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Andrea e gli altri

Dai cinquecento anni del Palladio alla straordinaria mostra sul Correggio, passando tra sete e Samurai. Un autunno ricchissimo di appuntamenti

'La Rotonda' di Andrea Palladio Se fosse nato ai nostri tempi, Andrea Palladio, uomo delle innovazioni e delle idee straordinarie, sarebbe diventato miliardario. Visse invece modestamente per tutta la sua esistenza, iniziata nel 1508, dovendo addirittura scrivere guide di Roma per sbarcare il lunario. Nel Cinquecento, infatti, pittori e scultori si arricchivano vendendo le proprie opere, mentre il grande architetto aveva da offrire al mercato "solo" le sue geniali intuizioni, che in moneta valevano ben poco, anche se i frutti che diedero furono quei meravigliosi edifici che tutto il mondo ci invidia.

A raccontare le origini, il pensiero e le opere di Andrea Palladio è la particolare mostra realizzata a Vicenza nella sede di Palazzo Barbaran Da Porto: inaugurata lo scorso 19 settembre dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, resterà nella città veneta fino al prossimo 6 gennaio per poi trasferirsi a Londra e quindi negli Stati Uniti. Nella rassegna viene raccontata, attraverso "fotogrammi" ritrovati in musei e biblioteche di tutta Europa, la storia di una vita incredibile iniziata nella modesta dimora di un mugnaio: il padre di colui che diventerà il più famoso architetto degli ultimi cinque secoli.

Oltre 200 opere, fra disegni autografi, dipinti (40), libri, manoscritti, mappe, bronzetti e monete e un gran numero di modelli architettonici che illustrano, in un percorso che parte intorno al 1535 per concludersi nel 1580, come viveva e lavorava Palladio. Attraverso le dieci sale del piano nobile di palazzo Barbaran da Porto, si snodano le tre principali sezioni: La carriera di un genio dell'architettura, Nella mente di Palladio e Un eterno contemporaneo.

Un dipinto di Leandro Bassano, che mostra un cantiere veneto del Rinascimento dove un giovane scalpellino è intento a sbozzare un blocco di pietra, è l'efficace immagine del Palladio quando era ancora soltanto Andrea di Pietro. Accanto al quadro, due bronzetti opera di Vincenzo Grandi, il padrino di battesimo di Palladio che influì in modo decisivo sulla scelta artistica di Andrea.
Una delle più importanti dimore urbane di Vicenza, palazzo Chiericati, viene invece illustrata da una sequenza di disegni, provenienti dal Royal Institute of British Architects di Londra e dal Worcester College di Oxford. Mentre il grande dipinto Susanna e i vecchioni di Veronese evoca il mondo delle ville: dove Susanna, che rappresenta il nuovo nell'arte e nell'architettura, viene "infastidita" dalle vecchie tendenze.

Venezia e i suoi edifici palladiani sono presenti con diversi quadri di Canaletto. Del Tintoretto, invece, proveniente dagli Uffizi, è il volto cupo di Sansovino, rivale di Palladio, che fu da questi definitivamente scalzato dal suo ruolo. Ma non solo ville e palazzi. Di estremo interesse il progetto per una serie di case di edilizia "minore" a Venezia: pochi vani a schiera, giusto per comprendere che il geniale architetto non pensava solo alla magnificenza di un Palazzo Ducale, che viene invece proposto, senza successo, con timpani e colonne. In chiusura il grande disegno autografo per il Teatro Olimpico, ultima opera di Palladio, riunito per la prima volta accanto agli studi dei teatri antichi che ne costituiscono la fonte ispiratrice.

Ma dietro a oltre quarant'anni di successi, cosa c'era? Nella successiva sezione si può capire come nascono, come si realizzano e vengono comunicati al mondo questi capolavori. Ecco dunque i preziosi fogli autografi di Andrea, alcuni con solo i primi schizzi fatti davanti al committente. Nella seconda sala vengono invece svelati i "segreti" del cantiere palladiano, e si scoprirà di lui "un'indole lowcost", come diremmo oggi: realizzò infatti colonne di mattoni per risparmiare sul costoso marmo, e intonaci che mischiano polvere di marmo alla calce ottenendo il cosiddetto "marmorino".

Altra significativa novità messa in luce dall'esposizione vicentina è il fatto che Palladio usasse una vernice rossa per differenziare le diverse parti degli ordini architettonici, con un risultato eclatante all'interno della chiesa di San Giorgio, che per secoli avevamo pensato avesse concepito completamente bianca: in mostra vi è un grande modello tridimensionale.

In "Comunicare il progetto" si assiste a uno dei veicoli fondamentali della fama di Palladio: il processo di ideazione e pubblicazione dei suoi libri, dalle fortunate Guide di Roma del 1554 ai Quattro Libri dell'Architettura (1570). Sistemi multimediali permettono di "sfogliare" i volumi in forma digitale.

La terza e ultima sezione si apre con una delle più belle mappe rinascimentali in grande formato: la veduta a volo d'uccello di Vicenza intorno al 1580 (anno di morte di Palladio). E, accanto ad essa, l'opera che è come un ritratto dell'artista, la Rotonda, affiancata a disegni rinascimentali del Mausoleo di Alicarnasso, una delle sette meraviglie del mondo. In una nicchia, al centro della sala, il ritratto, quasi certo, di Andrea Palladio fatto da Francisco Goja, grande ammiratore dell'architetto veneto.

Raccontare l'architettura ai non addetti ai lavori è sempre una sfida e presenta parecchie difficoltà: proprio per questo, in questa occasione, accanto ai grandi modelli lignei degli edifici costruiti, sono stati realizzati modelli nella stessa scala dei disegni autografi palladiani. Sarà dunque più facile comprendere la portata innovativa del suo messaggio, e l'attualità della sua convinzione che l'architettura possa cambiare in meglio il mondo in cui viviamo.

E così infatti è scritto, a caratteri cubitali, all'ingresso dell'esposizione: «Questa mostra racconta storie di uomini che vissero i tempi difficili di una società in trasformazione continuando a credere che l'architettura possa servire a migliorare il mondo intorno a noi».


Correggio: un gigante che non giganteggiò mai

Nelle sue Vite, Vasari lo definì "bellissimo ingegno e pittore singolarissimo". Parliamo di Antonio Allegri, detto Correggio, figura straordinaria del nostro Cinquecento che la critica ha già riconosciuto, insieme a Leonardo e a Raffaello, come centrale per la nostra storia dell'arte, ma che il grande pubblico ancora non conosce molto bene.

Per cercare di ovviare a tale, immensa lacuna, la città di Parma ha concepito dunque una grande mostra su questo suo figlio illustre. Un'esposizione che ha un particolare senso proprio nella città che conserva dell'artista un patrimonio inamovibile: quello rappresentato dagli straordinari cicli affrescati delle cupole della Cattedrale e del Monastero di San Giovanni Evangelista, rivestite di luce per l'occasione dal tre volte Premio Oscar Vittorio Storaro. Quella luce che è stata uno degli elementi fondamentali dei dipinti dell'artista il quale, proprio per questa sua peculiarità, è detto anche "Pittore della Luce".

Curatrice della mostra la Sovrintendente Lucia Fornaciari Schianchi che, nella conferenza stampa, ha sottolineato come il Correggio sia un artista davvero particolare, un gigante che mai nella sua vita "ha giganteggiato", che ama attraverso le sue opere raccontare l'essenziale della vita, il sacro e il profano. «La vita di questo straordinario pittore si è sviluppata tra Correggio, Mantova e Parma», spiega ancora la dottoressa Schianchi, «ma è stata proprio quest'ultima città che gli ha dato l'occasione di esternarsi, lo ha cullato e gli ha permesso di realizzare i suoi più grandi capolavori. Correggio, parallelo per ciò che riguarda la cronologia a quello che è stato un altro grande pittore, il Parmigianino, ma antitetico rispetto a quest'ultimo per quanto riguarda la forma, la bellezza dipinta, è stato un grande comunicatore. La sua pittura "calda" è coinvolgente, permette allo spettatore di entrare dentro l'opera, non lo lascia alla porta».

Alla fine del suo intervento, la curatrice si è augurata che i visitatori possano apprezzare fino in fondo «la grandezza e l'umanità di quest'artista», recuperando un rapporto intimo e silenzioso con l'opera d'arte, in un dialogo senza tempo e senza età, provando quello che sentiva lei di fronte a un capolavoro come la Pala della Madonna di San Gerolamo detta Il Giorno, presente in mostra e di cui un particolare ne è diventato l'emblema.

Per organizzare l'evento (fino al 25 gennaio nelle sedi della Galleria Nazionale in Pilotta, Teatro Farnese, Camera della Badessa in San Paolo, Cattedrale e Monastero di San Giovanni Evangelista), si è costituito un Comitato, frutto dello sforzo congiunto di Comune, Provincia, Soprintendenza, Università, Diocesi, Monastero di San Giovanni Evangelista, con il sostegno della Fondazione Cariparma.

Claudia Colombera