|
|
Home > L'Editoria >
Il Carabiniere >
Anno 2008 >
Giugno >
Società
Gli uomini con la
valigetta
Lo scorso maggio si è svolto a Roma il
XX Meeting Annuale dell'Enfsi, organismo che raccoglie i migliori
investigatori scientifici dell'Ue. Tra questi gli uomini del RaCis,
il noto Raggruppamento dell'Arma. Ne parliamo con il suo
Comandante, generale Nicola Raggetti
Sono gli uomini con la valigetta. Quelli che arrivano sul luogo del
misfatto, svolgono i rilievi necessari e poi li trasformano, con
l'uso delle moderne tecnologie, in indizi. Quasi sempre
determinanti per risolvere un caso. La risposta continentale agli
eroi americani della Csi (Crime Scene Investigation) si chiama
Enfsi (European Network of Forensic Science Institutes), un
organismo che, fondato nel 1992 e gestito da un Comitato di cinque
membri, contiene al suo interno ben cinquantaquattro laboratori, in
rappresentanza dell'intera Ue. Sono i migliori istituti del settore
e, fra questi, importante è il contributo offerto dal
Raggruppamento Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri, che fa
parte del direttivo: «L'obiettivo che ci poniamo», spiega il
generale Nicola Raggetti, che del RaCis è il Comandante, «è quello
di allargare sempre di più la lista dei partecipanti e di stabilire
e mantenere rapporti con omologhi partners mondiali, in modo da
rendere altamente qualitativo il nostro lavoro e da standardizzare
le procedure da seguire. Noi, insomma, desideriamo che il risultato
di un'analisi del Ris di Messina sia uguale a quello che viene
fornito da un laboratorio di Helsinki. Lo vogliamo», ribadisce il
generale Raggetti, «perché, per contrastare una delinquenza ormai
globalizzata, l'Europa deve essere in grado, in termini tecnici, di
parlare ovunque lo stesso linguaggio. Velocizza i tempi e rende più
certa ed efficace la risposta».
Non è allora un caso che, nel corso del XX Meeting Annuale
dell'Enfsi, svoltosi a Roma nel mese di maggio, sia intervenuto un
ufficiale dell'Fbi per raccontare la propria esperienza in merito
alla gestione della scena del crimine e ai criteri da adottare fino
all'arrivo in laboratorio. «Scambiarsi pareri», dice Raggetti, «è
fondamentale, perché dà la possibilità di avere costanti
aggiornamenti e, quindi, di essere sempre all'altezza della
situazione». Sono sedici i gruppi di lavoro operanti all'interno
della struttura continentale: si va, tanto per fare degli esempi,
dallo studio del Dna all'investigazione sulle cause di incendi ed
esplosioni, dai rilievi documentali a quelli delle impronte
digitali, dalle analisi foniche alle perizie sui manoscritti. «Per
il nostro personale», afferma ancora il Comandante del RaCis, «è
una vera e propria palestra. Nel nostro lavoro non esistono
tuttologi. Anzi, accade esattamente l'opposto. Ognuno ha un ruolo
ben preciso, svolge mansioni commisurate alle competenze maturate
e, proprio per questo motivo, incontrare periodicamente colleghi
ugualmente preparati, con i quali discutere e, perché no,
esercitarsi, è un'occasione utile, direi preziosa».
Tanto preziosa che l'Arma dei Carabinieri ha deciso di investire
risorse umane ed economiche, puntando innanzitutto sulla
certificazione delle proprie strutture tecniche. Ed allora, attuata
l'Iso 9001, si lavorerà per ricevere, entro quest'anno, anche la
17025, che ha vincoli più stringenti: «Sono soldi ben spesi»,
spiega Raggetti. «Credo però che sia finito il tempo in cui l'Enfsi
era retto esclusivamente dai contributi dei singoli laboratori.
Sarebbe auspicabile, come è stato ribadito anche nel corso del
Meeting di Roma, che l'Unione europea assumesse un impegno di
carattere finanziario. Auspicabile e opportuno: si tratta, in fin
dei conti, di un organismo che fa parte del patrimonio
comune».
Soldi ben spesi anche perché la qualità è il requisito numero uno
per far parte di quest'organismo, dove si entra (e si resta) solo
se si hanno (e si mantengono) determinati livelli: «La selezione»,
precisa Raggetti, «è molto rigida e riguarda forze di Polizia ma
anche Istituti di ricerca privata ed Università. Un settore, quello
accademico, con il quale noi dell'Arma ci confrontiamo peraltro
costantemente. Abbiamo rapporti, fra gli altri, con gli Atenei di
Roma-Tor Vergata, Palermo, Parma, Torino, Firenze. Con
quest'ultimo, in particolare, abbiamo avuto un'esperienza
particolarmente fruttuosa: la facoltà di Matematica ha infatti dato
vita ad un software con il quale, attraverso il Dna di un
familiare, si ha l'opportunità di identificare una persona defunta
e non riconoscibile. Un sistema», ricorda il Comandante del RaCis,
«che, pubblicato sulla rivista scientifica Science, abbiamo
applicato, con notevoli riscontri, nel corso del terribile tsunami
che, qualche anno fa, ha sconvolto la Thailandia».
Come si vede, dunque, l'organismo europeo si è dotato, nel corso
degli anni, di collaborazioni altamente qualificate che lo hanno
reso punto di riferimento straordinario: «L'aver standardizzato le
procedure e il continuare a farlo», sostiene il generale Raggetti,
«significa ridurre tempi e costi. Quando va in circuito un'analisi
effettuata da un laboratorio Enfsi, è riconoscibile da tutte le
banche-dati esistenti e questo, come è facilmente intuibile,
semplifica di molto il lavoro e rende più serrata la lotta ad ogni
forma di crimine. Peccato, però, che l'Italia non abbia Banca dati
nazionale del Dna da consultare per sapere a chi appartiene un
determinata traccia. Ritengo che questa sia una lacuna normativa da
sanare al più presto». |
M.Niccoli
|
|
|