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Sul finire dello scorso anno, in un noto museo tedesco viene aperta
una mostra che propone l'incontro con uno dei simboli della grande
storia cinese: l'Esercito di terracotta di Xi'an: guerrieri e
cavalli ad altezza naturale risalenti al III secolo a.C.. A dire il
vero è una ristretta rappresentanza. Falsa, per di più. Come, pochi
giorni dopo l'apertura, la direzione dovrà riconoscere. Per poi
trasformare i reperti, con opportuna indicazione, in "copie da
museo", altro nome dei falsi d'arte. Solo una svista sorprendente?
Oppure l'ennesima conferma di un fenomeno ampio e in crescendo, a
cui oggi arridono insospettabili fortune, quale quello della
contraffazione?
SUCCESSO DA MANUALE. Certo, i falsi esistono da sempre, e qualcuno
ha già avuto riflessi sulla Storia. Solo che, fino a qualche anno
fa, erano il frutto di "fatiche" individuali o, al massimo, di
laboratori artigianali centrati su singole predisposizioni e con
limitate aree d'influenza. Oggi il fenomeno ha assunto dimensioni
industriali, dietro un successo da manuale. Nel mondo, dove legato
alla contraffazione è tra il 7 e il 9% del Pil globale. Nell'Unione
europea, che ha visto un aumento del "fatturato" del falso del 70%
in dodici mesi. Nella Penisola: dalle Alpi a Lampedusa il giro
d'affari ha superato i 7 miliardi di euro (con una crescita, negli
ultimi 15 anni, di circa il 1.900%). E si parla di stime,
ovviamente, calcolate sui risultati dell'azione di contrasto
condotta dalle Forze dell'Ordine.
Cifre eloquenti, che lasciano trasparire un altro dato:
l'allargarsi delle "competenze" del settore. Da sempre, l'interesse
del falsificatore è stato rivolto al denaro e agli oggetti di
lusso. Oggi, no. L'offerta è diventata più pervasiva, se volete più
popolare: si va dalle Ferrari, ai rubinetti, allo shampoo, alla
candeggina… Pensate ad un oggetto. Nel catalogo del contraffattore,
c'è. Ma vi sono anche altre cifre. Nel tempo che fu, i rischi per
la vittima si limitavano a quelli finanziari. Quasi sempre, almeno.
Oggi, no. Sull'altro lato della medaglia, infatti, fanno bella
mostra di sé i "pezzi" illegali sequestrati. Ogni anno in numero
crescente - nel 2006 sono stati circa 90 milioni, a occhio e croce
un terzo in più rispetto ai dodici mesi precedenti - e soprattutto,
ed è ciò che fa riflettere, per motivi di sicurezza, a garanzia del
consumatore.
FALSO… E FALSO. Un falso è un falso. Nulla di più logico, vero? E
invece no. Falso, guarda caso. I falsi non sono tutti uguali, così
come non lo sono le contraffazioni. Esistono le cosiddette
"patacche" (o "bidoni", se preferite), ma anche il "simil vero" e
il "vero falso". Del resto, anche i falsari non sono tutti uguali:
il mondo può godere del genio di Michelangelo solo perché l'artista
fu "tradito" dalla sua abilità. Di falsario.
I cosiddetti "veri falsi" sono falsi "originali", se ci si passa il
gioco di parole. Cioè, per la quasi totalità, abiti (e affini) e
accessori di moda. Nascono, di norma, nei retrobottega
dell'imprenditoria in nero, quella controllatata dalla criminalità
organizzata. Dalla camorra, soprattutto, ma anche dalla mafia
siciliana e dalla 'ndrangheta. Dell'originale hanno la stessa
qualità di tessuti e materiali, di disegno e taglio, di manodopera
e rifinitura. E un ventaglio di taglie persino più ampio di quello
proposto dalla griffe nei suoi punti vendita doc. Vengono
distribuiti sia attraverso catene di negozi regolari, sia in un
unicum con sovraproduzioni e seconde scelte, tanto in specifici
outlet quanto nei mercatini.
Ma a fare la parte del leone sono i falsi ormai diffusamente
apostrofati "patacche" o "bidoni", ovvero la cosiddetta merce
"taroccata". Non si tratta, però, più solo di orologi fotocopia, le
cui lancette si bloccano senza preavviso, o di borse simil lusso
che si scuciono. Oggi merce "taroccata" sono freni di segatura;
caloriferi con isolante al silicone, "ricco" al 42% d'amianto;
vestiti trattati con ammine aromatiche, derivati dell'ammoniaca,
altamente tossici; giocattoli rifiniti con vernici pericolose;
cosmetici dai contenuti misteriosi; prosciutti di San Daniele o
Parmigiano Reggiano mai neppure transitati in Friuli o in Emilia
(incalcolabile il danno al Made in Italy); olii extravergine
ottenuti da semi "insaporiti" con betacarotene e colorati con
clorofilla (traffico fermato dai Nas, Nuclei Antisofisticazione,
che con i Nac, Nuclei Antifrode, sono tra le unità dell'Arma più
impegnate sul versante); farmaci dagli effetti inesistenti se non
letali: 1 su 10 per l'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Eppure, scambiare lucciole per lanterne sembra continuare ad
esercitare un pericoloso fascino. Per restare in casa nostra: quasi
un connazionale su 5 - il 16% di coloro che acquistano - opta per
il prodotto "fuori filiera". Perché? Vi sono abitudini mentali dure
a morire. Nell'immaginario nazionale il "bidone" è la vendita della
Fontana di Trevi fatta da Totò ai danni di uno sprovveduto Ugo
D'Alessio (Tototruffa '62) e le vere "patacche" quelle rifilate dai
protagonisti di un altro film, del 1993, il Pacco, doppiopacco e
contropaccotto di Nanni Loy. Così come "falsi" lo possono essere
"davvero" esclusivamente soldi e titoli di pagamento (vedi box). La
borsa con la griffe o il Cd offerto su un lenzuolo steso in terra
sono vissuti come "riproduzioni" dichiarate e, visti i prezzi
legali delle compilations, anche gradite. Oltretutto, a vendere è
un "poveraccio" che sbarca il lunario: acquistare, perciò, è un
modo dignitoso di aiutarlo. Infine, c'è la nostra atavica
convinzione di essere furbi per nascita. Come Saverio, cuoco
dilettante: ha acquistato "La Mandorlina", una macchina per fare la
pasta in casa, molto simile alla "Mandolina" di Federico, che però
costava il doppio. Risultato: la sua si è fermata dopo due ore di
lavoro.
INCONTRI RAVVICINATI. Ma non tutti sono come Saverio. Chiara, ad
esempio. Ritrovato, in un negozio "sicuro", un cellulare dello
stesso modello di quello finito ko dopo una lunga e fedele
prestazione, lo ha riacquistato. Contenta, inserisce la propria
scheda telefonica e… inizia a combattere con improvvise richieste
di codici, mentre l'apparecchio si isola, motu proprio, dal mondo.
Giorni dopo scoprirà che è contraffatto. Finito, chissà come, tra
gli originali.
Nasce, allora, una domanda: come evitare l'incontro ravvicinato con
il pianeta contraffazione (quest'ultima divenuta tra l'altro, per
Camorra & Co., uno degli affari più lucrosi, quasi preferita al
narcotraffico)? Un incontro sconsigliabile, anche per non
alimentare lo sfruttamento di mano d'opera (a volte giovanissima)
senza diritti e futuro, in posti a noi sia lontani che vicini, e
con esso l'evasione fiscale e il ricatto dei lavori in nero. Già.
Come evitarlo?
Purtroppo, pur non essendo del tutto "sprovveduti", dobbiamo
riconoscere di aver perso quel sapere pratico che permetteva alle
nostre bisnonne di distinguere un "fresco lana" da un "cotone
egizio". Questo ci rende più fragili, più facili prede dei
truffatori. In realtà, di qualche arma, noi consumatori, disponiamo
sempre. Anche se spesso non ragioniamo: come si può credere che un
vino, venduto sfuso presso il produttore a un euro al litro, possa
essere riproposto sugli scaffali dei negozi a pochi centesimi di
differenza, insufficienti a coprire il solo costo di bottiglia ed
etichette? E l'imbottigliamento, il trasporto, il guadagno della
cantina, quello del negozio?
Valutare il cartellino è un buon avvio, tenendo conto che l'Iva
incide per il 16% e che quanto resta (si parla di prodotti di
origine industriale) va, di media, per un terzo circa al
rivenditore, un terzo alla promozione più la logistica, un altro
terzo alle fasi produttive. Fare due conti non è difficile. Così
come essere attenti in alcune situazioni, quali l'uso di Internet.
Dove non solo il virtuale vince sul concreto - per cui se una borsa
a 30 euro offerta per strada è percepita subito come un falso,
navigando diventa l'affare del secolo - ma non si sa mai con chi si
ha a che fare. Tutto è a prezzi concorrenziali, solo che a volte il
pacco già pagato non arriva...
Soprattutto, però, vale la pena d'informarsi. Per sapere, ad
esempio, in quale modo riconoscere un prodotto dell'azienda
prescelta (potrebbe usufruire di etichette amovibili e/o inchiostri
sensibili a luce e calore che mutano di tonalità o, ancora, di
oleogrammi). Ma anche cercando di restare aggiornati sui metodi di
falsificazione (utili le visite ai siti dell'Alto Commissario per
la Lotta alla Contraffazione, www.aclc.gov.it, e al Centro Studi
Anticontraffazione: www.anticontraffazione.org). E infine,
prendendosi tutto il tempo che serve per verificare la presenza dei
marchi di garanzia, i più autorevoli testimoni che un oggetto sia
stato testato secondo regole
certe.
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