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Gli astronauti della domenica

Comincia a diventare una possibilità concreta e accessibile alle tasche di molti (o quasi) quella di librarsi nel cosmo e sperimentare la sensazione dell'assenza di gravità

Due 'viaggiatori delle stelle' Prepariamo le valigie, lo spazio ci attende. Magari non per le vacanze di quest'anno, ma per il 2010 quasi sicuramente. Per quell'anno, infatti, Virgin Galactic, la prima compagnia di trasporto per passeggeri spaziali, conta di portare i primi turisti delle stelle oltre la Linea di Karman. Lì, a 100 chilometri di altezza, dove convenzionalmente è posto il limite dell'atmosfera, si potrà sperimentare l'assenza di peso e assistere al più strabiliante degli spettacoli: il nostro pianeta visto dall'alto. La Terra, quella che Juri Gagarin descrisse come «azzurra e bellissima». Chi lo desidera, può già prenotare.

«Il volo dura due ore e mezzo e decollerà dallo Spaceport America, in costruzione nel New Mexico, dove è prevista anche la realizzazione di un albergo a cinque stelle lusso per ospitare i passeggeri nei tre giorni di preparazione che precedono la grande avventura». A spiegare i dettagli del viaggio è Seth Snider di Your Private Italy, il tour operator italiano scelto da Virgin per la vendita dei biglietti e le prenotazioni nel nostro Paese. «La navicella vola fino a 15mila metri, agganciata a un aereo madre. A questo punto il mezzo spaziale si sgancia, accendendo i razzi, e in 12 secondi raggiunge una velocità tre volte superiore a quella del suono. Al termine, quando i motori saranno spenti, si arriverà per inerzia all'apice dei 120 chilometri. I passeggeri lasceranno i propri posti per cinque minuti e potranno galleggiare nell'abitacolo in assenza di peso. Il rientro nell'atmosfera durerà 90 secondi, quindi la navetta planerà come un aliante».

Non è proprio un volo low cost. Il biglietto è di circa 120mila euro, ma comprende vitto e alloggio sia per il turista spaziale, sia per amici e parenti che lo aspettano a terra. Un viaggio non per tutte le tasche, dunque, che gli organizzatori ritengono però alla portata di chiunque non abbia particolari problemi di salute, specificando di aver avuto prenotazioni da giovani di vent'anni come da ottantenni dallo spirito inossidabile. «Gli aspiranti astronauti devono versare un anticipo del 10 per cento», aggiunge Snider, «ma hanno il diritto di disdire la prenotazione in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo, ricevendo la totale restituzione della caparra». E, nonostante le evidenti barriere economiche e psicologiche, gli astronauti della domenica pullulano, con già 250 prenotazioni registrate da 35 Paesi nel mondo.

A permettere l'escursione è la Space Ship Two, una navicella in grado di trasportare sei passeggeri e di compiere un volo la settimana. Prestazioni che garantiscono una certa regolarità dei viaggi e costi relativamente bassi, condizioni indispensabili per consentire il decollo di un'industria quale sarà quella del turismo spaziale. Non a caso la Space Ship One, il prototipo che ha dimostrato la fattibilità di queste missioni, ha vinto nel 2004 l'Ansari X Prize, un premio riservato a chi per primo fosse stato in grado di effettuare, nell'arco di quindici giorni, due voli suborbitali a 100 chilometri di altezza. La competizione voleva dimostrare sia l'accessibilità dello spazio per piccole imprese, non solo per i colossi che lavorano per le agenzie pubbliche, sia la fattibilità di una navetta suborbitale che rendesse lo spazio più vicino.

I voli suborbitali come quello proposto dalla Virgin Galactic non sono che uno dei filoni del turismo spaziale. La Space Adventures è stata la prima agenzia a permettere a un turista di andare in orbita. Nel 2001 il miliardario statunitense Dennis Tito ha pagato 20 milioni di dollari per un passaggio sulla navicella russa Soyuz verso la Stazione Spaziale Internazionale. Nel laboratorio orbitante, Tito ha trascorso sette giorni di vacanza insieme agli astronauti al lavoro, per poi tornare sulla Terra a bordo della Soyuz. Questo incredibile viaggio è già stato ripetuto da altri quattro facoltosi turisti, tra i quali una donna, e altri due sono in lista d'attesa.

Vacanze non di massa, certo, ma che aprono un mercato che nel prossimo futuro potrebbe non essere più alla portata solo di pochi miliardari stravaganti. Uno studio dell'istituto di ricerca statunitense Futron stima che nei prossimi venti anni, per i voli orbitali come quello di Tito, e suborbitali come quello della Virgin, si svilupperà un mercato del valore di un miliardo di dollari l'anno. Quello dei voli suborbitali è il business potenzialmente più cospicuo, con oltre 15mila passeggeri in un ventennio e incassi annui di 700 milioni di dollari.

«Comparando il turismo spaziale con gli sviluppi commerciali turistici avvenuti in passato, si possono individuare diverse fasi relative ai voli orbitali», spiega Pierluigi Polignano, autore della prima tesi di laurea italiana in Scienze Turistiche dedicata al turismo spaziale. «La prima, quella pionieristica, vede coinvolti i cosiddetti nababbi con attitudini al turismo d'avventura. Le condizioni a bordo si presumono non comodissime e il prezzo del biglietto è proibitivo. Nella fase di sviluppo, la tariffa sarà ancora troppo elevata (da 10mila a100mila dollari) e sarà considerato un viaggio per pochi, uno status symbol della nuova era. Determinanti saranno la qualità del servizio, l'intrattenimento, la comodità, il cibo non più liofilizzato. A seguire, ci sarà la fase matura: il prezzo del biglietto cadrà vertiginosamente, fra 2mila e 10mila dollari, e una grande percentuale della popolazione mondiale potrà vivere tale esperienza».

In attesa di prezzi popolari per lo spazio, aziende grandi e piccole investono nel settore. In Europa il colosso Eads (European Aeronautic Defence and Space Company), casa madre del costruttore di aerei Airbus, ha presentato al Salone Aerospaziale di Parigi-Le Bourget dello scorso anno lo studio di una navetta capace di trasportare quattro persone oltre la linea di Karman. La navicella di Eads, Astrium, permetterà, più o meno agli stessi prezzi, un viaggio analogo a quello proposto da Virgin Galactic, con il primo volo commerciale ipotizzato per il 2012 e con un investimento di un miliardo di euro da finanziare con fondi privati. In California la Xcor Aerospace sta lavorando alla Lynx, navetta biposto a propellente liquido in grado di compiere diversi voli suborbitali al giorno: una sorta di "utilitaria dello spazio". In Germania il Talis Institute è impegnato invece con il Project Enterprise, che punta per il 2011 a far volare da Cochstedt, in Sassonia, una navetta con pilota e cinque passeggeri. In Oklahoma la Rocketplane Limited è all'opera con il Rocketplane XP, per raggiungere i canonici 100 chilometri dalla Terra con cinque passeggeri ed un pilota a bordo.

Di recente la Federal Aviation Administration, l'ente statunitense per l'aviazione, ha autorizzato proprio la Rocketplane a impiegare una ex base militare per test spaziali privati. E non si tratta del primo spazioporto autorizzato o in costruzione negli Stati Uniti. Il più imponente è quello che sta nascendo per le citate attività di Virgin Galactic nel deserto di Mojave, in New Mexico. Uno studio condotto dalla Futron prevede che, per il 2020, lo spazioporto possa catalizzare 6mila nuovi posti di lavoro e un giro di affari di 750milioni di dollari. Un'occasione di sviluppo che potrebbe ripetersi a Kiruna, in Svezia, dove Virgin Galactic sta pensando ad un secondo spazioporto per i clienti europei. Anche Space Adventures sta progettando i propri spazioporti a Singapore e negli Emirati Arabi, da dove intende far decollare una navicella per voli turistici suborbitali progettata dalla russa Myasishchev. Attualmente la società ha incassato 3 milioni di dollari per prenotazioni fatte da circa 200 clienti. Il pezzo forte dell'agenzia è tuttavia il viaggio verso l'orbita lunare. Il biglietto costa 100 milioni di dollari, i posti disponibili a bordo della Soyuz sono due, e si accettano prenotazioni.

Se c'è chi si preoccupa di sviluppare navicelle in grado di portare turisti più o meno lontano nello spazio, c'è anche chi si picca di fornire loro un alloggio nel primo albergo orbitante. La Bigelow Aerospace, fondata dal miliardario statunitense Robert Bigelow, ha acquistato dalla Nasa la tecnologia dei moduli gonfiabili. Si tratta di ambienti pressurizzati che si espandono una volta in orbita, offrendo degli spazi abitabili con vista sulla Terra e lo spazio circostante. Sulla bontà dell'iniziativa non c'è da nutrire dubbi. In primo luogo perché Bigelow ha investito 500 milioni di dollari, e poi perché due prototipi in scala dei moduli gonfiabili sono già nello spazio da un paio di anni, con risultati di efficienza superiori alle aspettative. Nel 2011 dovrebbe iniziare la costruzione dello Skywalker, il primo residence spaziale: un soggiorno di quattro settimane costerà 15 milioni di dollari.

Intanto ci si può accontentare di emozioni analoghe al volo spaziale chiedendo al portafogli sacrifici minori, se pure non proprio irrilevanti. In primo luogo, ci sono i voli parabolici. Si tratta di missioni nate per addestrare gli astronauti veri e che sfruttano aerei analoghi a quelli per i voli commerciali. Il trucco sta nel fare eseguire al velivolo delle parabole, al culmine delle quali l'accelerazione della macchina contrasta ed equilibra quella terrestre, con il risultato che le persone che si trovano a bordo galleggiano nella carlinga, appositamente svuotata, più o meno come capita agli astronauti nello spazio. Al mondo ci sono alcune agenzie che organizzano questo tipo di esperienza, una delle quali è l'italiana Incredible Adventures. «Per questi voli ci affidiamo all'agenzia spaziale russa e impieghiamo un Ilyushin 75», ci spiegano. «Il pacchetto, comprensivo di soggiorno e visita a Star City, il centro di ricerca spaziale e museo dell'astronautica nei pressi di Mosca, costa 4-5mila euro».

Lo stesso catalogo offre per circa 15mila euro un volo a venticinque chilometri di altezza a bordo di un aereo militare Mig 25. Il velivolo, nato per intercettare gli aerei spia impiegati durante la guerra fredda, da quell'altezza offre ai fortunati passeggeri una visione della Terra assai simile a quella che si potrebbe avere dallo spazio. «Il passeggero indossa una tuta pressurizzata. A quella quota il cielo è scuro e si percepisce la curvatura terrestre. Guardando in basso, si vede la Terra illuminata col suo caratteristico azzurro e le nuvole bianche, mentre alzando lo sguardo si vede il cielo stellato».

Uno scenario che, per il momento, la maggior parte di noi si accontenta di vedere nelle immagini televisive delle missioni spaziali, ma che - costi e istintivi timori a parte - senza dubbio ha un fascino straordinario. A guardarla da lassù, la Terra deve apparire in tutta la sua magnificenza. Un'isola blu, pulsante di vita, in mezzo al freddo buio del cosmo. Un panorama che da solo vale una vita di vacanze.
Maurizio Landi