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Il giallo è servito

A cura della Mondadori, è uscita in edicola, e successivamente arriverà nelle librerie, l'antologia che raccoglie i primi tredici classificati della prima edizione del nostro Concorso letterario

Copertina del volume 'Carabinieri in giallo' In quanti, tra coloro che hanno spedito il loro racconto a Il Carabiniere, magari timidamente, magari senza crederci più di tanto, avrebbero pensato che, pochi mesi dopo, lo avrebbero visto in edicola e poi in libreria, pubblicato dalla più famosa Casa editrice del settore?

Non crediamo siano stati molti. Eppure eccolo qui, l'atteso volume Carabinieri in Giallo. L'Arma in tredici racconti (Mondadori). Fresco di stampa, giallo che più giallo non si può, è nelle edicole di tutta Italia, da dove trasmetterà a un pubblico più vasto di quello pur corposo della nostra Rivista (che sta pubblicando ogni mese i primi tredici classificati) le emozioni dei più bei racconti usciti dalla prima edizione del nostro omonimo Concorso letterario.

Ma sentiamo dalla viva voce di uno dei protagonisti, il vincitore della prima edizione, Ezio Cappa, cosa prova uno scrittore non professionista ad essere pubblicato da un editore come Mondadori. «È una sensazione straordinaria», ci dice Cappa, «quella di un sogno che si avvera. Sembra una cosa talmente "innaturale", per uno scrittore dilettante, che è come "vincere alla lotteria senza mai aver comprato il biglietto". Tutto comincia come un gioco, e quando succede una cosa del genere, è veramente impossibile essere preparati».

Ma che effetto le fa pensare che tante persone, in tutta Italia, leggeranno il suo racconto?
«Bisogna ammettere che chi scrive lo fa per se stesso, ma soprattutto per essere letto. Chi non è abituato ad una platea così ampia, però, ne è intimorito. Come in quel passo dell'Antologia di Spoon River: la barca anela il mare, eppur lo teme... Lo scrittore dilettante ha gli amici, i familiari come lettori, mentre una platea del genere è "spaventosa", anonima, e soprattutto critica: non ha quell'affetto con cui legge chi ci conosce. Inoltre, attraverso la pubblicazione, la nostra creatura letteraria si emancipa, vive di vita propria, e noi non ne abbiamo più il controllo: è come tagliare un cordone ombelicale».

Questa esperienza le ha dato degli stimoli particolari. Ritenterà con altri racconti o pensa magari a qualcosa di più impegnativo?
«Sono intenzionato a scrivere ancora un noir. Perché il giallo spinge a scrivere un altro giallo. Io vengo dalla narrativa e dalla poesia, ma passare a questo genere letterario è stato molto diverso. C'è una creatività molto più razionale, si acquisiscono una visione e una logica nuove. Il giallista non può improvvisare. In me è cambiato anche il modo di vedere e sentire le cose. Adesso ho un'"antenna" in più e sono attento a ogni stimolo che mi viene dall'esterno: che metto subito in un archivio speciale cui attingerò per i miei futuri lavori».

Dunque, promessa mantenuta verso i nostri aspiranti Camilleri o Simenon. E una grande occasione da prendere al volo. Per loro, ma anche per l'Arma: di trasmettere, attraverso questi scritti, un ulteriore valore aggiunto nella vita dei cittadini. Perché di personaggi usciti dalla penna, o meglio dal computer - è d'obbligo adeguarci ai tempi! - dei partecipanti a Carabinieri in Giallo, ce ne sono stati davvero di originali: abbiamo persino un pastore tedesco esperto di esplosivi che si è aggiudicato il terzo premio (Full di Luciano Ricchiuti)!

Come ha scritto nella Conclusione al volume Giancarlo De Cataldo, da questo libro vengono fuori: «...una serie di istantanee, una sorta di rapporto in presa diretta del "sentimento" popolare nei confronti dell'Arma. Un "sentire" che coinvolge tutti coloro che hanno partecipato al concorso, compresi gli esclusi, e che vibra di un legame di profondissima stima, verrebbe da dire di affezione, verso i Carabinieri. Se la microstatistica desumibile dai circa quattrocento racconti scrutinati ha un senso, allora l'Italia (...) è un Paese che ama i suoi Carabinieri e che a loro affida un messaggio complesso di "sicurezza". Scrivo "messaggio complesso" perché ciò che gli italiani, questi tanti italiani che scrivono di cose criminali, chiedono ai Carabinieri (...) è qualcosa di più articolato e significativo (...). Qui emergono figure maschili (e in pochi, ma importanti casi, anche figure femminili), che devono sì ripristinare l'ordine, e rassicurare la comunità circa il ritorno delle regole di convivenza civile, ma senza eccessi, senza inutili violenze, senza ribalderie (...). Carabiniere-padre (o sorella, o madre), ma disposto al dialogo, al ragionamento: non un giustiziere della notte, ma un custode della legge armato di pazienza, intelligenza, ironia, tenacia e, cosa che accomuna tutti i quattrocento racconti, una profondissima conoscenza del territorio (...). Gente d'ordine, dunque, ma "friendly", non incattivita dalla vita, ancora fiduciosa nelle possibilità di riscatto e degli individui e di quella meravigliosa Italia nella quale si dipana la loro commedia umana. Carabiniere e carabinieri, certo, ma soprattutto donne e uomini di oggi che hanno scelto di stare dalla parte giusta».

Parole che non possiamo non condividere. Ma c'è dell'altro. Pensiamo che il successo del Premio, e quindi l'interesse che ha suscitato nella Mondadori - la casa editrice che, come ricorda Laura Toscano nella sua Prefazione, «nel lontano settembre 1929, facendo gialle le copertine dei suoi primi polizieschi, ha assimilato a quel colore crimini, misfatti, tragedie, sangue, intrighi e quant'altro. (...) Ma anche il ritorno alla quiete, alla giustizia, all'equilibrio, al riassetto rassicurante della soluzione di ogni problema» -, siano dovuti anche al ruolo che la letteratura "gialla" ha da sempre rivestito come strumento educativo ed orientativo per una migliore comprensione del sociale.

Nell'analizzare i racconti, sono emersi infatti aspetti nuovi, luci e ombre di un Paese che ha senz'altro molti problemi, ma a cui non mancano le energie e la forza per combattere chi minaccia, a vari livelli, la sicurezza dei cittadini. Il supporto dell'Arma appare quindi, a maggior ragione, fondamentale; i livelli in cui si esprime sono tanti e diversissimi, riuscendo a coprire emergenze di ogni genere: dal paterno maresciallo della Stazione di un paesino del meridione d'Italia al supertecnologico "mago" della scientifica, ai valorosi uomini dei Corpi speciali.

Vogliamo concludere quest'articolo, però, con una riflessione cui ci invita l'Introduzione al volume Mondadori: «Per un carabiniere il delitto è la prova più importante. Ma non è mai, non può esserlo, un gioco nel quale si vince o si perde. Dietro un omicidio c'è una vittima, e qualcuno - i suoi cari, la società, la legge stessa - che chiede Verità e Giustizia. Ben venga il piacere della lettura. La cronaca però è cosa diversa. Scegliamo pure, per un giallo, il finale che ci piace. Nella realtà, non dimentichiamo mai da quale parte stare. La Verità e la Giustizia, sempre».
Claudia Colombera