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Così vogliamo celebrarli

Strada provinciale 129, comune di San Piero a Sieve, provincia di Firenze, cuore del Mugello. È il 23 maggio, sono le 4 del mattino. Una Fiat Stilo in dotazione alla Stazione Carabinieri di Scarperia collide con una Peugeot 206. Sul colpo muoiono i due militari che si trovano a bordo della Stilo. Dei passeggeri dell'altra auto, una coppia, la donna muore poco prima che arrivino i soccorsi, l'uomo resta gravemente ferito. I carabinieri deceduti sono Pasquale Contice, 23enne da Napoli, e Domenico Abramo, 27enne da Reggio Calabria. Stavano rientrando in caserma dopo aver collaborato a un arresto effettuato dai colleghi di Barberino e della Compagnia di Borgo San Lorenzo. «Due bravi ragazzi, con tutta la vita davanti», così li ricordano alla Stazione di Scarperia. Entrambi avevano la ragazza, entrambi al futuro avevano ancora tanto da chiedere.

Quel brutto giorno non vuole passare. Non è ancora finito. Sono circa le 23. Sulla statale 131, a sedici chilometri da Cagliari, l'appuntato Francesco Deias, 35 anni da compiere di lì a poco, originario di Assolo, in provincia di Oristano, è al centro della strada. Con la paletta in mano il graduato, in servizio alla Compagnia di Dolianova, cerca di proteggere un collega che presta soccorso a una donna, rimasta imprigionata nella propria auto che si è da poco ribaltata. Vuole salvare una vita, nessuno salva la sua dall'impatto con un'auto che sbuca dal buio a forte velocità e piomba su di lui, lanciandolo in aria per un volo di circa cinquanta metri. Deias, che fino all'ultimo momento ha dimostrato il suo valore e la sua generosità, lascia la moglie Roberta Marras al sesto mese di gravidanza, in attesa di una creatura che non conoscerà mai il padre.
Anche Marzia Botazzoli, vittima del primo incidente, era incinta. La vita che portava in grembo purtroppo si è spenta. Siamo vicini ai suoi familiari.

Una immagine del sottotenente Pittoni nella uniforme di ordinanza Qualche giorno più tardi. È il 6 giugno, a Pagani, nel salernitano. Presso l'ufficio postale irrompono quattro malviventi armati. All'interno vi è il sottotenente Marco Pittoni, 33enne della provincia di Cagliari, Comandante della locale Tenenza, a colloquio con la direttrice proprio a seguito della recrudescenza del fenomeno delle rapine. Pittoni, in borghese, ha l'uniforme cucita sulla pelle: suo padre è un appuntato in congedo, un altro fratello è nell'Arma. Interviene, senza estrarre la pistola per non mettere a repentaglio la sicurezza dei presenti. I rapinatori non hanno questo scrupolo e aprono il fuoco. Il giovane ufficiale, raggiunto dai proiettili alla gola e allo stomaco, resta mortalmente ferito. Le indagini dei Carabinieri, in corso, in pochi giorni portano già a significativi risultati, con la completa individuazione del gruppo di fuoco a cui è attribuita la responsabilità del fatto.

Ancora una perdita. A Torino, il maresciallo aiutante (in sigla Masups) Giovannino Sechi, 42enne, nato a Ribera ma di origini sarde, addetto al Nucleo Radiomobile cittadino, percorre la tangenziale a bordo della sua moto. Sono le otto e trenta circa del 9 giugno. Sechi è diretto al lavoro. Un furgone lo spinge contro il guard rail, facendolo cadere. Perde la vita così, lasciando su questa terra la moglie Mirella e il figlio Gabriele, di 12 anni.

È una successione di eventi mostruosa, che in pochi giorni, in ben quattro distinti episodi, cancella l'esistenza di cinque nostri commilitoni. Il cordoglio del Paese è unanime, a rappresentarlo valgono la presenza delle più alte cariche dello Stato ai funerali e gli innumerevoli messaggi di affetto e vicinanza che continuano a pervenire da ogni parte ai Comandi interessati, al Comando Generale, in qualunque forma. Per la nostra Istituzione parla la commozione del generale di Corpo d'Armata Gianfrancesco Siazzu, Comandante Generale, che si stringe ai familiari dei Caduti rappresentando tutti i militari di ogni ordine e grado. Il Comandante, in Campania a seguito del drammatico episodio di Pagani, manifesta il suo dolore anche nell'incontro con gli orfani dei Caduti dell'Arma, che si trovano a Ischia per una vacanza offerta loro dall'Opera Nazionale di Assistenza istituzionale (Onaomac).

Lasciamo a ciascuno la libertà di decidere come rivolgere il pensiero ai cari scomparsi. Una poesia ci insegna che possiamo piangere perché sono morti o sorridere perché sono vissuti, chiudere gli occhi e pregare che tornino o aprirli e vedere cosa ci hanno lasciato. Noi, come Carabinieri, pensiamo che il modo migliore per celebrare i nostri Caduti sia ripartire dal punto esatto in cui essi si sono fermati. Continuare su quella strada che per loro si è interrotta, senza smarrire lungo il cammino il loro ricordo.

Addio, Pasquale, Domenico, Francesco, Marco e Giovannino. In ogni auto con le nostre insegne che in questo momento percorre il Paese, in ogni uniforme che qualcuno indossa compiendo il suo quotidiano e rischioso dovere, c'è qualcosa di Voi.
R.R.