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Gli uomini con la valigetta

Lo scorso maggio si è svolto a Roma il XX Meeting Annuale dell'Enfsi, organismo che raccoglie i migliori investigatori scientifici dell'Ue. Tra questi gli uomini del RaCis, il noto Raggruppamento dell'Arma. Ne parliamo con il suo Comandante, generale Nicola Raggetti

Carabinieri del Ris in azione Sono gli uomini con la valigetta. Quelli che arrivano sul luogo del misfatto, svolgono i rilievi necessari e poi li trasformano, con l'uso delle moderne tecnologie, in indizi. Quasi sempre determinanti per risolvere un caso. La risposta continentale agli eroi americani della Csi (Crime Scene Investigation) si chiama Enfsi (European Network of Forensic Science Institutes), un organismo che, fondato nel 1992 e gestito da un Comitato di cinque membri, contiene al suo interno ben cinquantaquattro laboratori, in rappresentanza dell'intera Ue. Sono i migliori istituti del settore e, fra questi, importante è il contributo offerto dal Raggruppamento Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri, che fa parte del direttivo: «L'obiettivo che ci poniamo», spiega il generale Nicola Raggetti, che del RaCis è il Comandante, «è quello di allargare sempre di più la lista dei partecipanti e di stabilire e mantenere rapporti con omologhi partners mondiali, in modo da rendere altamente qualitativo il nostro lavoro e da standardizzare le procedure da seguire. Noi, insomma, desideriamo che il risultato di un'analisi del Ris di Messina sia uguale a quello che viene fornito da un laboratorio di Helsinki. Lo vogliamo», ribadisce il generale Raggetti, «perché, per contrastare una delinquenza ormai globalizzata, l'Europa deve essere in grado, in termini tecnici, di parlare ovunque lo stesso linguaggio. Velocizza i tempi e rende più certa ed efficace la risposta».

Non è allora un caso che, nel corso del XX Meeting Annuale dell'Enfsi, svoltosi a Roma nel mese di maggio, sia intervenuto un ufficiale dell'Fbi per raccontare la propria esperienza in merito alla gestione della scena del crimine e ai criteri da adottare fino all'arrivo in laboratorio. «Scambiarsi pareri», dice Raggetti, «è fondamentale, perché dà la possibilità di avere costanti aggiornamenti e, quindi, di essere sempre all'altezza della situazione». Sono sedici i gruppi di lavoro operanti all'interno della struttura continentale: si va, tanto per fare degli esempi, dallo studio del Dna all'investigazione sulle cause di incendi ed esplosioni, dai rilievi documentali a quelli delle impronte digitali, dalle analisi foniche alle perizie sui manoscritti. «Per il nostro personale», afferma ancora il Comandante del RaCis, «è una vera e propria palestra. Nel nostro lavoro non esistono tuttologi. Anzi, accade esattamente l'opposto. Ognuno ha un ruolo ben preciso, svolge mansioni commisurate alle competenze maturate e, proprio per questo motivo, incontrare periodicamente colleghi ugualmente preparati, con i quali discutere e, perché no, esercitarsi, è un'occasione utile, direi preziosa».

Tanto preziosa che l'Arma dei Carabinieri ha deciso di investire risorse umane ed economiche, puntando innanzitutto sulla certificazione delle proprie strutture tecniche. Ed allora, attuata l'Iso 9001, si lavorerà per ricevere, entro quest'anno, anche la 17025, che ha vincoli più stringenti: «Sono soldi ben spesi», spiega Raggetti. «Credo però che sia finito il tempo in cui l'Enfsi era retto esclusivamente dai contributi dei singoli laboratori. Sarebbe auspicabile, come è stato ribadito anche nel corso del Meeting di Roma, che l'Unione europea assumesse un impegno di carattere finanziario. Auspicabile e opportuno: si tratta, in fin dei conti, di un organismo che fa parte del patrimonio comune».

Soldi ben spesi anche perché la qualità è il requisito numero uno per far parte di quest'organismo, dove si entra (e si resta) solo se si hanno (e si mantengono) determinati livelli: «La selezione», precisa Raggetti, «è molto rigida e riguarda forze di Polizia ma anche Istituti di ricerca privata ed Università. Un settore, quello accademico, con il quale noi dell'Arma ci confrontiamo peraltro costantemente. Abbiamo rapporti, fra gli altri, con gli Atenei di Roma-Tor Vergata, Palermo, Parma, Torino, Firenze. Con quest'ultimo, in particolare, abbiamo avuto un'esperienza particolarmente fruttuosa: la facoltà di Matematica ha infatti dato vita ad un software con il quale, attraverso il Dna di un familiare, si ha l'opportunità di identificare una persona defunta e non riconoscibile. Un sistema», ricorda il Comandante del RaCis, «che, pubblicato sulla rivista scientifica Science, abbiamo applicato, con notevoli riscontri, nel corso del terribile tsunami che, qualche anno fa, ha sconvolto la Thailandia».

Come si vede, dunque, l'organismo europeo si è dotato, nel corso degli anni, di collaborazioni altamente qualificate che lo hanno reso punto di riferimento straordinario: «L'aver standardizzato le procedure e il continuare a farlo», sostiene il generale Raggetti, «significa ridurre tempi e costi. Quando va in circuito un'analisi effettuata da un laboratorio Enfsi, è riconoscibile da tutte le banche-dati esistenti e questo, come è facilmente intuibile, semplifica di molto il lavoro e rende più serrata la lotta ad ogni forma di crimine. Peccato, però, che l'Italia non abbia Banca dati nazionale del Dna da consultare per sapere a chi appartiene un determinata traccia. Ritengo che questa sia una lacuna normativa da sanare al più presto».
M.Niccoli