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Luglio >
Cultura
Il giallo è
servito
A cura della Mondadori, è uscita in
edicola, e successivamente arriverà nelle librerie, l'antologia che
raccoglie i primi tredici classificati della prima edizione del
nostro Concorso letterario
In quanti, tra coloro che hanno spedito il loro racconto a Il
Carabiniere, magari timidamente, magari senza crederci più di
tanto, avrebbero pensato che, pochi mesi dopo, lo avrebbero visto
in edicola e poi in libreria, pubblicato dalla più famosa Casa
editrice del settore?
Non crediamo siano stati molti. Eppure eccolo qui, l'atteso volume
Carabinieri in Giallo. L'Arma in tredici racconti (Mondadori).
Fresco di stampa, giallo che più giallo non si può, è nelle edicole
di tutta Italia, da dove trasmetterà a un pubblico più vasto di
quello pur corposo della nostra Rivista (che sta pubblicando ogni
mese i primi tredici classificati) le emozioni dei più bei racconti
usciti dalla prima edizione del nostro omonimo Concorso
letterario.
Ma sentiamo dalla viva voce di uno dei protagonisti, il vincitore
della prima edizione, Ezio Cappa, cosa prova uno scrittore non
professionista ad essere pubblicato da un editore come Mondadori.
«È una sensazione straordinaria», ci dice Cappa, «quella di un
sogno che si avvera. Sembra una cosa talmente "innaturale", per uno
scrittore dilettante, che è come "vincere alla lotteria senza mai
aver comprato il biglietto". Tutto comincia come un gioco, e quando
succede una cosa del genere, è veramente impossibile essere
preparati».
Ma che effetto le fa pensare che tante persone, in tutta Italia,
leggeranno il suo racconto?
«Bisogna ammettere che chi scrive lo fa per se stesso, ma
soprattutto per essere letto. Chi non è abituato ad una platea così
ampia, però, ne è intimorito. Come in quel passo dell'Antologia di
Spoon River: la barca anela il mare, eppur lo teme... Lo scrittore
dilettante ha gli amici, i familiari come lettori, mentre una
platea del genere è "spaventosa", anonima, e soprattutto critica:
non ha quell'affetto con cui legge chi ci conosce. Inoltre,
attraverso la pubblicazione, la nostra creatura letteraria si
emancipa, vive di vita propria, e noi non ne abbiamo più il
controllo: è come tagliare un cordone ombelicale».
Questa esperienza le ha dato degli stimoli particolari. Ritenterà
con altri racconti o pensa magari a qualcosa di più
impegnativo?
«Sono intenzionato a scrivere ancora un noir. Perché il giallo
spinge a scrivere un altro giallo. Io vengo dalla narrativa e dalla
poesia, ma passare a questo genere letterario è stato molto
diverso. C'è una creatività molto più razionale, si acquisiscono
una visione e una logica nuove. Il giallista non può improvvisare.
In me è cambiato anche il modo di vedere e sentire le cose. Adesso
ho un'"antenna" in più e sono attento a ogni stimolo che mi viene
dall'esterno: che metto subito in un archivio speciale cui
attingerò per i miei futuri lavori».
Dunque, promessa mantenuta verso i nostri aspiranti Camilleri o
Simenon. E una grande occasione da prendere al volo. Per loro, ma
anche per l'Arma: di trasmettere, attraverso questi scritti, un
ulteriore valore aggiunto nella vita dei cittadini. Perché di
personaggi usciti dalla penna, o meglio dal computer - è d'obbligo
adeguarci ai tempi! - dei partecipanti a Carabinieri in Giallo, ce
ne sono stati davvero di originali: abbiamo persino un pastore
tedesco esperto di esplosivi che si è aggiudicato il terzo premio
(Full di Luciano Ricchiuti)!
Come ha scritto nella Conclusione al volume Giancarlo De Cataldo,
da questo libro vengono fuori: «...una serie di istantanee, una
sorta di rapporto in presa diretta del "sentimento" popolare nei
confronti dell'Arma. Un "sentire" che coinvolge tutti coloro che
hanno partecipato al concorso, compresi gli esclusi, e che vibra di
un legame di profondissima stima, verrebbe da dire di affezione,
verso i Carabinieri. Se la microstatistica desumibile dai circa
quattrocento racconti scrutinati ha un senso, allora l'Italia (...)
è un Paese che ama i suoi Carabinieri e che a loro affida un
messaggio complesso di "sicurezza". Scrivo "messaggio complesso"
perché ciò che gli italiani, questi tanti italiani che scrivono di
cose criminali, chiedono ai Carabinieri (...) è qualcosa di più
articolato e significativo (...). Qui emergono figure maschili (e
in pochi, ma importanti casi, anche figure femminili), che devono
sì ripristinare l'ordine, e rassicurare la comunità circa il
ritorno delle regole di convivenza civile, ma senza eccessi, senza
inutili violenze, senza ribalderie (...). Carabiniere-padre (o
sorella, o madre), ma disposto al dialogo, al ragionamento: non un
giustiziere della notte, ma un custode della legge armato di
pazienza, intelligenza, ironia, tenacia e, cosa che accomuna tutti
i quattrocento racconti, una profondissima conoscenza del
territorio (...). Gente d'ordine, dunque, ma "friendly", non
incattivita dalla vita, ancora fiduciosa nelle possibilità di
riscatto e degli individui e di quella meravigliosa Italia nella
quale si dipana la loro commedia umana. Carabiniere e carabinieri,
certo, ma soprattutto donne e uomini di oggi che hanno scelto di
stare dalla parte giusta».
Parole che non possiamo non condividere. Ma c'è dell'altro.
Pensiamo che il successo del Premio, e quindi l'interesse che ha
suscitato nella Mondadori - la casa editrice che, come ricorda
Laura Toscano nella sua Prefazione, «nel lontano settembre 1929,
facendo gialle le copertine dei suoi primi polizieschi, ha
assimilato a quel colore crimini, misfatti, tragedie, sangue,
intrighi e quant'altro. (...) Ma anche il ritorno alla quiete, alla
giustizia, all'equilibrio, al riassetto rassicurante della
soluzione di ogni problema» -, siano dovuti anche al ruolo che la
letteratura "gialla" ha da sempre rivestito come strumento
educativo ed orientativo per una migliore comprensione del
sociale.
Nell'analizzare i racconti, sono emersi infatti aspetti nuovi, luci
e ombre di un Paese che ha senz'altro molti problemi, ma a cui non
mancano le energie e la forza per combattere chi minaccia, a vari
livelli, la sicurezza dei cittadini. Il supporto dell'Arma appare
quindi, a maggior ragione, fondamentale; i livelli in cui si
esprime sono tanti e diversissimi, riuscendo a coprire emergenze di
ogni genere: dal paterno maresciallo della Stazione di un paesino
del meridione d'Italia al supertecnologico "mago" della
scientifica, ai valorosi uomini dei Corpi speciali.
Vogliamo concludere quest'articolo, però, con una riflessione cui
ci invita l'Introduzione al volume Mondadori: «Per un carabiniere
il delitto è la prova più importante. Ma non è mai, non può
esserlo, un gioco nel quale si vince o si perde. Dietro un omicidio
c'è una vittima, e qualcuno - i suoi cari, la società, la legge
stessa - che chiede Verità e Giustizia. Ben venga il piacere della
lettura. La cronaca però è cosa diversa. Scegliamo pure, per un
giallo, il finale che ci piace. Nella realtà, non dimentichiamo mai
da quale parte stare. La Verità e la Giustizia,
sempre». |
Claudia Colombera
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