande…».
«Esatto. Ma è un lavoro difficile, che a volte lo porta a stare lontano da noi, anche se non vorrebbe. Ora lui si trova in un posto dove c'è stata una guerra. Con i suoi amici carabinieri, e tanti militari di tutto il mondo, deve impedire che la guerra torni».
«Uffa! Ma lui quando torna? Io sono una bambina! E una bambina deve avere il suo papà vicino, mentre apre i doni sotto l'albero!».
Chi l'ha detto che le mamme non possono piangere? Ma le lacrime si possono anche nascondere, basta un paio di occhiali scuri o un movimento della mano, per asciugare quell'angolo dell'occhio…
«Francy, il tuo papà è in un paese molto povero, dove i bambini non ce li hanno proprio i regali. Molti di loro sono così sfortunati che non hanno neppure il papà! Così lui farà compagnia a quei bimbi tanto soli. E magari porterà loro qualche giocattolo…».
Chi l'ha detto che le bambine non possono piangere? E infatti Francesca piange, un po' per quei bambini che non hanno il papà, un po' perché lei il papà ce l'ha, ma è lontano e le manca tanto. La mamma prova a consolarla.
«Amore, non essere triste. Pensa ai bambini di Babbo Natale. Loro il papà per le feste non lo vedono mai! Tutti gli anni va in giro a portare i regali, con la slitta e le renne. E a casa sua i doni chi li porta?».
Francesca ci pensa un po' su. La mamma in effetti ha ragione. Ma allora deve fare qualcosa. Prende un foglio di carta, una penna, e inizia a scrivere.
Caro Babbo Natale, ti ricordi di me? L'anno scorso ti ho chiesto una bambola che cantasse la mia canzoncina preferita. Tu me l'hai portata, anche se la musica non era quella giusta. Vabbè, non fa niente. Poi sei andato da Giulia, la mia migliore amica. Le hai portato un orso grandissimo, quando l'ho visto sono stata anche un po' gelosa.
Ma ai tuoi figli non sei mancato, quel giorno? Il mio papà per le feste sarà lontano e mi mancherà tanto tanto. E le tue renne non ce li hanno i piccoli? Non ti offendere, Babbo Natale, ma io dico che quest'anno devi stare a casa. Non ti preoccupare per me, e neanche per Giulia, con lei ci parlo io. Ti mando un bacio forte, a te e ai tuoi bambini. Magari un anno invece dei doni mi porti proprio loro, così possiamo giocare insieme...
I saluti, una bella firma e Francesca chiude la sua letterina riponendola nella busta che le ha dato la mamma. Si sente felice, ha fatto la cosa giusta. Quest'anno niente regali e niente papà, ma il suo Natale sarà comunque speciale.
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